Last Night

Last Night

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Trainato dalla Knightley e dalla Mendes, non a caso sbarcate nella Capitale, Last Night ha aperto l’edizione 2010 del Festival di Roma. Scelta infelice, si dirà. Ma a ben guardare, e tenendo conto della pur fresca tradizione della kermesse ex-veltroniana, è una scelta coerente, perfetta per il red carpet. E proprio a questo si riduce Last Night. A una passerella, seppur elegante. All’apparenza, alla superficie.

Alta (in)fedeltà

New York. Una giovane coppia, bella, innamorata e benestante, viene messa alla prova, nella stessa notte, da ogni forma di seduzione e tentazione: mentre Michael è in viaggio di lavoro con la sua nuova e sexy collega Laura, sua moglie Joanna incontra per caso l’altro grande amore della sua vita, Alex. Nell’arco di sole trentasei ore, i due innamorati saranno costretti a confrontarsi con scelte che non avrebbero mai pensato di dover fare… [sinossi]

Amore e passione, fedeltà e tradimento. L’esordio alla regia della sceneggiatrice Massy Tadjedin (The Jacket nel 2005 e Leo nel 2002) gira attorno a una storia vecchia come il mondo: l’amore coniugale e le trappole (inevitabili?) della vita quotidiana, del lento logorio dei rapporti, del fascino della novità, dei fantasmi amorosi del passato e tutto quel che segue. La Tadjedin mette in scena un dramma d’interni, pericolosamente teatrale sia nella regia che nella scrittura, affidandosi a un cast potenzialmente assai interessante ma limitato da un testo claudicante, mai emotivamente coinvolgente. Il primo limite di Last Night si rintraccia proprio nello script, nella meccanicità della struttura narrativa, nella poca consistenza dei personaggi, ingabbiati in una pellicola che dovrebbe grondare sensualità ma non infiamma, e che non ha il rigore per essere un trattatello sull’amore e altri disastri.

Viaggiando costantemente su due binari paralleli (Joanna/Alex e Michael/Laura), con un montaggio conseguente e alla lunga ripetitivo, e una mise en scène senza particolari lampi, Last Night non offre nulla di nuovo allo spettatore e non rende un buon servigio al giovane cast: Keira Knightley (Joanna), Eva Mendes (Laura), Sam Worthington (Michael) e Guillaume Canet (Alex), belli ricchi famosi, finiscono per annaspare in un’opera graziosa ma in fin dei conti sterile. Il film della Tadjedin, più vicino all’Ozon di CinquePerDue – Frammenti di una vita amorosa che a Pinter, è ben confezionato, ma non riesce ad andare oltre alla patinata superficie: dietro i fulminanti sorrisi, gli occhioni luccicanti e i primi piani mozzafiato della Knightley o la carnosa sensualità della più convincente Mendes (facilitata da un ruolo più defilato e strettamente legato alla sua prorompente fisicità) c’è davvero poco. Nelle relazioni amorose ai tempi della ricca borghesia (ricchissima: “ero a Parigi per scrivere un racconto…”), in bilico tra la mondanità di New York e le precotte seduzioni europee, i cuori sembrano polimeri e i battiti risuonano costanti, prevedibili, noiosi. La collega tentatrice e il vecchio amore che ritorna entrano nella quotidianità di Joanna e Michael come le x e le y in una formula matematica. Siamo, come detto, dalle parti di CinquePerDue. Mancano la magia, la passione e il calore dei corpi.

Trainato dalla Knightley e dalla Mendes, non a caso sbarcate nella Capitale, Last Night ha aperto l’edizione 2010 del Festival di Roma. Scelta infelice, si dirà. Ma a ben guardare, e tenendo conto della pur fresca tradizione della kermesse ex-veltroniana, è una scelta coerente, perfetta per il red carpet. E proprio a questo si riduce Last Night. A una passerella, seppur elegante. All’apparenza, alla superficie. Dalla lacrima digitale del pur bravo Guillaume Canet all’impeccabile design dei vari appartamenti, dalla presenza superflua (per contestualizzare la storia tra Joanna e Alex si sarebbero potute trovare soluzioni ben più convincenti) di Griffin Dunne alla prevedibilità della sceneggiatura, tutto concorre a smorzare qualsiasi slancio emotivo.

Info
Il trailer originale di Last Night.
Il sito ufficiale di Last Night.
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