Scala al Paradiso

Scala al Paradiso

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L’esaltazione del technicolor, dei cromatismi più accesi, delle luci antinaturalistiche: Scala al Paradiso, come l’indimenticabile Scarpette rosse, rappresenta pienamente le potenzialità espressivo-spettacolari della Settima Arte, intrecciando fantasia e realtà, il bianco e nero del bizzarro Paradiso e i colori della Terra, umorismo raffinato e sfrenato romanticismo.

Peter Carter (David Niven), pilota inglese, si butta senza paracadute dal suo aereo in fiamme e si sveglia miracolosamente illeso su una spiaggia dove incontra June (Kim Hunter), ausiliaria americana di cui si innamora. Intanto i suoi compagni, tutti morti, l’attendono nell’Aldilà dove si svolge un dibattito tra due opposte fazioni di inglesi e americani trapassati che devono decidere se prolungare o no la sua esistenza terrena… [sinossi]

L’uscita in dvd di un qualsiasi film della coppia Powell e Pressburger, protagonisti di uno dei sodalizi più ispirati della storia del cinema, è già una succulenta notizia. Facile capire, quindi, l’importanza del recupero (collana I classici ritrovati, distribuita da CGHV per Sinister Film) di Scala al Paradiso, capolavoro realizzato dal duo nel massimo momento di splendore della loro collaborazione. A Matter of Life and Death – questo il titolo inglese, mentre negli Stati Uniti fu distribuito col titolo Straiway to Heaven – venne scritto, diretto e prodotto da Powell e Pressburger nel 1946, tra le altre due gemme Narciso nero (1946) e Scarpette rosse (1948): tre opere, a cui aggiungiamo almeno Duello a Berlino (1943), Un racconto di Canterbury (1944), L’inafferrabile Primula Rossa (1950) e il classico I racconti di Hoffmann (1951), che riassumono perfettamente la potenza immaginifica del cinema sovrabbondante, romantico e sognante di questi due cineasti. L’esaltazione del technicolor, dei cromatismi più accesi, delle luci antinaturalistiche: Scala al Paradiso, come l’indimenticabile Scarpette rosse, rappresenta pienamente le potenzialità espressivo-spettacolari della Settima Arte, intrecciando fantasia e realtà, il bianco e nero del bizzarro Paradiso e i colori della Terra, umorismo raffinato e sfrenato romanticismo. Scala la Paradiso, come i migliori melodrammi americani degli anni cinquanta, ma con toni assai diversi, cattura le pulsioni vitali giocando con l’eccesso, accumulando immagini e emozioni. Il cinema di Powell e Pressburger, traboccante di invenzioni registiche e narrative, si dimostra, a più di mezzo secolo di distanza, uno spettacolo ancora abbacinante, magnetico – non è un caso che Martin Scorsese e Francis Ford Coppola si siano adoperati per una giusta rivalutazione, se non consacrazione, delle opere del due anglo-ungherese.
Rimarchevole, ovviamente, la performance di David Niven, attorniato da un valido cast: probabilmente l’attore più elegante mai visto sul grande schermo, perfettamente a proprio agio nei panni del romantico pilota inglese.

Le caratteristiche tecniche dell’edizione home video, tenuto conto dell’anzianità della pellicola, datata 1946, prevedono un audio in Dolby Digital 1.0, sia in italiano che in inglese. Sono presenti i sottotitoli in italiano. Sottotitoli forzatamente presenti in alcune sequenze inedite, che mancano ovviamente del doppiaggio in italiano. A parte un dépliant con la cover dell’edizione dvd e due versioni in piccolo delle locandine originali (tutte da studiare, per la grafica d’antan, per la composizione, per l’esaltazione dei colori e via discorrendo), gli extra comprendono una galleria fotografica, con altre locandine e immagini del film, e un’intervista a Jack Cardiff, leggendario direttore della fotografia ma anche regista e molto altro, scomparso nel 2009 dopo aver lasciato la sua firma sui vari La regina d’Africa, Scarpette rosse, Narciso nero, Le quattro piume, Duello a Berlino, Il fantasma galante e, ovviamente, Scala al Paradiso. L’intervista (The Colour Merchant), sottotitolata in italiano e curata come fosse un piccolo documentario, alterna sequenze significative della pellicola, immagini di repertorio e immagini dal set, oltre a qualche simpatica soluzione che proietta Cardiff all’interno del film (sul mastodontico e costosissimo set della scala celeste). Seppur di breve durata, meno di nove minuti, un extra prezioso, ovviamente incentrato sul lavoro di Cardiff, giovane direttore della fotografia che doveva confrontarsi con il duplice impegno del colore e del bianco e nero, con un set magniloquente e con dei giganti del cinema inglese e internazionale.

Scala al Paradiso, che da film su commissione si trasformò in capolavoro, merita quindi un pronto recupero (così come avrebbe meritato una degna visibilità televisiva). Più che consigliata la visione nella versione originale.

Info
Scala al Paradiso sul sito della CGHV.
Una sequenza tratta da Scala al Paradiso.
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