The People vs. George Lucas
di Alexandre O. Philippe
Ritmata da un incedere incalzante, che mescola le varie interviste a materiale di repertorio e inserti video tra i più disparati, The People vs. George Lucas è una vera e propria elegia della cultura/spettacolo: nonostante manchi della potenza deflagrante di un’altra opera a lei affine, il clamoroso The King of Kong di Seth Gordon, il documentario di Philippe riesce a tratteggiare il volto solitamente meno raccontato della società dello spettacolo a stelle e strisce, senza per questo dimenticare mai lo spirito goliardico e profondamente autoironico che lo guida. Presentato a Roma 2010.
Revenge of the Geeks
Da più di dieci anni il creatore di Star Wars è sulla graticola: gli adepti della saga sono in subbuglio per il modo in cui il loro mentore l’ha stravolta, prima ritoccando la trilogia originale e poi creando quella nuova. Il risultato? Un processo mediatico senza esclusione di colpi tra un cineasta e il suo pubblico raccontato da uno dei documentari più attesi dell’anno. Un esilarante reportage ma anche una riflessione penetrante sulla fatidica domanda: a chi appartiene l’opera d’arte? Al creatore o al fruitore? Oltre al divertimento irresistibile di parodie e rifacimenti, pochi film hanno saputo raccontare con la stessa persuasività, di recente, quanto il cinema possa segnare vita e fantasia delle persone… [sinossi]
Nel suo piccolo Alexandre O. Philippe, giovane regista del Colorado, si sta segnalando come uno dei più particolari cantori del grande romanzo americano, quell’infinito intrico di storie, leggende, miti popolari che compongono l’anima stessa della cultura statunitense. La sua filmografia si sviluppa lungo tre lungometraggi documentari, tutti invariabilmente pressoché sconosciuti in Italia, che tracciano le coordinate di un percorso coerente, dissezionando con ironia e sagacia l’american way of life: era stato così per il suo primo lavoro sulla lunga distanza, Chick Flick: The Miracle Mike Story (2003), in cui si ripercorrevano le “gesta” del celeberrimo pollo Mike, che nell’immediato dopoguerra riuscì a sopravvivere per ben diciotto mesi pur essendo privo della testa e divenne in breve tempo una vera e propria attrazione itinerante negli USA rurali delle fiere agricole.
L’anno successivo fu poi la volta di Earthlings: Ugly Bags of Mostly Water (2004), in cui i protagonisti erano i fan sfegatati di Star Trek: ed è proprio da qui che bisogna partire per riuscire a comprendere appieno la parabola documentarista di Philippe. Dopo aver mirato al cuore del mito dell’Enterprise, infatti, il cineasta deve averci preso gusto, visto e considerato che la sua terza incursione dietro la videocamera l’ha portato a confrontarsi con il vero e proprio monolite della fantascienza e del fantasy degli ultimi trent’anni.
Non esiste, con ogni probabilità, un solo essere umano nato in occidente tra gli anni Sessanta e i Settanta che non abbia passato una parte della propria infanzia a combattere idealmente accanto al giovane Luke Skywalker, seguendo i sempre illuminati precetti di Yoda e del defunto Obi Wan Kenobi: per una o più generazioni la saga di Guerre Stellari non è stata solo un film, ma si è trasformato in un ideale poetico, punto d’ispirazione, opera capitale sia da un punto di vista emozionale che etico/filosofico. Esemplificativo di tutto ciò è il numero spropositato di omaggi e citazioni che la trilogia originale (quella composta da Guerre Stellari, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello jedi, e prodotta tra il 1977 e il 1983) si è vista tributare nel corso degli anni, a partire da Kevin Smith per approdare dalle parti di Matt Groening e di Toy Story 2 della Pixar: attestati di stima e affetto che ben sintetizzano il ruolo di primaria importanza svolto dai tre film ideati e (in parte) diretti da George Lucas.
