Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

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Ammirevole dal punto di vista tecnico e artistico, Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento scalda i cuori nel vivace prologo e nel suggestivo finale, ma gira un po’ a vuoto nella parte centrale, soprattutto col personaggio della stolta Haru. Sono l’ambientazione, il rapporto tra i due ragazzi e la riflessione sul contrasto uomo/natura a impreziosire un intreccio narrativo forse troppo esile.

La lotta dell’omino per la sopravvivenza

Adattamento dei racconti dell’autrice inglese Mary Norton The Borrowers, pubblicati a partire dagli anni Cinquanta. Protagonista della vicenda una famiglia alta poco più di dieci centimetri che vive sotto le assi del pavimento “prendendo in prestito” dalle case oggetti di uso comune. Ma un giorno la piccolissima quattordicenne Arrietty incontra casualmente il giovane Sho, l’umano che è andato a trascorrere la convalescenza nella casa dell’anziana nonna… [sinossi – catalogo Festival di Roma]

Prima della fluidità dell’animazione, della cura per i dettagli, del character design e di tutte le possibili considerazioni sui successi ai box office asiatici e sulla distribuzione internazionale del nuovo gioiello dello Studio Ghibli, Arrietty (Karigurashi no Arrietty) dell’esordiente Hiromasa Yonebayashi ci offre la possibilità di parlare di sopravvivenza, interna ed esterna al lungometraggio. La sopravvivenza dei piccoli protagonisti della pellicola e del racconto di Mary Norton, i “rubacchiotti”, e la sopravvivenza dello Studio Ghibli, da anni alla ricerca di un possibile erede del duo Miyazaki/Takahata. Una ricerca possibile? Sostituire due monumenti della Storia del Cinema d’Animazione è forse impresa disperata, nonché insensata: meglio limitarsi a una successione che non provochi scossoni qualitativi, narrativi e stilistici. Dal futuro dello Studio Ghibli, in fin dei conti, non si possono attendere miracoli, ma continuità e solidità: evitare il tracollo post zio Walt della Casa del Topo è il primo obiettivo.

Superato a fatica il trauma della prematura scomparsa del delfino Yoshifumi Kondo, che aveva esordito brillantemente alla regia con Whisper of the Heart (Mimi wo sumaseba, 1995), i vertici dello Studio Ghibli hanno dovuto registrare una serie di sostanziali fallimenti, bocciature o mancate incoronazioni. Dal grazioso The Cat Returns (Neko no Ongaeshi, 2002) di Hiroyuki Morita al discusso esordio di Goro Miyazaki, I racconti di Terramare (Gedo Senki, 2006), fino all’imprevista defenestrazione del pur bravissimo Mamoru Hosoda [1], la sensazione del mancato passaggio generazionale sembra offuscare l’orizzonte. Arrietty, nonostante i pregi e qualche difetto, sembra ribadire una verità che tutti dovrebbero già sapere: l’arte di Hayao Miyazaki e Isao Takahata non è replicabile, semmai si potrà proseguire nella stessa direzione, ma attraverso altri talenti, altre personalità. Al momento, quantomeno dal punto di vista squisitamente commerciale, gli incassi asiatici confermano l’appeal del marchio Ghibli. Sarà interessante verificare la risposta, mai particolarmente vivace, degli spettatori italiani – l’ammirevole progetto della Lucky Red, rimarcato dall’omaggio organizzato durante il Festival del Film di Roma 2010, rappresenta una sorta di piccola rivoluzione culturale.

Torniamo ai rubacchiotti e alla loro sopravvivenza. Arrietty, scritto da Miyazaki e Keiko Niwa, riporta sullo schermo i minuscoli personaggi di Mary Norton, che qualcuno ricorderà nella versione live action I rubacchiotti (The Borrowers, 1997) di Peter Hewitt, con John Goodman e Jim Broadbent (e uno sconosciuto Hugh Laurie). In linea con le produzioni dello Studio Ghibli e con la poetica miyazakiana, il film trascina lo spettatore in una dimensione intrisa di magia ed ecologismo, pittorico realismo e suggestioni fantasy. Sulla ricchezza cromatica dei fondali, del lussureggiante bosco, e sulla minuziosa ricostruzione del mondo dei rubacchiotti, in primis la casa delle bambole, visivamente vicina alle stanze lussureggianti della strega Yubaba de La città incantata (2001), si adagiano dolcemente l’impossibile storia d’amore tra la piccola Arrietty e il giovane Sho e la lotta per la sopravvivenza del popolo dei rubacchiotti. Yonebayashi, che cita e omaggia con eleganza Il mio vicino Totoro (1988) di Miyazaki e Heisei tanuki gassen pompoko (1994) di Takahata, osserva il mondo dal punto di vista di Arrietty e della sua famiglia, più vicini a insetti e animali che all’uomo: ancora una volta, seppur con meno forza e incisività, lo Studio Ghibli affronta il tema fondamentale del rapporto tra l’uomo e la natura.

Ammirevole dal punto di vista tecnico e artistico, Arrietty scalda i cuori nel vivace prologo e nel suggestivo finale, ma gira un po’ a vuoto nella parte centrale, soprattutto col personaggio della stolta Haru. Sono l’ambientazione, il rapporto tra i due ragazzi e la riflessione sul contrasto uomo/natura a impreziosire un intreccio narrativo forse troppo esile.
L’esordio di Hiromasa Yonebayashi, animatore di fiducia dello Studio Ghibli [2], rilancia il problema della successione [3] e, allo stesso tempo, ribadisce l’elevatissimo livello qualitativo dello Studio Ghibli, non a caso punto di riferimento della benamata Pixar di Lasseter and Co. L’accurata scelta dei colori, i fondali abbacinanti e i delicati character design sono il tratto distintivo della fabbrica dei sogni di Koganei.

Note
1. Scelto per dirigere Il castello errante di Howl, Hosoda (La ragazza che saltava nel tempo, Summer Wars) venne sostituito da Miyazaki, poco soddisfatto della piega presa dal progetto.
2. Prima di Arrietty, Yonebayashi è stato responsabile delle animazioni del cortometraggio Mei and the Kitten Bus (2003) di Hayao Miyazaki e del lungo I racconti di Terramare, animatore chiave di Ponyo sulla scogliera, Il castello errante di Howl, La città incantata e via discorrendo.
3. Prima di fasciarci troppo la testa, riportiamo il titolo della nuova e attesissima pellicola di Isao Takahata, The Tale of the Bamboo Cutter, che dovrebbe essere seguita dall’ultima fatica di Hayao Miyazaki. I grandi maestri, insomma, continueranno a stupirci.
Info
Il sito ufficiale giapponese di Arrietty.
Arrietty su facebook.
Il trailer italiano di Arrietty.
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