Quartier Lointain

Quartier Lointain

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Riesce a regalare qualche momento di ottimo cinema Quartier lointain di Sam Garbarski, tratto dal romanzo di Jiro Taniguchi e presentato fuori competizione al Festival di Roma.

Ricordi di famiglia

Tornando a casa da un viaggio di lavoro, Thomas, cinquantenne sposato, padre di famiglia ed in crisi creativa, prende il treno sbagliato e si ritrova nella città in cui è cresciuto e in cui non è più tornato da anni. Visitando la tomba della madre, Thomas è sopraffatto dai ricordi, in particolare del padre, scomparso 40 anni fa senza lasciare tracce, alla vigilia del compleanno del figlio. Questo ritorno sulle orme della sua giovinezza si trasforma in un salto nel passato. Sta forse sognando? O ha viaggiato indietro nel tempo? Tornato bambino, non ha altra scelta che ritornare a casa, dove ritrova sua sorella minore e sua madre, la scuola, i vecchi amici, le insegnanti e la ragazza di cui era segretamente innamorato. Ma subito si accorge che qualcosa è diverso: suo padre non li ha abbandonati, o almeno non ancora… [sinossi]

Per comprendere fino in fondo l’importanza di un titolo come Quartier lointain è necessario partire da una considerazione: Jiro Taniguchi è uno dei maggiori romanzieri contemporanei, da annoverare tra gli indispensabili uomini di lettere non solo per quanto concerne il panorama giapponese, ma anche rivolgendo lo sguardo al resto del mondo. Sceneggiatore e disegnatore (anche per conto di altri autori, si veda il caso emblematico di Icaro di Moebius) di manga fin dagli anni Settanta, Taniguchi ha scavato un solco non indifferente nell’immaginario narrativo degli ultimi decenni, spaziando dalla fantascienza al western, dal melodramma al filone storico. Nonostante anche tra i generi si sia distinto come una delle voci meno allineate, grazie a lavori come Il libro del vento (incursione nell’epoca Tokugawa disegnato da Taniguchi su testi di Ken Furuyama), è con le sue storie più intimiste e minimali che ha raggiunto lo status d’autore che tutti coloro che hanno a cuore l’universo del fumetto non possono esimersi dal riconoscergli. Titoli come Un cielo radioso, L’uomo che cammina o La montagna magica si contraddistinguono per il delicato ritratto dell’umanità giapponese, fotografata negli aspetti più quotidiani della propria esistenza: uno sguardo nostalgico e malinconico, cupo e carezzevole allo stesso tempo, che trova la sua più alta espressione nel capolavoro In una lontana città, pubblicato in Giappone nel 1998 con il titolo originale Harukana machi-e.

Questa premessa serve a specificare come non ci sia nessun corto circuito nella scelta di adattare In una lontana città in Europa: idolatrato nel Vecchio Continente, soprattutto in Francia, Taniguchi è autore in realtà amato più lontano dalla patria che nel Giappone stesso. Forse per via di quel mood, prettamente occidentale, che trasuda letteralmente dalle sue opere; o forse anche grazie all’utilizzo di un tratto essenziale, semplice eppure profondamente focalizzato sui dettagli. Fatto sta che nessuno si deve stupire nel vedere il grigio impiegato Hiroshi trasformarsi nel fumettista di mezza età Thomas o i paesaggi marini di Tottori cambiare forma fino ad acquistare i toni di una cittadina racchiusa tra i boschi e un lago di montagna. Nel mettere le mani su un materiale visivo e narrativo di così travolgente impatto, Sam Garbarski e il suo team di sceneggiatori hanno avuto l’intelligenza di non calcare esageratamente la mano: ben poco cambia, rispetto al manga originale, e quel poco è anche con ogni probabilità ciò che meno convince a conti fatti dell’insieme. Il rischio maggiore era quello di trasformare In una lontana città in una versione aggiornata del Ritorno al futuro di zemeckisiana memoria, quando al contrario l’opera di Taniguchi si pone in profonda antitesi con la messa in scena della fisica quantistica del capolavoro del 1985. Laddove il “ritorno indietro” di Michael J. Fox modificava, per la sua stessa impossibilità reale, lo svolgimento del tempo così come era già stato conosciuto, creando un vero e proprio paradosso, il protagonista dell’opera di Taniguchi e Garbarski regredisce all’infanzia, con l’opportunità di poterla vivere nuovamente: lo scopo essenziale non è però quello di cambiare le sorti di ciò che fu, ma di riuscire finalmente a comprendere il senso degli eventi che hanno segnato la sua vita adolescente. Non si tratta perciò di una contraffazione della storia, ma solo di un’accettazione della propria memoria, con tutto il carico di dolore e compassione che ciò può comportare.

Dal punto di vista dello stile Garbarski si conferma regista solido ma dallo sguardo non troppo personale (tratto già evidenziato nel grazioso ma esile Irina Palm), in grado però di mantenere in equilibrio con una certa naturalezza un’opera che si muove sull’ambiguo confine che distingue il dramma dalla commedia di costume. Ciò che manca è la capacità di scavare a fondo nella psicologia dei personaggi che caratterizzava l’opera originale: proprio nella scelta di eliminare tutti quei dettagli cui si faceva riferimento in precedenza è possibile cogliere la semplificazione cui, forse inevitabilmente, va incontro Quartier lointain. Anche l’escalation emotiva, a dir poco deflagrante nel tratto disegnato di Taniguchi, perde in parte consistenza sul grande schermo, a causa di una velocizzazione dei tempi che nuoce all’elemento climatico della vicenda.
Ma a risollevare le sorti del film arriva in soccorso un cast attoriale davvero in forma, guidato da un Jonathan Zaccai da lacrime agli occhi, e la freschezza registica di Garbarski. Un piccolo film, elegante e sincero, che non dovrebbe essere dimenticato in fretta, anche e soprattutto dagli addetti ai lavori: ed è un vero peccato che la direzione del Festival di Roma non abbia avuto intenzione di selezionarlo per la competizione ufficiale dove, non c’è dubbio, avrebbe fatto un’ottima figura. Schizofrenie da kermesse a parte, Quartier lointain è un’incursione nell’adolescenza che non cede al fascino del birignao e dell’eccessiva semplificazione didattica, regalando a tratti anche momenti di ottimo cinema.

Info
Il trailer di Quartier Lointain.
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