Ti presento un amico

Ti presento un amico

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Ti presento un amico, nuovo capitolo nella filmografia dei fratelli Vanzina, dà l’idea di partire sconfitto, per quanto si presenta dimesso. Poche idee, poca verve, poca voglia di raccontare.

Storie d’amore, di corna e di borsette firmate (c’è grossa crisi)

Marco è un giovane manager italiano che lavora a Londra, nel marketing di una grande azienda di cosmetici. È single, ma convive con una ragazza italiana che lavora anche lei nella capitale inglese. La vita dei manager è dura. Siamo in pieno tempo di crisi e la sicurezza del “posto” di lavoro vacilla. E infatti la compagna di Marco viene licenziata. Travolta dalla paura del futuro, la ragazza decide di tornare in Italia dove si è risentita con il suo “ex”, un giovanotto ricco che le garantisce tranquillità. Marco digerisce male questa ennesima sconfitta sentimentale. Lui è alla ricerca di una donna giusta, ma non riesce a trovarla. Inoltre, anche nel lavoro, sembra che la situazione di Marco stia per precipitare: gli comunicano che il Grande Capo di Milano vuole vederlo urgentemente per importanti comunicazioni. [sinossi]

“Con la crisi che c’è” e “Sarà colpa della crisi?”. Bastano poche battute di film per capire dove stanno andando a parare i Vanzina bros. in questa ultima loro fatica. Il loro solito blando riferimento ai problemi quotidiani viene dunque fagocitato e limitato a qualche riferimento di sceneggiatura, poche battute buttate veramente lì a caso, mentre nella sostanza i fratellini continuano a insistere nel loro cinema alto-borghese che se ne frega letteralmente della crisi, che non conosce nulla oltre gli abiti firmati e le grandi griffe, che continua a far finta di attaccare un mondo (quello alto-borghese appunto) per continuare come sempre a blandirlo. Il cinema dei Vanzina, come mirabilmente ricordato da Enrico Giacovelli nella sua Breve storia del cinema comico in Italia, è fatto di “Una lunga serie di false commedie di costume con pretese sociologiche […] come negli spot pubblicitari da cui questi film, emuli dei peggiori telefoni bianchi, stentano a distinguersi nei loro infiniti passaggi televisivi”. Ti presento un amico è, come detto, lo specchio di tutto ciò, nella sua versione peggiore, va detto. Anche perché in realtà il film, più che interessarsi al quotidiano, pare unicamente sforzarsi di essere riconosciuto per quel che (non) è: una sophisticated-comedy che guarda ai corrispettivi d’Oltremanica e d’Oltreoceano, che sogna Sliding Doors e Notting Hill, i quartieri bene di Londra (come nel precedente South Kensington), che sogna di trasformare il bel anatroccolo Raoul Bova nello Hugh Grant de Noantri. Tutte intenzioni, per carità, perché tutto è suggerito, nel migliore dei casi, e il miraggio della commedia romantica internazionale rimane tale, colpa soprattutto di una scrittura banale e mai come in questo caso piatta e per nulla brillante.

La cosa che fa più ridere, però, è che a ben vedere i Vanzina oggi sono stati tagliati fuori dal cinema nazional-popolare italico: lo si poteva notare dalla scarsa affluenza di giornalisti presenti alla proiezione stampa romana, ma anche dal poco battage pubblicitario con il quale è stata lanciata la pellicola. L’impressione è che oggi i Vanzina siano diventati quasi di nicchia, perdonateci il termine, schiacciati sul filone trash da Neri Parenti e le sue Vacanze a… (con tanto di giornalisti e critici invitati sul set a vedere le riprese del prossimo Natale in Sud Africa, a spese della produzione s’intende…) e in quello brillante da Brizzi Martani & Bruno (già campioni d’incasso con i due Notte prima degli esami, Ex e ora Maschi contro femmine). Anche al box-office per i Vanzina rischia di essersi chiuso lo spazio, vedremo con questo Ti presento un amico cosa succederà, ma la sensazione è che vengano premiati di più quando si danno alla commedia a episodi (vedi Un’estate al mare e Un’estate ai Caraibi).

Dicevamo, dunque, che quest’ultima fatica dei Vanzina dà l’idea di partire sconfitta, per quanto si presenta dimessa. Detto dei vaghi riferimenti all’attualità, e in particolare quelli al mondo del lavoro (presentato con una faciloneria ed un’irrealtà sconvolgenti: basti dire che un responsabile marketing viene promosso e diventa un “tagliatore di teste” delle risorse umane…ma quando mai!), rimangono i soliti brandelli di “senso di vita” sparsi qua e là all’interno della pellicola (e anche questo è divenuto ormai un vero e proprio marchio di fabbrica del cinema vanziniano) e una valanga di ingarbugliamenti sentimentali da far paura. Il mattatore dovrebbe (e vorrebbe) essere Bova che, in pratica, passa in rassegna l’intera pattuglia femminile del film (più che discreta se analizzata nel mero ambito estetico, più discutile su quello prettamente attoriale, fatto salvo per Sarah Felberbaum che comincia a farsi notare per entrambe le cose): il risultato è al limite del parossitico, anche se Bova tutto è tranne che un brutto uomo, soprattutto per come si combinano narrativamente i vari incroci.
Ti presento un amico è tutto qui: difficile dire se tra qualche anno qualcuno potrà studiare il nostro paese proprio attraverso questo genere di film. Noi, quel giorno, vorremmo comunque non esserci…

Info
Il trailer di Ti presento un amico.

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