La piccola bottega degli orrori

La piccola bottega degli orrori

di

La piccola bottega degli orrori di Roger Corman viene rieditato in dvd da Pulp Video e CG Home Video; l’occasione giusta per riscoprire un piccolo gioiello dell’horror ibridato con la commedia.

Seymour, imbranato commesso nel negozio di Gravis Mushinik, sviluppa una pianta assetata di sangue e in grado di parlare (che racconta di aver preso da un mercante cinese), e la battezza Audrey Junior, come l’assistente nel negozio di cui si è innamorato. Inizialmente Seymour è felice della sua creazione, anche perché la pianta, che continua a crescere, ha portato fortuna al negozio; ben presto però perde il controllo della situazione, e viene obbligato dalla pianta a commettere omicidi per rifornirla di sangue umano, mentre la polizia indaga sulle misteriose sparizioni di persone nei dintorni della bottega… [sinossi]

Nel 1971, sulle pagine del mensile francese «Positif», Paul-Louis Thirard si occupava delle creature cormaniane A Bucket of Blood (Un secchio di sangue, 1959) e Little Shop of Horrors (La piccola bottega degli orrori, 1960) scrivendo: «Girati circa una decina di anni fa, con poco tempo e pochi mezzi, questi due piccoli film hanno il fascino della forza macabra, della pochade grandguignolesca e cedono allegramente a quell’aspetto ilare che Corman, se non nasconde mai completamente, non ha neanche mai lasciato vedere se non in film come The Raven».
Thirard poi entrava nel particolare delle due opere, mettendole a paragone e sintetizzando La piccola bottega degli orrori come «più eccitante, ma meno concluso». Al di là di quanto si possa essere più o meno d’accordo con le conclusioni raggiunte dal critico transalpino, è indubbio che questa bizzarra commedia nera dal sottofondo profondamente morale, rimanga a distanza di cinquant’anni come uno dei parti meno classificabili del cineasta nativo di Detroit. Nell’agosto del 1960, quando la storia del timido commesso Seymour (interpretato da un monocorde ma proprio per questo spassoso Jonathan Haze) e della pianta affamata di carne umana raggiunge le sale statunitensi, Corman non è ancora universalmente conosciuto come “il regista di Edgar Allan Poe”: la serie dedicata ai Racconti del terrore ha da poco visto la luce, con House of Usher che viene distribuito nel giugno dello stesso anno. Per quanto, come già accennato da Thirard, tematiche prossime al grottesco non siano assolutamente estranee alle direttrici poetiche del cinema di Corman, La piccola bottega degli orrori rappresenta a suo modo un’anomalia all’interno della filmografia del regista e produttore: il tono, perennemente in bilico tra il sulfureo e il demenziale, fa più volte venire alla mente improbabili sposalizi tra le sapide commedie del maestro Billy Wilder e le goliardate che infestavano, durante i mesi estivi, i drive-in in cui iniziavano (alla buon’ora!) a liberarsi gli ormoni degli adolescenti nordamericani, ancora severamente bacchettati dalla morale pubblica. Un cinema di serie B (per mezzi a disposizione ma, anche e soprattutto, per l’indole che lo guida) che flirta spudoratamente e senza reticenze con la “serie maggiore”.

Corman qui non raggiunge la straordinaria capacità di mescolare l’alto e il basso, proponendo profonde riflessioni teoriche sulla macchina cinema senza per questo dimenticare l’aspetto più sanamente ludico e popolare dell’industria: quello è un privilegio che spetta ai suoi tanti (più o meno misconosciuti) capolavori. Eppure a distanza di decenni fa piacere cogliere le finezze di un’opera che, non proponendosi apertamente come racconto morale, costringe allo stesso tempo lo spettatore a confrontarsi con le proprie debolezze, mettendo al contempo alla berlina un’umanità borghese viscida e reazionaria nel senso più puro ed etimologico del termine.
È dunque un piacere poter riscoprire il potere del cinema di Corman attraverso l’uscita in dvd proposta dalla Pulp Video e dalla CG Home Video: peccato che il film non sia stato ancora restaurato, proponendo dunque un’immagine video, pur nitida, che non tiene il passo di un audio riversato al contrario in Dolby Digital. La veste del dvd è davvero molto scarna, regalando all’acquirente solo la possibilità di visionare il trailer dell’epoca e, ovviamente, di poter selezionare la lingua originale per gustarsi il film con i sottotitoli in italiano. Opzione vivamente consigliata, anche perché sul doppiaggio pesa notevolmente l’accumularsi degli anni. Ma è l’assenza pressoché totale di contenuti extra a rappresentare l’unica pecca di un’operazione di riscoperta che per il resto non può che essere applaudita: ci si sarebbe potuti aspettare almeno una breve bio-filmografia del regista, o qualche riferimento alla breve apparizione di un allora sconosciuto Jack Nicholson. Invece niente. Un peccato, perché così facendo si rischia di allontanare un pubblico che ha bisogno di essere preso per mano, e che ha con il cinema di Corman la stessa dimestichezza che potrebbe mettere in mostra con l’astrofisica nucleare.
Certo, il film basta e avanza a sé stesso, giustificando a nostro avviso sempre e comunque la spesa da affrontare. Ma arriveranno tutti allo stesso ragionamento?

Info
Il trailer de La piccola bottega degli orrori.

Articoli correlati

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento