Il solista

Il solista

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Laddove potrebbe risultare interessante, cioè nella rappresentazione del mondo degli homeless losangelini, Il solista di Joe Whright rinuncia alla cattiveria e alla sfrontatezza, per dipingere un quadro troppo edificante e prevedibile.

Lampi di musica nel buio

La vera storia di Nathaniel Ayers, un prodigio musicale che dopo esser stato dichiarato schizofrenico, ai tempi in cui frequentava l’Università, si troverà a suonare per le strade di Los Angeles… [sinossi]

Uscito con incredibile ritardo nel mercato italiano, Il solista è la terza fatica del promettente regista britannico Joe Wright. Fondato sulla prova attoriale di due dei migliori interpreti degli ultimi anni, Robert Downey Jr. e Jamie Foxx, il film, pur con alcuni pregi, rappresenta il punto più basso della carriera di Wright. La materia narrativa si rifà direttamente a tutte quelle opere che insistono nella formazione personale (che spesso coincide con la salvazione di personaggi alla deriva) costruita attorno a un incontro, un’amicizia, un’amore. Da una parte il personaggio “attivo”, che agisce e fa pressione nei confronti dell’altro, più debole, fragile  ed esposto.

Da questo incontro scaturisce una sorta di sintesi costruttiva, una maieutica della coscienza che giova a entrambi i personaggi. In questo caso specifico abbiamo da un lato un giornalista (Downey Jr.) che al fallimento professionale fa corrispondere quello personale, esistenziale, dall’altro uno schizofrenico genio della musica (Foxx), che si disinteressa del suo stile di vita, del potenziale successo: è unicamente interessato al rapporto umano, all’amore fraterno, all’amicizia. E alla musica. Due mondi distanti, agli antipodi, che si scontreranno dando vita a un legame indissolubile. Date le tematiche che la pellicola porta avanti, Il solista è un film fuori tempo massimo. Troppo furbo, troppo fondato sull’emozione facile, fintamente impegnato. Laddove potrebbe risultare interessante, cioè nella rappresentazione del mondo alla deriva degli homeless losangelini, Il solista rinuncia alla cattiveria e alla sfrontatezza di un Harmony Korine, per dipingere un quadro troppo costruito e per nulla di denuncia, limitandosi a raccontare il rapporto, travagliato, tra il musicista Nathaniel Ayers e il giornalista Steve Lopez, dal cui libro è tratto il film. Un rapporto che soffre di prevedibilità e furbizia, sebbene sia da inscrivere all’interno di una poetica che si fa sempre più chiara con gli anni. È infatti indubbio che Wright stia facendo del suo cinema uno studio sulla distruzione-costruzione derivante dallo scontro con un apparato sociale.

Se in Orgoglio e Pregiudizio Wright faceva i conti con l’ingessato sistema sociale ottocentesco (dal cui rifiuto nasceva l’amore vero fra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy) e in Espiazione (tratto dall’omonimo libro di Ian McEwan) con il potere creativo della scrittura come mezzo di espiazione e di fuga dall’orrore della colpa e della Storia, con Il solista cerca di riprendere le tematiche precedenti per rielaborarle in chiave contemporanea, laddove la musica funge il medesimo ruolo della scrittura in Espiazione e il pregiudizio nei confronti di homeless e schizofrenici la stessa funzione del pregiudizio sociale e classista di Orgoglio e Pregiudizio. Ma tutto questo non basta e palesa la sua faziosità e viziosità. Dove il film sembra convincere di più è nella prova attoriale dei due protagonisti (sebbene un po’ sopra le righe) e, soprattutto, nella messa in scena. Qui Wright dimostra tutta la sua bravura, sbandando forse nel manierismo, ma coinvolgendo l’occhio con una delicatezza virtuosistica che è un piacere: già nelle prove precedenti aveva dimostrato di essere un regista visionario e attento alla forma, attraverso l’uso di piani sequenza avvolgenti. Con Il solista attenua di poco questo tecnicismo, sottolineando il legame indissolubile fra immagine e musica. Qui Wright dimostra di voler sperimentare, come nella sequenza in cui, rapito dai suoni dell’orchestra, Nathaniel chiude gli occhi e l’immagine scompare, lasciando il posto al nero da cui emergono giochi di luce provocati dalle note che il protagonista (e noi con lui) ascolta. Ed ecco cosa rappresenta Il solista: un’occasione mancata di chiudere finalmente gli occhi, spegnere l’immagine cinematografica per dar forma a un nuovo connubio che prediliga il cuore all’occhio.

Info
Il trailer de Il solista.
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