Anche per questo motivo, quando il regista di American Graffiti annunciò che avrebbe portato sul grande schermo anche una seconda trilogia, in grado di fungere da prequel di quella già esistente, raccontando l’infanzia, l’adolescenza e l’ingresso nel mondo adulto di Anakin Skywalker/Darth Vader, il popolo di nerd cresciuto a pane e Jabba the Hutt entrò letteralmente in fibrillazione. La delusione cui questa enorme fetta di pubblico andò incontro, arrivando a considerarsi orfana e tradita, è oramai storia, ed è per l’appunto la storia che Philippe ha deciso di raccontare in The People vs. George Lucas.
Il film è una divertente incursione nel mondo dei fan sfegatati della saga originale, e della loro lotta (che è arrivata a scomodare perfino le sedi legali) contro il trattamento che ne sta facendo Lucas. Ma forse, se si trattasse solo di questo, non sarebbe neanche il caso di perderci troppo tempo sopra: a colpire davvero nel segno non è tanto il resoconto di un rapporto di amore e odio che non ha eguali nella storia del cinema contemporaneo (e che, dal suo punto di vista, Philippe tratta con una certa ambiguità, attaccando duramente Lucas salvo ritrattare parzialmente nella seconda metà del film), quanto le annotazioni e le riflessioni che sorgono spontanee a latere dell’intera vicenda.
The People vs. George Lucas è infatti una vera e propria discesa agli inferi del fenomeno dei nerd: è nella loro esistenza, nella messa in scena della paranoia ossessiva che li guida che si può arrivare a cogliere il senso più intimo e profondo del film. In un’America schizoide e quasi autistica esistono centinaia di persone disposte a passare una buona parte della propria vita a lavorare sul rifacimento in plastilina di una singola sequenza della saga; persone che si dichiarano indignate e offese perché nel rifacimento digitale del primo film (capitolo IV dell’intera saga) quando Han Solo uccide il sicario nel bar spara per secondo e non per primo; persone che arrivano a dirigere parodie horror con protagonisti i teneri orsetti ewok, in un’opera contrassegnata dal geniale titolo Don’t Go in Endor Wood.
Philippe dimostra di saper raccontare un sottobosco tutt’altro che secondario nella società consumistica contemporanea, allargando il discorso anche al mondo al di fuori degli Stati Uniti, come dimostrano le interviste in Francia e (soprattutto) in Giappone. Ritmata da un incedere incalzante, che mescola le varie interviste – alcune a personaggi celebri del mondo del cinema e del fumetto, altre a semplici appassionati cultori – a materiale di repertorio e inserti video tra i più disparati, The People vs. George Lucas è una vera e propria elegia della cultura/spettacolo: nonostante manchi della potenza deflagrante di un’altra opera a lei affine, per stile e fini (il clamoroso The King of Kong di Seth Gordon, incentrato sui record mondiali raggiunti dai campioni di Donkey Kong, il famoso videogioco della Nintendo), il documentario di Philippe riesce a tratteggiare il volto solitamente meno raccontato della società dello spettacolo a stelle e strisce, senza per questo dimenticare mai lo spirito goliardico e profondamente autoironico che lo guida. E mettendo un’intera generazione alla berlina, con il sorriso sulle labbra. Che la forza sia con voi!
Info
Il trailer di The People vs. George Lucas.
Il sito ufficiale di The People vs. George Lucas.
- Genere: documentario
- Titolo originale: The People vs. George Lucas
- Paese/Anno: USA | 2010
- Regia: Alexandre O. Philippe
- Sceneggiatura: Alexandre O. Philippe
- Fotografia: Robert Muratore
- Montaggio: Chad Herschberger
- Interpreti: Adam W. James, Anthony Waye, Dale Pollock, Damian Hess, Daryl Frazetti, Derek Ambrosi, Doug Jones, Edward Hines Jr., Gerardo Rodrigues Sanchez, Glenn Kenny, Ian Freer, Joe Haldeman, Joe Nussbaum, Jonathan London, Joseph A. Covas, Michael Arias, Neil Gaiman, Richard Sandling, Richie Mehta, Todd Hanson
- Colonna sonora: Jeeve, Jon Hegel
- Produzione: Exhibit A Pictures, Quark Films
- Durata: 93'




















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