Promises Written in Water

Promises Written in Water

di

Sarà monomaniaco, sarà arrogante, sarà accentratore, ma Vincent Gallo è tra i pochissimi autori del cinema contemporaneo che prova a fare cose che altri nemmeno si sognano: Promises Written in Water è qui a dimostrarlo.

Vincent Vague

Una bellissima ragazza scopre di essere malata terminale e decide di non curarsi né farsi ricoverare in ospedale, ma di aspettare finché il dolore non sarà insostenibile e, a quel punto, togliersi la vita. La sua ossessione principale riguarda il suo aspetto fisico. Temendo gli effetti della malattia decide di farsi cremare e incarica un fotografo di verificare che le sue volontà vengano rispettate. Per apprendere l’arte della cremazione l’uomo si recherà in una camera mortuaria, accettando di lavorare lì per un periodo di tempo… [sinossi]

Il cinema di Vincent Gallo è uno sguardo personale, una riflessione sul linguaggio che ha il coraggio di guardare indietro e provare a recuperare discorsi che, nel tempo, sempre più raramente, sono stati riproposti. Inoltre, la sua ricerca è valorizzata dalla presenza di una poetica che il cineasta e attore porta avanti con coraggio, sin dal suo esordio registico (Buffalo ’66, 1998).
Potremmo definirla la poetica di un one man band, anche se in realtà è necessario chiarire questa affermazione. Nel corso dei decenni una delle domande che più si è ripetuta tra gli studiosi di cinema è stata: di chi è la paternità del film? Chi è il vero autore di un’opera cinematografica? Il regista, lo sceneggiatore, il produttore, l’interprete protagonista? Oppure un film è più semplicemente il frutto di un lavoro collettivo, il prodotto di una collaborazione tra più persone? Nel caso di Vincent Gallo la paternità delle sue opere è ostentatamente e prepotentemente individuabile in lui.
In Promises Written in Water non si può non sorridere di fronte alla didascalia: prodotto, scritto e diretto da Vincent Gallo. Questa è sicuramente la caratteristica su cui si poggia il cinema del regista americano e, più in particolare, su cui si regge il film in concorso alla sessantasettesima Mostra di Venezia. Se poi aggiungiamo che Gallo è anche l’autore delle musiche nonché l’interprete principale del film, restano pochi margini a ulteriori dubbi.

Ma perché è importante fare questa premessa? Perché, in un certo senso, il volersi attribuire la paternità del film fa di Gallo l’unico capro espiatorio del suo cinema. Gli permette di gestire in maniera anarchica l’intero percorso delle sue opere.
Il suo è un cinema che ricerca i passi di autori come Jean-Luc Godard; è un cinema che rappresenta, attraverso il linguaggio, l’uomo; ma è anche un documentario sul proprio immaginario. E, allora, dovremmo fare molta attenzione nel non cadere nella trappola di identificare il film con la persona fisica; una trappola che Gallo ci tende, quasi come se volesse sfidare il giudizio di una parte del pubblico, forse quella più tranchant.
Forse dovremmo leggere la didascalia iniziale in un altro modo; dovremmo leggerla come una vera e propria provocazione!
E allora chi è il vero autore del film? Per provare a continuare a rispondere a questa domanda sarebbe necessario soffermarsi su un’altra questione. Invece di identificare Promises Written in Water con Vincent Gallo, potremmo provare ad identificarlo con il suo immaginario. L’immaginario di un uomo profondamente innamorato del cinema. Profondamente innamorato di un certo tipo di cinema. Nostalgicamente, innamorato di quel certo tipo di cinema. Di quel cinema che va dalla Nouvelle Vague, al gangster movie americano, da una parte del cinema italiano degli anni ’60 al cinema western. Insomma, un vastissimo immaginario in cui probabilmente i migliori psicoanalisti non troverebbero confini. Un immaginario che affiora prepotentemente nei dialoghi, nell’utilizzo di un bianco e nero molto rarefatto, nel montaggio, nella scelta delle singole inquadrature, insomma, in tutto il linguaggio. Ed è proprio attraverso il lavoro sul linguaggio che Gallo ci racconta una storia: la storia di un uomo che decide di cambiar vita; di un uomo che, probabilmente, in seguito alla fine di un grande amore, cerca di ricominciare da capo. Il percorso che parte, dunque, da un nuovo inizio e attraversa la quotidianità di un nuovo lavoro, di una nuova relazione, di nuovi movimenti.

Vincent Gallo racconta questo percorso attraverso la parola; una parola presente in dialoghi ripetuti ma sempre diversi, in cui lettere, vocaboli e frasi si scambiano di posizione, si arricchiscono e si impoveriscono, alla ricerca di un equilibrio con cui si possa comunicare nel migliore dei modi possibili. Ma anche attraverso la macchina cinema: il mezzo cinematografico è mostrato in tutta la sua materialità e, in un certo senso, Gallo inventa il suo film. Sperimenta la fisicità dei mezzi che la sua produzione ha a disposizione, per scrutare la fisicità della realtà che si trova davanti.
E in Promises Written in Water la realtà che osserva si basa sul rapporto di un uomo e di una donna, sul contatto, sull’avvicinamento tra i due. Cerca la verità dietro il movimento di due corpi. La insegue, prova a intuirla, la sfiora; finisce con il perderla nel momento in cui ha di fronte la morte; in quell’istante la verità scompare e, improvvisamente, diventa inafferrabile, ignota, e nessun linguaggio è più in grado di raccontarla.
In conclusione con la fine del film non possiamo non ritornare, per l’ultima volta, alla nostra domanda: chi è l’autore del film? Perché, se è vero che il film è scritto diretto, interpretato, eccetera eccetera da Vincent Gallo, è vero anche che i titoli di coda riconsegnano una realtà più organica del cinema; ci forniscono una lista di nomi di altri interpreti, di assistenti e di collaboratori di Promises Written in Water. Insomma, fortunatamente, siamo di fronte al cinema, e non ai deliri di un attore americano viziato; e, poco importa, se altri prima di lui hanno provato a raccontarci le stesse cose, poco importa, se la sua riflessione non è originalissima; preferiamo sottolineare che oggi si contano sulla punta delle dita gli “autori” che riprendono certi discorsi, mentre sono molti gli addetti ai lavori che confezionano film “classici”; opere in cui personaggi, intrecci, e situazioni sono le stesse che si vedono da circa un secolo, perché è cosi che funziona l’industria cinematografica.

Info
La pagina wikipedia di Promises Written in Water.

Articoli correlati

  • DVD

    Buffalo ’66

    di Celebrata opera prima di Vincent Gallo, Buffalo '66 si conferma tenero e delicato, e visivamente molto stimolante. Mostra però anche varie fragilità alle quali non giova il tempo che passa. In dvd e blu-ray per Pulp Video e CG.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento