Quentin Tarantino – Moviement n°5

Quentin Tarantino – Moviement n°5

È Quentin Tarantino il protagonista del quinto numero di Moviement, la pubblicazione di cultura cinematografica curata da Gemma Lanzo e dedicata di volta in volta a un nome centrale della Settima Arte. Un viaggio nel cinema del regista di Pulp Fiction, Le iene e Bastardi senza gloria.

– La sua biografia cita una presenza
nel cast di King Lear di Jean-Luc Godard.
– È una bugia, ho scritto sul mio curriculum
di aver partecipato al film come attore
perché sapevo che nessuno lo avrebbe visto.
Quentin Tarantino intervistato da Gerald Peary nel 1992,
traduzione a cura di Gemma Lanzo

Anche da questa breve citazione è possibile con ogni probabilità cogliere lo spirito iconoclasta, sottilmente sovversivo e profondamente incline all’ironia che rappresenta uno degli aspetti fondamentali della personalità, umana e cinematografica, di Quentin Tarantino. Un autore sfacciatamente beffardo, impossibile da racchiudere all’interno di recinti preordinati, avvezzo a un continuo e salvifico sommovimento artistico che ha dato nel corso del tempo adito a non poche polemiche, più o meno sterili. Fin dall’esordio del 1992 con Le iene, il suo cinema si è dimostrato valido oggetto di speculazioni filosofiche e teoriche di ogni tipo, approfondimento destabilizzante e all’apparenza inesauribile della stessa macchina/cinema.
Tra gli innumerevoli contributi cartacei che si sono succeduti nel corso degli ultimi diciotto anni, dedicati al suo cinema e (più in generale) alla sua figura, è ora necessario aggiungerne un altro: Moviement, magazine periodico (venuto alla luce per merito e volontà della giovane e agguerrita Gemma Lanzo Editore, casa editrice nata nel 2008 in quel di Manduria, in provincia di Taranto) che stampa agili volumi incentrati su personaggi più o meno celebrati della storia del cinema, si concentra nella sua quinta uscita editoriale proprio sul regista nativo di Knoxville, Tennessee. A giudicare dai primi quattro numeri di questa collana, Tarantino può dirsi in ottima compagnia, dato che finora Moviement si era soffermato su Terrence Malick, Kira Muratova, David Lynch e il cinema horror italiano.

La rivista si approccia alla materia del contendere attraverso una polifonia di voci senza dubbio indispensabile per cogliere al meglio le innumerevoli sfaccettature del cineasta statunitense. Particolarmente interessante la scelta di tematizzare la filmografia di Tarantino, evitando di soffermarsi da un punto di vista saggistico su una singola opera in questione ma piuttosto interpretando l’insieme della carriera dell’autore di Pulp Fiction come un corpus unico, dal quale distillare con cura una poetica uniforme, non ritualizzata ma allo stesso tempo perfettamente riconoscibile, coerente e in continuo movimento. Da questo punto di vista colpiscono particolarmente il bersaglio gli approfondimenti di Adrian Martin (Un’altra pallottola in testa) e Gianni Rondolino (L’ultimo Tarantino). In entrambi i casi il minimo comun denominatore sembra essere il potere immaginifico del cinema: nello scritto di Adrian Martin si ha a che fare con un excursus, sapiente e ammaliante, che parte dalla genealogia stessa della violenza per coglierne il valore più profondamente “irreale” (e per questo cinematografico nel suo senso più puro) e inquadrarlo all’interno della poetica di Tarantino. Un viaggio che arriva a Le iene e Pulp Fiction dopo aver attraversato un panorama abitato dai vari Fritz Lang, Akira Kurosawa, John Woo, Walter Hill, John Boorman, Jean-Pierre Melville, Martin Scorsese. Rondolino invece, tralasciando il resto della carriera registica di Tarantino, si sofferma esclusivamente sull’ultimo parto creativo del cineasta, quel Bastardi senza gloria che già dalla sua prima proiezione pubblica, al Festival di Cannes, ha visto scaturire una serie pressoché infinita di polemiche. In un elogio del cinema per il cinema, capace di (ri)scrivere la Storia, storpiandola senza per questo mistificarla o svilirla, Rondolino riesce a condensare il senso stesso dello stare al mondo artistico di Tarantino.

Senza voler tralasciare altri interventi comunque puntuali sull’argomento, ci sembra che il succo dell’intera iniziativa editoriale sia possibile racchiuderlo in questi due saggi, esaustivi e coraggiosi, mai piattamente agiografici ma al contempo vivamente appassionati. A far loro da corollario, oltre alle altre collaborazioni, è doveroso segnalare un ampio spazio dedicato alle interviste che Tarantino ha concesso nel corso degli anni a ridosso delle presentazioni pubbliche dei suoi vari film (proprio da questa sezione della rivista abbiamo estrapolato la citazione che apre questa breve recensione), una divertente antologia di citazioni e la filmografia, suddivisa per tutti i ruoli svolti all’interno dell’industria cinematografica da Tarantino.
Un progetto affascinante, quello condotto attraverso Moviement dalla Gemma Lanzo Editore, e che dimostra di avere da dire qualcosa di assolutamente non banale e non prevedibile anche su un autore su cui si è già abbondantemente (stra)parlato. Una piacevole novità all’interno dell’editoria cinematografica italiana.

A cura di Gemma Lanzo
Quentin Tarantino – Moviement n° 5

Formato: 21 x 29,7
Pagine: 112
Prezzo: 12 euro
Uscita: Maggio 2010
ISBN: 978.88.904002.4.7
Editore: Gemma Lanzo Editore, Manduria (Ta)
www.lanzoeditore.it

 

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