Una vita tranquilla

Una vita tranquilla

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In parte figlio del sorrentiniano Le conseguenze dell’amore – anche per via ovviamente della presenza di Toni Servillo – Una vita tranquilla costruisce delle ottime atmosfere di partenza – e quasi di surplace emotivo – per poi perdersi nel momento in cui si spezza l’equilibrio tra i personaggi.

Un condannato a morte è fuggito

Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore.
Titta Di Girolamo (Toni Servillo) in Le conseguenze dell’amore (2004)
Rosario Russo è un ristoratore originario del Sud Italia perfettamente integrato in Germania dove con la sua nuova famiglia dirige un prosperoso ristorante-albergo vicino Francoforte. Ha cambiato identità, mantiene un basso profilo, parla un impeccabile tedesco e nulla lascia trasparire delle sue origini. Finché un giorno il passato non riappare… [sinossi]

La dimostrazione di quanto sia stata innegabilmente immensa l’interpretazione di Toni Servillo in Le conseguenze dell’amore, scritta da uno come Sorrentino che regala sempre script eccezionali ai propri attori, la troviamo spesso in tanto cinema italiano, buon ultimo quest’opera seconda firmata da Claudio Cupellini, Una vita tranquilla, che segue di tre anni l’esordio con Lezioni di cioccolato.
Il ristoratore Rosario Russo, emigrato da quindici anni in Germania, è la diretta emanazione, il figlio naturale di Titta Di Girolamo della pellicola di Paolo Sorrentino, quel riciclatore di denaro mafioso emigrato per sfuggire al suo destino ma da esso comunque inseguito e raggiunto. Anche Rosario Russo ha un debito da pagare e toccherà anche a lui farsi coraggio e affrontare gli spettri che pareva aver cancellato: la redenzione, come per il film di Sorrentino, passa per l’amore (un amore di diverso tipo) e le sue conseguenze, e sono queste che porteranno in mano il conto che c’è da pagare.

Rosario Russo è un ex-camorrista che è fuggito al proprio destino di morte ed ha ricominciato a vivere un’altra vita che, probabilmente, non era la sua: inizialmente Cupellini è molto abile ad aprire questa discrasia nella vita di Rosario, un italiano che vive in Germania, parla tedesco ma non disdegna di parlare l’italiano, non parla volentieri del proprio passato. I fantasmi seminati da Cupellini vengono dunque a galla e deflagrano poco dopo con l’arrivo di un giovane, accompagnato da un amico, che è a tutti gli effetti un vero e proprio fantasma: di lui si sa poco o nulla, tutt’al più si può immaginare qualcosa e quel qualcosa sarà, inevitabilmente e in maniera inesorabile. Da lì in poi il film prende una deriva che, obiettivamente, non sa reggere bene: all’intreccio vagamente da thriller si associa soprattutto un tentativo di lavorare sul dramma tutto psicologico che sta vivendo il protagonista, e di riflesso, anche su quello del giovane. E questo è indubbiamente il risvolto che Cupellini maneggia peggio: il tentativo di indagare questi due ambivalenti sentimenti di rivalsa, del giovane che pian piano prende consapevolezza della propria voglia di vendicarsi, e di consapevolezza, di Rosario che mette lentamente a fuoco quello che è il ritorno della sua vita precedente e sa già che il suo unico destino sarà quello di ricominciare ancora e altrove. La redenzione dunque che accumuna i due personaggi principali, e che per ovvi motivi non metteremo in relazione onde evitare di rilevare informazioni preziose sulla trama, è il bivio al quale entrambi si ritroveranno: le conseguenze, dicevamo, quelle saranno inevitabili, come quelle che aveva ben chiare Titta Di Girolamo, la cui fine (l’immersione nel cemento, senza maschera boccaglio né respiratore…) era l’unica logica conseguenza, appunto, alle sue scelte.

Ma se Sorrentino procedeva nella scomposizione del suo personaggio, da marmoreo a liquido per poi ritornare al solido del cemento armato che si rapprende (Le conseguenze dell’amore, del resto, è una pellicola di stati che cambiano, di sublimazioni/solidificazioni/evaporazioni indicibili…), Cupellini non riesce a connotare i vari cambiamenti di Rosario (i suoi cambiamenti di stato, si direbbe oggi al tempo di Facebook…) rimanendo spesso legato alla superficie delle cose anche, e soprattutto, da un punto di vista stilistico.
I vetri, gli specchi, le finestre sono gli unici luoghi in cui lo sguardo di Cupellini pare possa rifugiarsi, quasi fossero un porto sicuro, un luogo in cui poter dare un altro riflesso al proprio film, dove cercare e trovare profondità che nella pellicola poi agli effetti non ci sono. Ecco perché in fin dei conti Una vita tranquilla sembra essere una pellicola stantìa, troppo bloccata e frenata per riuscire a raccontare dei mutamenti ingombranti di un uomo, anche due volendo, le sue involuzioni, le sue condanne perpetue a cui non può sottrarsi.

Info
Il trailer di Una vita tranquilla su Youtube.
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