Il fantasma galante

Il fantasma galante

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Il fantasma galante è un film perfettamente esemplificativo della produzione di Clair al di fuori del suolo francese: un’opera gentile, attraversata da un amore per il fantastico che non si permette mai esuberanze visionarie e rimane vincolato piuttosto a un codice narrativo lieve, seppur chiazzato qua e là da timbriche maggiormente sulfuree.

Il René Clair che mette la firma in calce a The Ghost Goes West (questo il titolo originale, che sintetizza con ironica chiarezza la trama del film) è un regista in fuga: dopo l’insuccesso clamoroso – e per certi versi persino inaspettato, in quanto legato a contingenze politiche e sociali del tutto estranee al reale intento di Clair – de Le Dernier milliardaire, il regista ha abbandonato la Francia, deciso a ritrovare sé stesso in quel di Londra. L’incontro con Alexander Korda in questo senso è di fondamentale importanza: con il regista e produttore ungherese di nascita, che all’epoca ha appena finito di girare The Private Life of Don Juan, Clair firma un contratto che prevede la realizzazione di tre film nell’arco di appena ventiquattro mesi. Il primo tassello di un trittico destinato a rimanere incompiuto – sia Bicycle Made for Two che Rendez-vous à Paris rimarranno solo semplici abbozzi su un foglio di carta, e Clair potrà stracciare il legame con Korda, ribadendo il ruolo di “ribelle” e “indipendente” che si era cucito addosso – è proprio Il fantasma galante: l’idea a Clair viene suggerita proprio da Korda, che gli consiglia di dare una letta a un racconto di Eric Keown intitolato Sir Tristam Goes West.

Pur non attestandosi certamente tra i massimi capolavori prodotti da Clair, il film mette in mostra però alcuni punti di estremo interesse, essenziali per riuscire a comprendere la parabola artistica del cineasta francese. Innanzitutto per la prima volta nel corso della sua carriera, Clair si trova costretto ad avere a che fare con un modello produttivo facente parte in tutto e per tutto del sistema industriale. Potrà anche apparire come un dettaglio di poco conto, ma per un regista autodidatta, disadattato rispetto alla prassi produttiva, estraneo al modello da catena di montaggio in cui già all’epoca veniva inquadrata Hollywood, doversi confrontare con un mondo così diverso dal suo naturale approccio alla materia equivaleva a una vera e propria rivoluzione. Abituato a dirigere amici e conoscenti, a svolgere pressoché qualsiasi mansione sul set, a confondere i vari reparti e farli mescolare, Clair si trova davanti un universo strutturato per compartimenti stagni, che al massimo possono essere definiti comunicanti. Anche per questo, con ogni probabilità, Il fantasma galante appare come un’opera raggelata, quasi statica nella sua postura “fantastica”: è come se nel dover gestire un set programmato a tavolino, gran parte della verve artistica del cineasta si sia smarrita. Con ciò non c’è comunque alcuna intenzione di sottostimare un’opera che merita altresì una parziale riscoperta: come si è già avuto modo di dire, non si sta parlando di una delle creature più ispirate portate a termine da Clair, ma questa considerazione non deve comunque suggerire critiche che sarebbero inappropriate. Il fantasma galante è un film perfettamente esemplificativo della produzione di Clair al di fuori del suolo francese: un’opera gentile, attraversata da un amore per il fantastico che non si permette mai esuberanze visionarie e rimane vincolato piuttosto a un codice narrativo lieve, seppur chiazzato qua e là da timbriche maggiormente sulfuree.

I fantasmi di Clair, i demoni, gli spettri e le apparizioni non hanno mai un valore prettamente orrorifico: ciò che il cineasta sembra piuttosto ribadire è il ruolo di “disturbatori sociali” che queste entità svolgono con indefessa coerenza. Anche il Robert Donat de Il fantasma galante – impegnato qui in un doppio ruolo – rientra perfettamente all’interno di questa linea di pensiero. E dopotutto proprio di un film di attori si tratta: messa da parte una sceneggiatura graziosa ma esile, ammorbidite le riottosità estetiche dei film precedenti, Clair si dimostra sublime direttore di interpreti. Da Donat a Jean Parker, da Ralph Bunker a Elsa Lanchester, tutti i protagonisti del film sfoderano una performance assolutamente ispirata, incidendo con forza sul risultato finale.

Anche per questo probabilmente sarebbe stato interessante poter contare su una confezione in dvd ricca di contenuti speciali: invece non vi è traccia di extra, e anche la qualità video e audio del film non è priva di pecche. All’acquirente non resta dunque che il valore intrinseco del film, imperfetto ma meritevole di una riscoperta, non fosse altro per cercare di comprendere con maggior precisione un mondo, come quello produttivo degli anni Trenta del secolo scorso, che sta poco per volta scomparendo nelle nebbie del tempo. Come un galante fantasma inguainato in un kilt…

Info
Breve video-biografia dedicata a Robert Donat, protagonista de Il fantasma galante.

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