Happy Few

Happy Few

di

Se è vero che per certi versi siamo vicini al cinema di Joachim Lafosse, altro dei giovani grandi libertini di Francia, a Cordier manca la radicalità propria dell’autore di Proprietà privata e Eléve libre: il suo essere consapevolmente disturbato, ma così al tempo stesso attaccato a una visione grottesca del mondo, manca totalmente in Cordier e Happy Few ne è la lampante dimostrazione.

Chi si accontenta, gode

Due coppie sulla trentina si incontrano e s’innamorano perdutamente. Dormono assieme, passano le giornate assieme. Provano ad andare avanti assieme, senza regole e senza menzogne. Ma molto in fretta si perdono nella confusione. E faranno qualunque cosa per poter fuggire… [sinossi]

Happy Few: semplicemente, perché? L’ex (a questo punto) enfant prodige del cinema transalpino, quel Antony Cordier autore nel 2005 di Douches froides (pellicola la quale, dopo il passaggio a Cannes alla Quinzaine des Realisateurs nello stesso anno, ha girato e vinto parecchi festival in giro per il mondo), ci fa porre indirettamente una domanda: perché un film del genere fa capolino nel Concorso Ufficiale del Festival di Venezia?
Non è neanche di quelle pellicole che servono a far rialzare la media degli altri film in una competizione, come talvolta capita di vedere a qualche festival, perché non è nemmeno orribile. È forse semplicemente inutile, scialbo e anche stanco coacervo di situazioni al limite ma non eccessive, di un menage a quattro – scambio di coppia incrociato, potrebbe sembrare quasi un punto del poker – che si compie dopo 17 minuti esatti per poi stancamente risolversi nei successivi ottanta. In pratica è come se Cordier avesse compiuto una sorta di sequel del suo esordio: mentre nel primo film erano infatti protagonisti una serie di giovani che intrecciavano relazioni sessualmente molto libertine tra di loro (celebre la scena di una gangbang sotto le docce), qui al centro del discorso ci sono quattro adulti, trenta-quarantenni sposati e ovviamente annoiati che cominciano ufficialmente a cornificarsi beatamente l’uno con la moglie dell’altro e l’altro con la moglie dell’uno. Insomma, un gran bordello.

Peccato che il bordello venga messo su in quattro e quattr’otto, tanto che neanche si sono conosciuti e già abbondano amplessi di tutti i tipi. Lo scambio di coppia viene talmente bene che affiora il sospetto che in realtà le due coppie siano scoppiate già da tempo, ma tant’è e ad apparire sinceramente inadeguato (e scontato) è proprio l’evolversi già stanco della loro relazione, inclusa la tenerezza che fa inopinatamente sfoggio di sé in una relazione che dovrebbe essere di pura attrazione fisica. È talmente evidente poi la causa del tutto, la mancanza di comunicazione già all’interno delle stesse coppie, che i successivi sviluppi appaiono più telefonati che mai: in particolare spicca la simbolicamente spiccia devianza lesbo che prende Happy Few, mentre nella scena successiva i due maschietti – omofobia che spacca letteralmente in due l’inquadratura – giocano a carte attraverso l’iphone. A proposito, deve aver cacciato parecchi soldi vista l’abbondanza di riprese di cui viene omaggiato.
Come a dire, le donne del branco comunicano usando i loro corpi, i maschi le loro protesi tecnologiche. Ma tranquilli, la riflessione è lanciata così, come  fosse data in pasto ai pescecani. Anche perché tutto rientra nella normalità, e l’amore libero diviene allora peggio della gabbia matrimoniale.  E se è vero che per certi versi siamo vicini al cinema di Joachim Lafosse, altro dei giovani grandi libertini di Francia, a Cordier manca la radicalità propria dell’autore di Proprietà privata e Eléve libre: il suo essere consapevolmente disturbato, ma così al tempo stesso attaccato a una visione grottesca del mondo, manca totalmente in Cordier e Happy Few ne è la lampante dimostrazione. Non c’è cattiveria né sangue, solo l’ennesima orgia sotto una doccia – stavolta di farina. Corpi venduti già stracciati, senza vita. «Non sono mai stata così stanca» afferma una delle protagoniste, quando ormai si è capito che il quartetto non può funzionare. Siamo d’accordissimo con lei, anche noi eravamo decisamente più freschi prima dell’inizio del film.

Info
Il trailer di Happy Few.
Happy Few (aka Amore facciamo lo scambio?) sul canale Film su YouTube.
  • Happy-Few-2010-Antony-Cordier-01.jpg
  • Happy-Few-2010-Antony-Cordier-02.jpg
  • Happy-Few-2010-Antony-Cordier-03.jpg

Articoli correlati

  • I Mille Occhi 2018

    Cuori solitari RecensioneCuori solitari

    di Presentato a I Mille Occhi 2018, Cuori solitari di Franco Giraldi, è il primo film a trattare il tema dello scambio di coppia e fornisce un quadro lucido e impietoso della società italiana, nell'anno in cui fu promulgata la legge sul divorzio.
  • Venezia 2015

    A Bigger Splash RecensioneA Bigger Splash

    di In concorso a Venezia 72, il nuovo film di Luca Guadagnino è un dramma d'interni ribaltato nella prospettiva isolana di Pantelleria, dominata dal sole bruciante. Un film di desideri, passioni involute e contorte. Imperfetto ma affascinante.
  • In sala

    Sex Tape – Finiti in rete

    di Intento a nascondere più che a esporre le gioie private del sesso, Sex Tape titilla l’eccesso ma sceglie il pudore, barcollando fra commedia goliardica e film per famiglie.
  • Archivio

    Two Mothers RecensioneTwo Mothers

    di Lil e Roz, amiche del cuore fin da bambine, intrattengono una relazione amorosa con i rispettivi figli quasi maggiorenni, nel caldo torrido di una perenne estate australiana...
  • Archivio

    Amici di letto RecensioneAmici di letto

    di Amici di letto mette in scena un po' di (pudiche) evoluzioni sessuali dei belli e bravi Justin Timberlake e Mila Kunis, capaci persino di prendersi in giro. Le parole però osano ben più dei corpi...
  • AltreVisioni

    singlesSingles

    di Ispirato al romanzo Christmas at Twenty-Nine del giapponese Toshio Kamata, Singles osserva con occhio benevolo e un po' superficiale la generazione dei quasi trentenni benestanti delle odierne metropoli sudcoreane.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento