Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero

Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero

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Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero è il terzo appuntamento con gli adattamenti dei romanzi di C.S. Lewis; anche stavolta ci si aggira nei meandri della mediocrità.

Uomini e topi di buona fede

Edmund e Lucy sono alle prese con la ricerca dei sette signori perduti di Narnia, che il principe Caspian – ora divenuto re – ha promesso ad Aslan di ritrovare. I nostri eroi questa volta dovranno raggiungere i confini del Mondo attraversando oceani e terre lontane e misteriose per salvare la loro amata Narnia da un destino avverso… [sinossi]

Tempi d’oro, almeno sotto il profilo degli incassi al botteghino, quelli che sta vivendo da un decennio a questa parte la cinematografia fantasy. L’onda lunga generata dal successo planetario della trasposizione jacksoniana de Il signore degli anelli non si è ancora placata, e la letteratura di genere viene saccheggiata con regolarità annua: solo fermandosi agli ultimissimi mesi, è possibile rintracciare la prima parte dell’ultimo appuntamento con Harry Potter e Il regno di Ga’Hoole: la leggenda dei guardiani di Zack Snyder, tratto dai lavori di Kathryn Lasky. In attesa che venga svelato il mistero intorno alla lavorazione di The Hobbit, attesissimo adattamento per il grande schermo del capolavoro di J.R.R. Tolkien a cura di Peter Jackson, approda nelle sale italiane Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero, terzo capitolo della saga de Le cronache di Narnia dopo Il leone, la strega e l’armadio (2005) e Il principe Caspian (2008). Protagonisti di questa nuova avventura nello sterminato e multiforme universo di Narnia sono due dei quattro fratelli Pevensie, eroi dei primi episodi: ai giovani Edmund e Lucy (Peter e Susan, oramai nel pieno dell’adolescenza, non possono più mettere piede nel reame magico: su questo punto si tornerà in seguito) si aggiunge lo scorbutico e “privo di fede” cugino Eustace. I tre ragazzi, insieme al principe Caspian e alla sua coraggiosa ciurma dovranno scoprire cosa è successo alle persone che sono scomparse in mare dopo essere state avvolte da una cupa foschia verdastra.

Andrew Adamson, regista dei primi due film (nonché “papà” dell’orco Shrek), veste qui esclusivamente i panni del produttore, e lascia il compito di lavorare dietro la macchina da presa all’affidabile Michael Apted (nella sua non sempre convincente filmografia andrebbero quantomeno ricordati Chiamami aquila, Gorilla nella nebbia e Conflitto di classe): una sfida non di poco conto, visto che si tratta con ogni probabilità del romanzo chiave per comprendere a fondo l’etica che guidava la penna di C.S. Lewis. L’intero ciclo de Le cronache di Narnia, infatti, rappresenta una vistosa e priva di compromessi allegoria cristiana, il cui epicentro è rappresentato dalla figura del leone Aslan, raffigurazione fin troppo evidente della divinità: anche nel romanzo Il viaggio del veliero, dunque, combattimenti, fughe rocambolesche e insidie non sono altro che l’immagine riflessa di un discorso sulla necessità di “una fede priva di dubbi” che troverà il suo massimo compimento ne L’ultima battaglia, capitolo finale che Lewis diede alle stampe nel 1956.
Ed è probabilmente in questo che risiede la principale insidia per chiunque volesse cercare di confrontarsi cinematograficamente con il materiale letterario lasciato in eredità da Lewis: perché in una saga così complessa il fantasy rappresenta solo ed esclusivamente la pellicola protettiva dietro la quale nascondere il substrato morale e filosofico che guidava la penna del docente di Oxford. Pur cercando di smussarne gli angoli, e provando ad aggirare l’ostacolo piuttosto che ad abbatterlo (operazione, questa, che sarebbe risultata a dir poco impossibile), gli autori dell’adattamento per il grande schermo non sono stati comunque in grado di evitare che Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero si trasformasse in un esercizio di fede al di là di ogni ragionevole dubbio. Invischiato in un percorso formativo ricco di retaggi del cristianesimo più reazionario ed estremista, il film finisce per implodere anche e soprattutto da un punto di vista strettamente spettacolare: l’azione procede stancamente, senza particolari guizzi e lasciando ancora una volta i personaggi in superficie, senza alcuna reale volontà di approfondirne sentimenti e umori. Così i ricatti seduttori del male (ovvia ripresa delle tentazioni di biblica memoria) appaiono più che altro come misere sporcature atte a distogliere di quando in quando l’attenzione da un contesto che non lascia molta traccia di sé.

Girato in 2D e gonfiato in fase di post-produzione nel formato stereoscopico, Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero si rivolge agli appassionati di fantasy, con la speranza di trovare nuovi adepti tra gli spettatori più giovani, grazie a personaggi in computer grafica come l’ardimentoso topo spadaccino Reepicheep, ma senza rendersi conto di non avere molte carte da giocare in proprio favore. Resta l’impressione di un progetto acefalo fin dal principio, condotto stancamente avanti in una rotta che non può presagire nulla di buono. Perché nel 2010 davvero non si riesce a capire come si possa portare in scena un elogio della purezza dell’infanzia in cui la crescita adolescenziale venga vista come peccato dal quale è impossibile redimersi, sperando di veicolare il messaggio anche e soprattutto tra quegli stessi giovani adulti che il film (e il libro) mette alla berlina.
Assai discutibile da un punto di vista filosofico e religioso, professionale ma privo di particolari intuizioni sotto l’aspetto registico (dove comunque si avverte uno scarto positivo rispetto al precedente Il principe Caspian), Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero è un capitolo terzo destinato a non lasciare molta traccia di sé. Eccezion fatta, forse, per il box office…

Info
Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero, il trailer.
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