Il responsabile delle risorse umane

Il responsabile delle risorse umane

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L’israeliano Eran Riklis con Il responsabile delle risorse umane mette in scena un viaggio alla scoperta dell’umanità del protagonista e dei suoi surreali compagni di strada.

Alla ricerca dell’Io perduto

Il responsabile delle risorse umane del più grande panificio di Gerusalemme è in crisi esistenziale: la moglie lo ha lasciato, la figlia si è distanziata e lui si sente intrappolato in un lavoro che detesta. Una delle sue dipendenti, una straniera, rimane uccisa in un attentato suicida, ma nessuno reclama la salma e l’azienda è accusata di indifferenza e disumanità. Per appianare le cose, l’uomo intraprende un viaggio che lo porterà da Gerusalemme fino al villaggio della donna morta in un paese post-sovietico, a capo di un convoglio funebre formato dal figlio ribelle di lei, un insopportabile giornalista e un console bislacco… [sinossi]

Dopo l’insegnamento umanista di Il giardino di limoni (vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Berlino 2008), Eran Riklis torna nelle sale (per l’Italia è d’obbligo ringraziare la Sacher per la distribuzione) con Il responsabile delle risorse umane , tratto dall’omonimo romanzo di Abraham B. Yehoshua (edito da Einaudi nel 2004).
Protagonista in senso lato si potrebbe dire che sia il viaggio all’avanscoperta delle risorse umane sopite, attraverso un “pretesto” narrativo che, visto superficialmente, potrebbe apparire fuorviante, ma che aderisce perfettamente all’affresco che lo scrittore Yehousha tratteggia della sua terra intrecciandosi con la poetica di Riklis. Il film prende il là, infatti, da un episodio che ormai è all’ordine del giorno nelle nostre cronache: una donna rimasta vittima di un attentato terroristico a Gerusalemme.
Il punto di vista assunto è quello del responsabile delle risorse umane (Mark Ivanir), il quale apprende la notizia tramite l’accusa infamante di «mancanza criminale di umanità» pubblicata da un giornalista della stampa locale (esplicito il riferimento al potere che assume l’informazione in un’atmosfera in cui la guerra è tra “poveri” più che tra potenti).

La povera Yulia, emigrata con le sue speranze in Terra Santa, possiede come unico segno di riconoscimento il cedolino dello stipendio del panificio per cui lavorava nonostante fosse stata licenziata già da un mese ed il responsabile delle risorse umane non ne era al corrente, tanto più che non ricordava quel volto tra tanti.
La sua prima reazione da “soldato” del sistema non può che rispondere alla logica di salvaguardare l’immagine dell’azienda, così il responsabile delle risorse umane cerca di ricostruire la storia lavorativa e privata di Yulia.
Mosso in un primo tempo dal dovere, col dipanarsi della storia, le pieghe della coscienza si dispiegano lasciando il posto alla vera ricerca. Con un viaggio on the road dai toni picareschi si viaggia da Gerusalemme al villaggio natio di Yulia in un paese post-sovietico, immedesimandosi con un uomo in crisi esistenziale ed in compagnia del “serpente” – il giornalista (Guri Alfi), il figlio della donna (Noah Silver), la console bizzarra (Rozina Cambos) e suo marito (Julian Negulesco), senza dimenticare la bara della donna.

Il responsabile delle risorse umane tratteggia con la delicatezza incisiva e personale di Riklis le tappe il cui punto di arrivo/ripartenza sono le origini passando per la morte e per i silenzi, non tombali ma estremamente catartici.

Innegabile è l’intensità di quei volti che nel corso della storia acquistano dignità e identità. Con stile dolcemente ironico, il regista israeliano, documentarista poetico del suo tempo e della sua gente, ci culla nel viaggio immersi tra steppe aride e clima gelido sfatando, a suo modo, il luogo comune per cui un carro armato può farsi simbolo di “terreno umano”.

Scelto come candidato israeliano per la corsa agli Oscar e già vincitore del maggior premio cinematografico israeliano, l’Ophir, e del Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Locarno, ci piace augurarci che Il responsabile delle risorse umane possa vincere la battaglia più impegnativa e decisiva: «non siamo né in oriente né in occidente», siamo di fronte, quasi con contatto epidermico, ad una “passione in tre atti” di sentimenti umani.
Per far nostre le parole del romanzo di Yehoshua: «Nonostante il responsabile delle risorse umane non si fosse cercato questa missione, adesso, nella luce soffusa e radiosa del mattino, ne capiva il significato sorprendente».

Info
La scheda de Il responsabile delle risorse umane su Wikipedia.
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