Alexandra

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Distribuito in home video da Eskimo e Koch Media, Alexandra è un’operazione ibrida che ricorda da vicino un altro film di guerra (nel senso più ambiguo nonché metaforico del termine), Confession, che l’autore russo girò nel 1998 per la televisione nazionale, e che è anch’esso una sorta di documentario sulla vita militare in cui, come spesso nei suoi film, l’unica finzione è una voce off, ma tutt’altro che narrativa. Tra i contenuti extra del dvd, lo struggente documentario Elegia della vita – Rostropovich, Vishnevskaya.

Su Aleksandr Sokurov si è scritto molto in termini di studio, proprio in virtù della complessità del suo cinema. Uno dei maggiori ammiratori del regista russo è proprio in Italia, ovvero Enrico Ghezzi. La Eskimo ha scelto appunto per introdurre il dvd di Alexandra l’ideatore di Fuori Orario che peraltro nelle sue notti di cinema ha trasmesso larga parte se non tutta l’opera completa dell’autore di Arca Russa, cosa non da poco in quanto si contano più di quaranta film tra finzione, documentari, e le cosiddette elegie (ma classificare per tipologie Sokurov è piuttosto banalizzante), dagli anni Ottanta a oggi. Il leggero pudore, la riverenza che Ghezzi lascia trasparire dalle sue parole su quest’ultimo lavoro di Sokurov, datato 2007 (e presentato a Cannes come spesso accade per il cineasta russo), è forse il sentimento che più si manifesta in noi osservando le immagini che scorrono su un assolato campo militare russo in Cecenia, unica ambientazione del film. Alexandra è infatti un film spiazzante sia per la sua estrema semplicità (con istanze che sembrano così lontane dalle folgorazioni pittoriche di Madre e figlio, Arca russa o Taurus, per citare alcuni suoi capolavori), ma in generale per uno stile che ricorre spesso all’alterazione delle proporzioni, alla deformazione dell’immagine lavorando sulle ottiche, sui trucchi, come afferma di nuovo Ghezzi. Eppure il lirismo, la spiritualità che ha reso Sokurov autore così eremitico, diverso da tutti, si manifesta per altre vie. E proprio nella semplicità delle scene di vita militare: manovre, mezzi blindati, ma anche molto meno come sguardi, brande piene e vuote, sentinelle che fissano il vuoto, anche perché in Alexandra non si sente un colpo di proiettile, o bombardamenti, né l’ombra di feriti o morti, è in questi frammenti di quotidiano che si insinua l’elemento straniante, ovvero una signora ottantenne che erra per il campo come una sorta di fantasma, pretestuosamente nelle vesti della  nonna di un ufficiale. Un pretesto, un  elemento surreale della (non) storia, che funziona come una sorta di coscienza che si permette di spiare e poter dire ciò che desidera. Un’operazione ibrida che ricorda da vicino un altro film di guerra (nel senso più ambiguo nonché metaforico del termine), Confession, che l’autore russo girò nel 1998 per la televisione nazionale, e che è anch’esso una sorta di documentario sulla vita militare in cui, come spesso nei suoi film, l’unica finzione è una voce off, ma tutt’altro che narrativa e somigliante semmai più a uno sproloquio dello spirito. Il risultato che scaturisce da Alexandra è essenzialmente straordinario, e lo è da molti punti di vista.

Da una parte il pensiero dell’autore, la sua morale visibilmente antimilitarista, non si riflette in forma immediata ma passa attraverso molteplici situazioni in cui è fin troppo chiara la disumanizzazione dell’essere soldato, seppur professionista e non di leva: la vita di caserma, fatta di compiti e di orari predefiniti sembra un gioco di automi, ma non freddi o indifferenti, bensì dolenti, destinati a una vita che pare fine a sé stessa, nemmeno più con lo spettro del nemico come scopo ultimo. Rispetto al diversissimo The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, l’alienazione è più radicale, esistenziale e va oltre il discorso dello scontro armato. Per bocca dell’anziana signora, che funge anche da diapason nostalgico della vita fuori della caserma, o di un’altra epoca forse, Sokurov parla di forza della ragione, l’unica ancora di salvezza in un conflitto che rappresenta il mondo contemporaneo e non solo il particolare russo e ceceno. Oltretutto la quanto mai erronea interpretazione di alcuni critici che hanno definito il film pro-Putin, in quanto non apertamente di denuncia verso il governo russo, tralascia le immagini dei palazzi bombardati e la povertà dignitosa di uomini e donne ceceni, che Sokurov non nasconde ai nostri occhi. Un altro aspetto di grande poesia è la presenza non di un’attrice qualsiasi bensì di un’icona della cultura russa, ovvero Galina Vishnevskaya, che è considerata il più grande soprano della storia russa. A tal proposito vi è un esplicativo inserto, la presentazione del film a Roma, in cui Sokurov tra le altre cose parla della personalità, dell’incredibile carisma dell’attrice che paragona ad Anna Magnani. Ma chi sia realmente questa figura monumentale della musica russa, cosa significhi per Sokurov, e la sua importanza storica, tutto è rimandato allo struggente documentario presente nel dvd: Elegia della vita – Rostropovich, Vishnevskaya (girato un anno prima di Alexandra) dove nel suo personale modo di raccontare, sempre intensamente partecipe, il regista tratteggia la figura non solo del più grande violoncellista di ogni epoca (così viene definito dai più), e della moglie protagonista della lirica del Novecento, ma ha anche la possibilità di parlare della Russia vecchia e nuova, di riemergersi in ricordi: struggenti, trionfali, dolorosi della cultura e della vita nell’Unione Sovietica. Un documento che risulta poi davvero imperdibile per chi ama la musica classica, passando in rassegna Prokof’ev, Mahler, Musorgskij, Sostakovic interpretati dalla filarmonica di Vienna.

Se alle volte ci si lamenta della carenza di materiale di compendio nei dvd riguardanti i grandi autori, davvero in questo caso si ha davanti un’operazione di distribuzione avveduta che rende merito a un grande cineasta, peraltro famoso e osannato dalla critica ma spesso fugace comparsa nelle sale.

Info
Il trailer italiano di Alexandra.
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