Adèle e l’enigma del Faraone

Adèle e l’enigma del Faraone

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Per la prima volta alle prese con un cine-comics, Luc Besson porta sul grande schermo con Adèle e l’enigma del Faraone una riuscitissima ibridazione di generi che mescola in maniera efficace fantascienza, avventura e guizzi slapstick.

Non è mai troppo (Jacques) Tardì!

Nel 1912 Adèle Blanc-Sec, una giovane e intrepida reporter, si reca in Egitto per impossessarsi di alcune mummie. Nel frattempo a Parigi si scatena il panico quando un uovo di pterodattilo vecchio 136 miloni di anni scompare dal museo di storia naturale dove era custodito e gli uccelli, improvvisamente impazziti, assediano la città… [sinossi]

Arriva sugli schermi nostrani la nuova pellicola diretta da Luc Besson. Si avete capito proprio bene, il regista transalpino è tornato dietro la macchina da presa per firmare la sua “ultima” fatica da regista, Adèle e l’enigma del Faraone. Nel 2006, in occasione della presentazione del primo capitolo della trilogia live-action dedicata al protagonista dei suoi romanzi per bambini, Arthur, della quale ben presto vedremo l’epilogo (Arthur e la guerra dei due mondi), Besson in persona aveva dichiarato che avrebbe smesso definitivamente di fare il regista per dedicarsi interamente alla produzione con la sua Europa Corp. Molti addetti ai lavori, in particolar modo francesi, avevano tirato un sospiro di sollievo, altri, al contrario, avevano storto la bocca per una decisione ingiustificata. Ebbene a distanza di solo quattro anni da quella dichiarazione, il regista di cult come Léon e Nikita pare essere tornato sui suoi passi, forse perché resosi conto di non riuscire a stare solamente a guardare da dietro le quinte e non da dietro la macchina da presa. Del resto, la regia è come una droga, capace di creare dipendenza in tutti coloro che l’hanno provata. L’unica droga che non fa male, ma del quale non se ne può fare a meno.

Processo a parte, Adèle e l’enigma del Faraone è senza ombra di dubbio un buon rientro per il cineasta francese. Adattamento cinematografico di due dei nove volumi del fumetto-feuilleton Les aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec, il film porta finalmente sul grande schermo le imprese della celebre scrittrice e reporter nata nel 1976 dal genio e dalla matita del grande Jacques Tardi. Besson, per la prima volta alle prese con un cine-comics, spinge sul pedale dell’acceleratore creando, sulla base originaria dell’opera di Tardi, una riuscitissima ibridazione di generi che mescola in maniera efficace fantascienza, avventura e guizzi slapstick. Il risultato è una divertente pellicola per tutta la famiglia, condita da copiose e apprezzabili dosi di effetti visivi (il pterodattilo  e le mummie) di buona fattura e da una cura quasi maniacale nella messa in scena. Proprio l’estrema attenzione nell’elemento scenografico, nei costumi e nel make up, è l’arma vincente di una trasposizione cinematografica a nostro avviso riuscita e meritevole di un seguito.
Adèle e l’enigma del Faraone offre a Besson l’opportunità di mettere in quadro alcuni temi e stilemi a lui cari, ma diversamente da molte pellicole che vanno a comporre la sua filmografia questa volta raggiunge un discreto equilibrio tra sceneggiatura e messa in scena. La possibilità di partire da una base pre-esistente come la bande dessinée di Tardi, che ha intrinseco nel proprio dna un ottimo potenziale cinematografico, tanto dal punto di vista narrativo quanto da quello visivo, ha fatto sì che la trasposizione in immagini e parole raggiungesse una solidità e una misura inconsueta nel cinema bessoniano. Niente e fuori posto e tutto contribuisce all’armonia e allo scorrimento del racconto per immagini e suoni; quanto basta per non permettere allo stile iper-cinetico e strabordante tipico del regista francese di prendere il sopravvento. In tal senso, già con Angel-A la sua filmografia aveva intrapreso una strada più contenuta, maggiormente concentrata sulla storia e non solo sul modo di raccontarla (vedi Il quinto elemento o Giovanna D’Arco).

Il suo modo di costruire le immagini, il ritmo, le forme, lo spostamento nello spazio dei personaggi e delle cose, è da sempre, sin dai tempi di Le dernier combat e Subway, ludico e fumettofilo (Léon e Nikita rimandano al manga giapponese, per non parlare de Il quinto elemento che saccheggia a piene mani da Moebius ed Enki Bilal), quindi cosa meglio di una bande dessinée per assecondare tale esigenza creativa. Se poi aggiungiamo che il personaggio principale della storia è una donna, allora il cerchio si chiude alla perfezione. Filmografia alla mano, infatti, l’Adèle Blanc-Sec, interpretata in maniera divertita e appassionata da Louise Bourgoin, si va a infilare prepotentemente nella sterminata galleria bessoniana animata da personaggi femminili, eroine indomite senza peli sulla lingua tutte muscoli e cervello (dalla Anne Parillaud di Nikita alla Portman/Mathilda di Léon, passando per la Jovovich de Il quinto elemento e Giovanna d’Arco). Tra le tante cose che si possono rimproverare al cineasta francese, di certo non lo si può accusare di non prendere a cuore i personaggi e in Adèle e l’enigma del Faraone ne offre un’ulteriore esempio. Ben tornato Luc!

Info
Il trailer di Adèle e l’enigma del Faraone.
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