L’imperatore del Nord

L’imperatore del Nord

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Più che sui duri anni che seguirono la crisi del 1929, L’imperatore del Nord si focalizza sul barbarico conflitto tra l'(anti)eroe Numero 1 e il terribile capotreno Shack, incarnazione della crudeltà umana, metafora degli scontri inevitabili ed eterni.

So don’t try to stop me don’t try to stop me cause nobody can
I’ve got a dream a beautiful dream and that makes me a man
No don’t try to stop me don’t try to stop me cause nobody can
I’ve got a dream a beautiful dream and that makes me makes me a man…
Marty Robbins – A Man And A Train

La voce corposa di Marty Robbins, in un suggestivo connubio con le note e il testo della magnetica ballata A Man And A Train, composta dal duo Frank De Vol & Hal David, arricchisce il menu dell’edizione in DVD de L’imperatore del Nord di Robert Aldrich. “Don’t try to stop me…”, un refrain trascinante e indimenticabile, per una pellicola di notevole spessore e per un’iniziativa editoriale lodevole, nata dalla collaborazione tra la casa di distribuzione Koch Media e il periodico cartaceo Filmaker’s Magazine. E apparirà forse un po’ paradossale, per un supporto ottico come il dvd, che il contenuto extra più rilevante sia un inserto cartaceo: un’operazione non nuova, ma indubbiamente ben congegnata, tanto da rendere ancor più appetibile l’acquisto di un film già imperdibile come L’imperatore del Nord (1973), ennesima perla della filmografia di Aldrich, l’ultimo apache di Hollywood. Ma è appunto tra le quarantadue pagine dello Speciale Robert Aldrich – L’imperatore del Nord di FMM che l’appassionato di cinema può trovare più di uno spunto, più di un approfondimento. Precedente o successiva alla visione, la lettura dei saggi di Serafino Murri (L’ultimo apache di Hollywood), Francesco Gallo (Apologia dell’antieroe), Giancarlo Simone Destrero (Gli occhi della follia), Gaetano Gentile (In principio era Sam Peckinpah) e Lino Aulenti (L’epopea dei perdenti) facilita la contestualizzazione del film, sia all’interno del percorso artistico di Aldrich che nelle logiche produttive della vecchia Hollywood e dei (magnifici) anni settanta. Sommando lo speciale di FMM [1] al breve Making of, ai vari trailer e teaser in inglese e tedesco, alla galleria fotografica e al commento dello storico del cinema Dana Polan (New York University), possiamo davvero ritenerci soddisfatti: i contenuti extra di un dvd, cartacei eo digitali, dovrebbero sempre accompagnare per mano lo spettatore, come una sorta di invito alla visione. Non accade spesso, soprattutto in questi anni in cui l’approfondimento culturale sembra un inutile spreco di tempo e denaro o quasi una minaccia…

Detto dell’audio italiano e inglese in Dolby Digital 2.0, dei sottotitoli in italiano, della più che buona qualità tecnica complessiva e della confezione esternamente cartonata (bella ma delicata), su cui troneggia un indimenticabile Lee Marvin, non dimentichiamo l’oggetto più prezioso, il film, ispirato a una raccolta di racconti di Jack London (La strada) e scritto da Christopher Knopf (I ragazzi del coro, I giustizieri del West). Aldrich, che tratteggiò quasi sempre personaggi calati in un mondo ostile (da Burt ReynoldsPaul Crewe del carcerario Quella sporca ultima meta a Burt LancasterMassai del western L’ultimo Apache, passando per Jack PalanceCharles Castle del tragico Il grande coltello, Bette DavisCharlotte di Piano… piano dolce Carlotta e via discorrendo), confermò con L’imperatore del Nord, per l’ennesima volta, di essere un regista capace di muoversi tra i generi, costruendo un film d’azione che non svilisce il contesto storico, ma che riesce a rappresentare efficacemente le condizioni estreme della Grande Depressione e le conseguenti tensioni sociali. Più che sui duri anni che seguirono la crisi del 1929, L’imperatore del Nord si focalizza sul barbarico conflitto tra l'(anti)eroe Numero 1 (Lee Marvin) e il terribile capotreno Shack (Ernest Borgnine), incarnazione della crudeltà umana, metafora degli scontri inevitabili ed eterni. Il tipico pessimismo – o realismo, dipende dai punti di vista – di Aldrich appare mitigato, forse parzialmente addolcito dalla profonda umanità di Numero 1 e dalla ballata di Frank De Vol. Permane però un retrogusto amaro, percepibile anche tra le note della suddetta A Man And A Train: la rivincita degli hobos, i vagabondi, sul potere non è altro che un inutile schermaglia tra sconfitti. La libertà è una chimera e i poteri sono altri e troppo lontani, irraggiungibili.

Magistrali le interpretazioni di Lee Marvin, Ernest Borgnine e Keith Carradine (Cigaret), supportati da ottimi caratteristi, come il roccioso Vic Tayback. Ma era il cinema americano degli anni Settanta, era ancora il cinema di Aldrich (e di Peckinpah). Sembrava tutto così facile, così naturale. Film assolutamente da riscoprire (davvero rari i passaggi televisivi), autore da recuperare pellicola dopo pellicola e dvd da collezionare. E da leggere.

Note
1. Questa edizione di FMM, oltre ai saggi già citati, offre due estratti da Filmmakers & Aldrich, volume curato da Giulia D’Agnolo Vallan, e alcuni interventi sul tema Il cinema della crisi.
Info
Il trailer originale de L’imperatore del Nord.
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