I due presidenti

I due presidenti

di

I due presidenti di Richard Loncraine, sull’amicizia tra Clinton e Blair, contiene tutto ciò che un film politico non dovrebbe mai permettersi.

Tutti gli amici del Presidente

Film incentrato sui rapporti che Tony Blair ha intrattenuto, tra il 1994 ed 2001, con i presidenti degli Stati Uniti Bill Clinton e George W. Bush… [sinossi]

Spiderman ci ha insegnato che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”: Richard Loncraine con I due presidenti (The Special Relationship), ci dimostra come la filosofia dell’Uomo Ragno possa essere applicata alle dinamiche internazionali della scena politica degli anni Novanta.
L’impianto diplomatico costituisce la sua rete di azione celando i retroscena politici dietro l’immagine delle “special relationship” che legano i diversi Paesi: cosa accade quando queste “amicizie politiche” si trasformano in autentiche sintonie umane fra i capi di Stato? È questo quello che cerca di raccontare il regista di Riccardo III, alle prese con il controverso rapporto fra due delle personalità più importanti della scena internazionale degli anni a cavallo fra i due millenni: Tony Blair e Bill Clinton, leader della “sinistra” dei rispettivi Paesi.

I due presidenti, terzo capitolo – dopo The Deal e The Queen – della trilogia dedicata al Primo Ministro inglese, punta i riflettori sulla parentesi temporale che va dal 1992 al 2001, gli anni che videro l’affermarsi della simbiosi politica fra la superpotenza americana e il governo britannico: destreggiandosi fra il noto sexual-gate che sconvolse gli Stati Uniti e la discussa guerra in Kosovo, il film cerca di ritrarre due figure chiave della contemporaneità sottolineando la loro umanità fatta di insicurezze e di desiderio di adempiere ai propri doveri di politico senza dimenticare quelli di “uomo”. Progetto ambizioso che cerca di tradurre una realtà complessa in un film di immediatissima fruizione, il lungometraggio è fortemente condizionato da una serie di letture superficiali degli eventi che finiscono per inficiare la validità del prodotto finale e la sua aderenza alla veridicità dei fatti.
Richard Loncraine elimina le stratificazioni politiche che fanno parte della quotidianità internazionale, dando vita a un poco credibile “tête-à-tête” anglo-americano che sembra considerare il resto del mondo (Unione Europea in primis) come una zavorra rispetto alle proprie prospettive ideali di sviluppo e di coesione.

I due presidenti manca di una qualsivoglia analisi politica del fenomeno Clinton-Blair e non si dimostra capace di inserire le vicende storiche del cruciale decennio in un quadro che tenga conto anche della molteplicità di opinioni contrarie a quelle dei due leader: la visione di Loncraine infatti tende a idealizzare al massimo le figure dei personaggi, rappresentati come idealisti al servizio del proprio popolo e (in una riflessione dal respiro più ampio) come difensori della libertà nel mondo. Il concetto di esportazione della democrazia che verrà poi portato alle estreme conseguenze dall’amministrazione Bush trova negli anni Novanta le proprie radici, germinate proprio dalle scelte  compiute dalla coppia di “amici presidenti”: l’allenza anglo-americana agli occhi di Loncraine è invece fonte di saggezza e di desiderio di rinnovamento politico, da far passare attraverso la consapevolezza dell’unitarietà della comunità mondiale.
I due presidenti vorrebbe improntare la propria struttura sul doppio livello del pubblico e del privato, alzando il sipario su tutto ciò che i discorsi ufficiali, le conferenze stampa e gli equilibri diplomatici nascondono agli occhi degli elettorati. Se appare poco convincente la raffigurazione politica del rapporto fra Clinton e Blair, quella che dovrebbe dar voce alla sfera personale dei protagonisti è ancor meno coerente e verosimile: il quadretto umano tratteggiato da Locraine lambisce i confini della caricatura, enfatizzando al massimo i dati caratteristici della coppia di presidenti, pur senza puntare all’imitazione del personaggio. Basti pensare in questo senso alla primissima sequenza del film che riproduce il primo incontro nello Studio Ovale fra il Presidente degli Stati Uniti e il futuro Primo Ministro inglese, con quest’ultimo che si aggira per i locali della residenza presidenziale più famosa del mondo come uno scolaretto in gita.

Al di là delle notazioni sulle personalità riprodotte da Loncraine, appaiono poco credibili anche le situazioni che il film propone come contesto della special relationship narrata, come per esempio quella che descrive la presa di conoscenza da parte di Cliton e di Blair della terribile pulizia etnica nei Balcani: i due più importanti capi di Stati della scena internazionale apprendono del genocidio in atto per mano di Milosevic tramite la televisione e lo commentano al telefono mentre uno (Clinton) sgraffigna cibo dalle cucine della Casa Bianca e l’altro (Blair) è parcheggiato sotto le coperte insieme alla moglie.
The Queen di Stephen Frears riusciva a restituire un’identità forte al racconto (grazie anche a una regia solida che nell’alternanza fra fiction e immagini di repertorio trovava il proprio naturale completamento), inserendosi con determinazione fra le pieghe della politica interna senza dimenticare la crucialità del ruolo di Elisabetta II, la cui figura appariva coerentemente intessuta nel panorama di crisi intranazionale generata dalla prematura scomparsa della principessa Diana. I due presidenti è invece un film insoluto, che manca di un focus approfondito sui personaggi e che non riesce a tirare le fila del proprio discorso sul connubio fra politica e rapporti personali: al di là infatti delle basi di riflessione appuntate qua e là nel corso della pellicola risulta difficile comprendere quale sia la lettura che Loncraine vuole dare di Clinton e Blair tanto da far assumere al lungometraggio le sembianze di un “bignami” sulla contrapposizione fra Bene e Male, su ciò che è “giusto” e sbagliato. Classico nella propria impostazione e girato con estrema linearità, il film ha una chiara impronta televisiva ma non è in grado di prendere le distanze dal più piatto e retrivo gioco del campo controcampo, portato avanti stancamente e senza una reale progettualità.
I due presidenti si rivela essere un’occasione sprecata: la controversa pagina politica degli anni Novanta ha profondamente influenzato i successivi sviluppi internazionali, andando a porre alcune delle basi degli squilibri diplomatici che colorano la cronaca quotidiana. A dispetto dell’importanza del tema e della molteplicità di sfaccettature che caratterizzano i due protagonisti, Loncraine non riesce a dare profondità al proprio lavoro che finisce per non soddisfare le aspettative.

Info
Il trailer de I due presidenti.
  • i-due-presidenti-2010-the-special-relationship-richard-loncraine-04.jpg
  • i-due-presidenti-2010-the-special-relationship-richard-loncraine-03.jpg
  • i-due-presidenti-2010-the-special-relationship-richard-loncraine-02.jpg
  • i-due-presidenti-2010-the-special-relationship-richard-loncraine-01.jpg

Articoli correlati

Array
  • Archivio

    Ruth & Alex RecensioneRuth & Alex – L’amore cerca casa

    di Quella di Loncraine è una commedia narrata sottovoce, nel segno di una gestione essenziale, quasi pudica, delle emozioni; registicamente timido, narrativamente non sempre equilibrato, Ruth & Alex mostra comunque intelligenza e sostanza.