Le migliori cose del mondo

Le migliori cose del mondo

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Opera terza della paulista Laís Bodanzky e autentico fenomeno al box-office brasiliano, Le migliori cose del mondo (As mehores coisas do mundo) è un discreto prodotto per ragazzi, ma anche una commedia piacevole che cerca di affrontare i tanti fantasmi dell’adolescenza, facendolo con costrutto e con un rigore anche morale davvero meritevole.

Mio padre è gay

Mano è un ragazzo di quindici anni, adora suonare la chitarra, baciare, ridere con gli amici, e andare in bici. Gli avvenimenti repentini della vita, ed i momenti di verità della famiglia cambiano il suo modo di vedere le cose. Deve fare i conti con il divorzio dei suoi genitori e l’omosessualità di suo padre, il fratello ribelle, i conflitti con i compagni, la scoperta della sua sessualità e le gioie e le pene del primo amore… [sinossi]

Se è vero, come è vero, che il cinema brasiliano raramente volge il proprio sguardo verso le problematiche adolescenziali, è altrettanto vero (e scusate il gioco di parole) che negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, innegabilmente. Basti pensare al recente Antes Que o Mundo Acabe di Ana Luiza Azevedo che grande successo ha ottenuto in Brasile, ma anche allo stesso Le migliori cose del mondo (As mehores coisas do mundo), opera numero tre della cineasta paulista Laís Bodanzky, autentico fenomeno al box-office brasiliano e candidato numero uno per rappresentare il paese sudamericano agli Oscar. Altra connotazione, strettamente legata alla prima che abbiamo affrontato, che sviluppa un certo interesse è l’ambientazione: il cinema brasiliano si è spinto assai raramente nei meandri della media borghesia del paese, preferendo addentrarsi molto più volentieri nelle favelas piene di pezzenti, bambini sudici e armi automatiche, mentre per la  Bodanzky è piuttosto chiaro che l’obiettivo sia appunto puntato su questo lato abbastanza defilato del paese. Se pensiamo infatti a ciò che è l’immagine del Brasile nel cinema degli ultimi anni possiamo rilevare praticamente un unico filone: City of God, presentato Fuori Concorso al 55esimo Festival di Cannes per poi ricevere addirittura 4 nominations agli Oscar nel 2004, è la pellicola di Fernando Meirelles che ha in pratica riaperto le porte dei grandi palcoscenici al cinema brasiliano. Il genere è quello del crime movie, girato quasi sempre in presa diretta e sporco fino al midollo, che è poi arrivato alla sua saturazione totale con il posticcio e stordente Tropa de Elite di José Padilha, film-bufala vincitore di Berlino 2008, anche politicamente piuttosto inquietante.

Tutto ciò per dire che Le migliori cose del mondo ha senso perché sembra davvero chiudere una pratica cinematografica degenerata verso un esasperato naturalismo, e anche il fatto di essersi voluto limitare da un punto di vista meramente stilistico, evitando dunque tutte le amenità da (finto) cinéma vérité, è parsa una scelta sincera e salvifica. Con questo non vogliamo dire che la pellicola della Bodanzky sia un racconto in chiave fantastica della realtà brasiliana, quanto un film che si presenta dunque come tale, fiction che non vuole far finta di esser verità insomma. Anzi, la realtà adolescenziale della middle-class brasiliana,tra l’altro nella sua versione paulista (anch’essa poco sfruttata dal cinema principalmente carioca che si fa in Brasile), è tratteggiata in maniera piuttosto vivida, frutto di un lavoro sul campo stratosferico effettuato nelle scuole del paese che ha dato il via ad una lunga indagine per analizzare il comportamento degli adolescenti brasiliani. Anche il fatto di essersi rivolti a (quasi) tutti attori non professionisti potrebbe far pensare ad una volontà quasi neorealistica, invece per la Bodanzky tutto ciò assume tratti assolutamente non esasperati, incluse le pene d’amore e di vita che i ragazzi protagonisti del film vivono. Il vero problema di Le migliori cose del mondo semmai è un altro ed è totalmente cinematografico: solo in rari momenti riesce a far deflagrare sullo schermo quella tensione che si annida dietro a molte scene, e se è vero che in quei momenti deflagra un’immensa potenza repressa, è altresì vero che alla lunga l’effetto non è propriamente salutare da un punto di vista ritmico, è come infatti se si procedesse su una strada piena di buche e di dossi. Potrà anche essere un belvedere ma alla fine ti viene il mal d’auto.

Detto ciò, il film rimane un discreto prodotto per ragazzi, ma anche una commedia piacevole che cerca di affrontare i tanti fantasmi dell’adolescenza, facendolo con costrutto e con un rigore anche morale davvero meritevole. Proprio come i prodotti nostrani che hanno lo stesso target…

Info
Il sito italiano de Le migliori cose del mondo.
Il trailer de Le migliori cose del mondo.
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