American Life

American Life

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Negli anni Cinquanta di Revolutionary Road a spingere sentimenti eversivi nella mente di April/Kate Winslet erano il dilagante conformismo e la caccia alle streghe di McCarthy; oggi a far muovere Verona/Maya Rudolph, protagonista di American Life, è forse la crisi unita a una sfiducia ormai sempre più evidente nel We Can di Obama. Eppure, oggi, la speranza di un futuro c’è.

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Burt e Verona sono una coppia di trentenni in attesa un bambino. La gravidanza procede bene fino a quando i due ricevono una notizia improvvisa e sconvolgente: gli eccentrici genitori di Burt annunciano che lasceranno il Colorado per trasferirsi in Europa. A questo punto, viene a cadere l’unica ragione per la quale avevano deciso di stabilirsi lì. Dove e vicino a chi dovranno mettere su casa per crescere il bambino in arrivo? I due ragazzi partono così per un viaggio che li porterà a far visita ad amici e familiari, in città diverse, per valutare tutte le possibili opzioni… [sinossi]

Il titolo American Life – ritoccato all’italiana, in originale era il ben più cattivo Away We Go – rende comunque bene l’idea di quanto la pellicola possa essere affine al percorso registico di Sam Mendes: l’oggetto delle indagini dell’ex autore teatrale è sempre il cosiddetto American Dream, quel sogno americano venduto e spacciato da Hollywood in larga parte del mondo. Un sogno che se nel precedente Revolutionary Road sembrava essersi rifugiato in un vicolo cieco, ed eravamo negli anni Cinquanta, oggi non può che essere altrove (ecco il senso di quel andiamocene via del titolo originale). A ben vedere, Revolutionary Road era un film che connotava temporalmente in maniera molto vivida la fine delle illusioni dell’America: le casette a schiera, i giardini curati, le oldsmobile parcheggiate nel vialetto davanti casa, il lavoro fisso sacro e inviolabile, il treno dei pendolari che Di Caprio prendeva tutti i giorni, erano insomma tutti tasselli di inattaccabili e inappuntabili di un raggiunto status sociale.

Eppure, almeno secondo Mendes, è lì che si sono formate le prime crepe all’interno di questo sistema. Crepe che hanno incominciato a investire il privato, la coppia, le aspirazioni di un universo (quello femminile) fino ad allora messa letteralmente in disparte e che cominciava a pretendere qualcosa. Oggi, e arriviamo ad American Life, la situazione è nettamente cambiata.
Attenzione, Sam Mendes non sembra dire migliorata, ma semplicemente cambiata. La società, in sintesi, non è decisamente quella degli anni Cinquanta: Verona, la protagonista di American Life, non è April (la bellissima triste Kate Winslet) e sa benissimo che solo reagendo potrà riuscire a non fallire, come tutto ciò che la riguarda sembra presagire. In questo c’è una convinzione del tutto diversa tra i due ritratti femminili: April non vede realizzarsi un futuro davanti a lei se non come ombra silenziosa del marito, anche Verona non lo vede ma fa di tutto per vederlo, non si chiude dentro casa a subire le violenze (psicologiche e non) del marito ma esce alla ricerca (appunto) del proprio futuro.

Continuando a giocare e a ricercare i fili (critici) forse inesistenti tra i due film è interessante notare come Verona non abbia i genitori, persi entrambi quando era giovane: non ci sembra folle pensare che i suoi genitori siano quelli della generazione di Revolutionary Road, entrambi morti come morto è l’American Dream che (forse) inseguivano vanamente o da cui altrettanto vanamente fuggivano. Solo così, sciolta da ogni legami, da ogni vincolo di una generazione senza passato, per Verona ci sarà la possibilità di salvarsi, di trovare altre basi sopra le quali costruire il proprio futuro. Un futuro che passa necessariamente un luogo che, oggi come ieri, riveste una fondamentale importanza sociale, la famiglia. Il luogo, appunto, dove i sentimenti di una nazione si fanno sempre più radicali ed estremi: e se negli anni Cinquanta a spingere sentimenti eversivi nella mente di April/Kate Winslet erano il dilagante conformismo e la caccia alle streghe di McCarthy, oggi a far muovere Verona/Maya Rudolph, protagonista di American Life, è forse la crisi unita a una sfiducia ormai sempre più evidente nel We Can di Obama.
Eppure, oggi, la speranza di un futuro c’è ed è nel ventre di una donna. Mentre per la protagonista di Revolutionary Road quel bambino che portava in grembo era il simbolo della frustrazione di ogni ambizione personale, e l’aborto era l’unica strada percorribile per fuggire da tutto ciò, per Verona al contrario quel bimbo che si porta appresso in giro per gli States non è altro che la speranza di una base per il (proprio) futuro. Un futuro che, tra l’altro, non ha neanche tanto senso andare a cercare altrove perché spesso è lì, sotto i nostri occhi.

Info
Il trailer italiano di American Life.
Il trailer originale di American Life.
American Life sul canale YouTube Movies.
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