Le avventure di Sammy

Le avventure di Sammy

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Nel mediocre (tranne rare eccezioni) palinsesto cinematografico di Natale, Le avventure di Sammy potrebbe ritagliarsi un posto nel cuore dei più piccini, ma non è da escludere che anche gli adulti abbiano qualcosa da imparare durante la visione.

Sperduto (nel) mare

Storia di una tartaruga marina dalla nascita alla maturità, dal 1959 a oggi. Avanzando verso il mare poco dopo esser nato su una spiaggia della California, il cucciolo di tartaruga Sammy trova – e un attimo dopo perde – l’amore della sua vita, una piccola e graziosa tartaruga di nome Shelly. Nel corso dell’epico viaggio attraverso gli oceani che tutte le tartarughe compiono prima di tornare sulla spiaggia dove sono nate, Sammy affronta ogni tipo di pericolo nella speranza di ritrovare Shelly… [sinossi]

Una spiaggia della California, ai giorni nostri: una tartaruga cinquantenne, Sammy, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita, fin da quando uscì (faticosamente) dal guscio e prese (ancor più faticosamente) la via dell’oceano. A ben vedere Le avventure di Sammy, lungometraggio d’animazione in 3D diretto dal cineasta e produttore belga Ben Stassen, è davvero tutto qui, racchiuso nel peregrinare capriccioso, indomabile e difficoltoso di una giovane tartaruga marina che non sa accontentarsi di seguire la corrente – come fanno tutti gli altri membri della sua specie – ma vorrebbe al contrario poter esplorare il mondo in lungo e in largo, con l’idea fissa di scoprire il mitologico passaggio segreto che le permetterebbe di scoprire un nuovo mondo. E così, pedinando la scia lasciata dalla tenera testuggine e dal suo grande amore Shelly – nella quale il protagonista si è imbattuta quando strisciava neonato in direzione dell’acqua, e mai dimenticata –, il film trascina lo spettatore da un capo all’altro del globo, dallo stretto di Panama all’Antartide, fino al ritorno sulle natie spiagge nordamericane da dove era iniziato tutto.

Nel tracciare frettolosamente una mappatura dell’animazione contemporanea, spesso e volentieri si tende a dimenticare il ruolo svolto dall’Europa: un errore dovuto sia allo strapotere (economico ma ancor più estetico) della produzione giapponese e statunitense, ma ancor più forse al livello artistico finora raggiunto nel Vecchio Continente. Per quanto di nomi da segnalare in Europa ve ne siano, eccome, soprattutto puntando la bussola verso nord e est, è indubbio che i prodotti più smaccatamente mainstream paghino pesantemente dazio se paragonati ai rivali d’oltreoceano e d’Asia: in tal senso i meccanismi diabolici innestati dalla supposta panacea del 3D non hanno fatto altro che acuire tale distanza, impoverendo allo stesso tempo una cinematografia che dovrebbe con ogni probabilità cessare la rincorsa a modelli ancora irraggiungibili e trovare una propria personale e riconoscibile via estetica. Ciò detto, un prodotto come Le avventure di Sammy, opera seconda del padrone della belga nWave Ben Stassen dopo l’ancora inedito – nel nostro paese, ça va sans dire – Fly Me to the Moon, merita un approfondimento a parte: per quanto il film non sia privo di difetti, dovuti in gran parte alla smisurata voglia di semplificare al massimo ogni singolo dettaglio della trama, edulcorandolo a tal punto da poter essere comprensibile e conciliante anche e soprattutto per bambini in età ampiamente prescolare, è possibile riscontrare al suo interno alcune peculiarità che meritano di essere messe a fuoco con maggiore attenzione.

Partendo dall’aspetto meramente tecnico, Le avventure di Sammy è un’opera tutt’altro che raffazzonata: la stessa stereoscopia, senza dubbio uno dei motivi per cui la Eagle si è decisa a distribuirlo nel nostro paese, è trattata con una grazia e una competenza altrove completamente dimenticata. Certo, Stassen non perde mai occasione per ricordare al suo pubblico che si sta confrontando con un’opera in 3D, e quindi lo martella con pesciolini pronti quasi a bucare lo schermo e via discorrendo, ma la profondità di campo è effettivamente a tratti ben calibrata, in particolar modo nelle prime sequenze in acqua, con il piccolo Sammy alla deriva sulla zattera. Il character design convince solo a metà, apparendo in alcuni casi fin troppo ripetitivo, e lascia ancora una volta a desiderare il disegno degli esseri umani, ancor più scialbi se inseriti in un progetto che prevede per i protagonisti animali un tratto tondeggiante, pupazzesco, ricco di carinerie in alcuni casi persino superflue.

La sceneggiatura, come già detto, si trattiene su timbriche adatte a un pubblico infantile, e al di là del canovaccio che sorregge l’intera architettura c’è davvero poco da annotare, eccezion fatta per la palese ripresa da un lato di mirabili esempi dell’animazione contemporanea come Alla ricerca di Nemo di Andrew Stanton e Lee Unkrich (partorito dalla sempre meritevole Pixar nel 2003), e dall’altro di documentari naturalistici pensati per il grande schermo come L’incredibile viaggio della tartaruga di Nick Stringer, approdato nelle sale italiane poco più di un anno fa. Resta il sempre valido discorso ambientalista,  che mette in guardia i più piccoli – e non solo – sui danni che l’uomo sta provocando all’ambiente che lo circonda. Ciò che veramente scopre la piccola tartarughina Sammy durante il suo tumultuoso viaggio è un mondo in cui la natura viene continuamente martoriata dall’essere umano, che la inquina, la distrugge e non la rispetta. Inquinamento, caccia alle balene, disboscamento, sono solo alcuni dei temi che la pellicola belga affronta, pur senza avere il coraggio di osare fino in fondo. Nel mediocre (tranne rare eccezioni) palinsesto cinematografico di Natale, Le avventure di Sammy potrebbe ritagliarsi un posto nel cuore dei più piccini, ma non è da escludere che anche gli adulti abbiano qualcosa da imparare durante la visione…

Info
Il trailer italiano de Le avventure di Sammy.

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