Predators

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Non basta aggiungere una “S” come accaduto con Aliens – Scontro finale per dare vita a un sequel degno di nota. Predators è infatti un chiaro tentativo di imitare l’operazione di James Cameron, ma con esiti più che discutibili. A farsi carico dell’arduo compito di riportare sul grande schermo Predator uno sprovveduto Robert Rodriguez che, con la sua casa di produzione, ha deciso di regalare ai fan assopiti della seria una nuova caccia fra la fitta e minacciosa vegetazione.

Per quest’anno non cambiare stessa giungla stesso male!

Royce è un mercenario che, con riluttanza, guida un gruppo di guerrieri scelti – spietati assassini, membri del clan Yazuka, condannati – che presto scopriranno di essere stati portati su un pianeta alieno e sconosciuto. Da predatori umani saranno ridotti a prede di indicibili orrori… [sinossi]
Gli ho sparato dritto addosso venti caricatori dell’M60, li ho vuotati.
Niente di questa Terra sarebbe sopravvissuto!

Correva l’anno 1987 quando Mac, uno dei soldati spediti nella giungla del Guatemala per quella che doveva essere una semplice operazione di recupero diventata poi una vera e propria carneficina, pronunciò queste storiche battute dopo essersi trovato faccia a faccia con una specie aliena che per diletto si divertiva a strappare colonne vertebrali e a collezionare teschi umani. Tre anni dopo, quella stessa belva sanguinaria sbarcherà nella giungla metropolitana di Los Angeles per divertirsi a sterminare spacciatori colombiani e poliziotti. E ancora li ritroveremo nella prima decade del Duemila a contendersi territorio e cibo con altri celebri alieni del grande schermo. Insomma le stagioni passano, a quanto pare le abitudini restano le stesse e a distanza di ventitre anni, questa specie aliena non avrà ancora un nome. Anche se privi di un identificativo, le bestiacce venute dallo spazio restano comunque le protagoniste di una serie che nel tempo ha conosciuto il successo grazie a Predator di John McTiernan e la disgrazia a causa di un sequel da dimenticare (Predator 2 di Stephen Hopkins) e di due spin-off altrettanto sciagurati (Alien vs. Predator di Paul W.S. Anderson, seguito da Aliens vs. Predator 2 dei fratelli Strause).

Come fu a suo tempo per il flop Highlander 3, da ritenere il vero seguito del cult del 1986 di Russell Mulcahy dopo le derive assurde prese nel 1991 in Highlander 2 – Il ritorno, anche nel caso di Predator arriva finalmente un capitolo secondo, che più che un sequel è da considerarsi un reboot [1] . Lo scenario resta lo stesso del Predator diretto da John McTiernan, ossia la giungla (ma stavolta è su un pianeta che non è la Terra) e a cambiare sono ovviamente gli interpreti chiamati a vedersela con gli spietati cacciatori di teschi. Adrien Brody (che continua la sua discesa verso la mediocrità dopo Giallo di Dario Argento e lontano dai fasti de Il Pianista) è a capo di un gruppo di otto uomini di estrazione e provenienza differente catturati e gettati a loro insaputa in una riserva dove gli alieni addestrano le reclute. Sulla carta sicuramente una trama più simile al primo film rispetto ai voli pindarici che caratterizzavano in peggio la pellicola del 1990, con rimandi narrativi e citazioni a personaggi e fatti in linea con il plot originale (anche se un po’ forzati). Peccato che il risultato finale, oltre a lasciare l’amaro in bocca, è da dimenticare al più presto, a dimostrazione che non basta aggiungere una “S” come accaduto con Aliens – Scontro finale per dare vita a un sequel degno di nota. Predators è infatti un chiaro tentativo di imitare l’operazione di James Cameron, ma con esiti più che discutibili.

A farsi carico dell’arduo compito di riportare sul grande schermo Predator uno sprovveduto Robert Rodriguez che, con la sua casa di produzione, ha deciso di regalare ai fan assopiti della seria una nuova caccia fra la fitta e minacciosa vegetazione. Consumata in uno scenario ideale per una lotta alla sopravvivenza dal gusto primordiale tra schieramenti contrapposti di predatori (cacciatori alieni da una parte e mercenari umani dall’altra), la caccia sadica e senza regole è sicuramente una delle poche note positive di un’operazione che alla lunga stanca e annoia. I primi venti minuti sono molto efficaci dal punto di vista della tensione e regalano allo spettatore una serie di buoni propositi che finiscono purtroppo con l’essere vanificati dai meccanismi narrativi che via via cedono sotto il peso dell’inconsistenza e della mancanza di idee. Lo script, costruito con il chiaro scopo di recuperare gli elementi vincenti della matrice originale, è una commistione ibrida di generi mai in equilibrio che mescola elementi fanta-splatter con dinamiche da thriller, ai quali si vanno ad aggiungere copiose e massicce dosi di azione. Mutilazioni e conflitti a fuoco diventano a conti fatti il leit motiv sul quale Nimrod Antal, regista statunitense di scuola ungherese, costruisce visivamente il suo film, spolverando tutto il repertorio tecnico a suo disposizione. Tale bagaglio stilistico, messo in mostra con il folgorante esordio Kontroll e nell’opera seconda Vacancy, questa volta non basta alla causa perché al servizio di una pellicola che, nel suo essere prevedibile e ripetitiva, rende a suo volta inefficace e logorroica la regia. Personaggi privi di spessore e storia ridotta all’osso diventano così ingestibili, vittime sacrificali di un’operazione commerciale a tutto tondo, che punta unicamente al botteghino e non al dare un degno proseguo a un film che nel bene e nel male è entrato nelle videoteche di molti. Peccato!

Note
1.
Il riavvio, o in inglese reboot, è il termine con cui nell’industria mediatica si indicano prodotti, generalmente si tratta di film ma anche videogiochi, appositamente realizzati per tentare di dare un nuovo slancio a saghe assopite, un riavvio appunto. Il reboot prevede in genere un nuovo inizio, con la totale o parziale riscrittura degli eventi precedentemente avvenuti nella saga. Da non confondere attenzione però con il termine prequel. Tra le motivazioni che spingono alla realizzazione di un riavvio c’è l’interesse da parte della casa produttrice di usare vecchi materiali per crearne di nuovi, tentando di avvicinare nuovamente il pubblico a una serie che potrebbe rivelarsi proficua e ben accolta. Altresì, è anche vero che il fattore economico conta molto nella decisione finale; infatti se un film, un fumetto o un videogioco hanno in passato fatto successo ma con gli anni i capitoli aggiuntivi ne hanno velato l’immagine, la casa produttrice tende a rivedere i propri piani per sviluppare un nuovo elemento con il compito di riavviare la serie per ottenere di nuovo prestigio e magari ancora più successo di quello riscosso in precedenza.
Info
Il trailer di Predators.
Predators sul canale Film su YouTube.
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