20 sigarette

20 sigarette

di

A Venezia 2010 nella sezione Controcampo Italiano, 20 sigarette non è un dramma bellico, ma una testimonianza viscerale ed empatica, cruda e coraggiosa, appassionata e sincera, che per fortuna non si è dovuta piegare mai alle logiche e alle esigenze della trasposizione cinematografica.

Con i miei occhi

Tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Aureliano Amadei e prodotto dalla R&C Produzioni di Tilde Corsi e Gianni Romoli, 20 sigarette ripercorre la strage di Nassirya, e non vuole essere una cronaca oggettiva di quello che successe nel 2003, ma un racconto in ‘soggettiva’ di quegli avvenimenti, fatto da colui che li ha vissuti in prima persona… [sinossi]

Sono passati quasi sette anni dalla strage di Nassirya, sette lunghi anni da quel maledetto 12 novembre 2003 che ha segnato profondamente la memoria collettiva e la vita privata di uomini e donne. L’Italia piange ancora morti e continua a consolare le famiglie delle vittime, cercando di curare ferite che nemmeno lo scorrere del tempo riuscirà a cicatrizzare. Lacerazioni nella mente e nel cuore destinate a rimanere impresse come segni indelebili pronti a ricordare in qualsiasi momento a chi le ha subite il dolore provato. Ci sono ferite che guariscono in superficie senza lasciare tracce sulla pelle, altre che rimangono latenti sotto l’epidermide pronte a riemergere in maniera ancora più devastante. Ci sono persone come Aureliano Amadei che le ferite se le continuano a portare dentro e fuori, coscienti di essere degli autentici miracolati. 20 sigarette è il suo ricordo intimo e devastante del pre e del post attentato alla caserma dei Carabinieri Maestrale, il diario di un sopravvissuto tornato macellato nella carne e nell’anima dritto dall’Inferno iracheno. Le venti sigarette del titolo scandiscono il tempo di un racconto che si consuma come un volgarissimo pacchetto di tabacco, sul quale è possibile leggere in caratteri cubitali la dicitura Il fumo uccide. Ma questa volta, il fumo delle sigarette del protagonista, che sul grande schermo prende il volto sofferto e la bravura interpretativa di un Vinicio Marchioni (per chi non lo conoscesse, è il Freddo della serie televisiva Romanzo Criminale) in stato di grazia, lo ha tenuto in vita consentendogli di raccontare prima in un libro (Venti sigarette a Nassirya, scritto insieme a Francesco Trento e pubblicato nel 2005 da Einaudi) e adesso in un film, quella drammatica esperienza.

In concorso nella sezione Controcampo Italiano alla 67a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, 20 sigarette è uno sguardo privato su una tragedia collettiva, il punto di vista di una persona che quei momenti li ha vissuti veramente. Quindi che meglio di lui poteva riportarli alla luce. Lasciando sullo sfondo la mera cronaca dei fatti, Amadei ha intelligentemente ricostruito solo quello che ha potuto vedere con i suoi occhi attraverso una narrazione che di volta in volta da oggettiva si fa soggettiva. Lo spettatore guarda con gli occhi del regista, che lo rende a sua volta partecipe in presa diretta di quello che ha provato e del dolore che ha sofferto. La catarsi è assoluta, lo stato di immedesimazione totale e profonda, toccando l’apice dal punto di vista del coinvolgimento emotivo nella lunga e angosciante scena dell’attentato in soggettiva. Una scena che da sola eleva il film a qualcosa di più della fredda ricostruzione. Il regista riporta sullo schermo quello che ha visto e sentito in quegli attimi di terrore e in quelli che sono venuti immediatamente dopo, con la correttezza di chi in un documentario ha il compito e il dovere di catturare la realtà senza filtri e invenzioni. La macchina da presa, sporca e isterica, diventa la sua estensione oculare, rimando attaccata ai personaggi, che smettono di essere tali, in maniera drammaticamente asfissiante. Così la messinscena sembra quasi cancellarsi, lasciando il posto ad una trasposizione visiva che nella sua fedeltà assoluta alle cose, ai volti, ai rumori  e alle azioni, si fa più reale della realtà stessa. Noi siamo lì, insieme ad Amadei, catapultati in un inferno di sabbia, piombo e sangue, in un frullato senza controllo di emozioni e stati d’animo (confusione, panico, paura, orrore) che si accalcano uno sopra l’altro fino a travolgere tutto e tutti.

Il grande merito dell’opera prima di Aureliano Amadei è quello di non essere scivolato mai nell’auto-celebrazione, nel banale, nell’ipocrisia e nella volgare mistificazione degli eventi. 20 sigarette non è un dramma bellico, ma una testimonianza viscerale ed empatica, cruda e coraggiosa, appassionata e sincera, che per fortuna non si è dovuta piegare mai alle logiche e alle esigenze della trasposizione cinematografica. Lo script è il frutto di una necessità di raccontare quella storia e non del bisogno di esorcizzarla. Forse per questo colpisce ancora di più nel segno. Sa far distogliere lo sguardo e attirarlo, sorridere e spaventare grazie alla capacità degli sceneggiatori di cambiare registro. È con queste mutazioni che si racconta la vicenda, l’evoluzione del suo protagonista e delle persone che gli sono state vicine prima (i soldati e il grande Stefano Rolla), dopo e durante. Si racconta l’ipocrisia dei potenti e la falsità dei media, l’amore incondizionato di chi resta a casa in attesa di una telefonata e la solidarietà dei tanti che come te sanno cosa significa la morte e il dolore legato ad una perdita. Per questi motivi 20 sigarette non è può essere pensato come a un resoconto, ma piuttosto ad una dichiarazione appassionata e appassionante di qualcuno che ha voluto incidere sulla pellicola tanto l’orrore di un massacro (annunciato?), quanto il desiderio di un uomo di non rendere il sacrificio di militari e civili invano. Per farlo non ha usato discorsi patriottici o anti-militaristi, ma la sola forza intrinseca delle immagini.

Info
Il trailer di 20 sigarette.

  • 20-sigarette-2010-Aureliano-Amadei-03.jpg
  • 20-sigarette-2010-Aureliano-Amadei-02.jpg
  • 20-sigarette-2010-Aureliano-Amadei-01.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Una storia sbagliata RecensioneUna storia sbagliata

    di Costruito su una narrazione a incastro, Una storia sbagliata di Gianluca Maria Tavarelli vorrebbe farsi portatore di una posizione coraggiosa sulla guerra in Iraq, quella di vedere il punto di vista dei nemici, i fondamentalisti islamici, ma finisce per lasciar prevalere il meccanismo stesso del suo raccontare.
  • Festival

    Venezia 2010 – Presentazione

    Se sulla carta la lista degli assenti sembra davvero lunga, la Mostra di Venezia 2010 appare anche come un terreno di aperta sperimentazione, per niente facile da classificare. Meno affascinante semmai è il blocco del cantiere per il nuovo Palazzo del Cinema causa ritrovamento di amianto.

Leave a comment