I fantastici viaggi di Gulliver

I fantastici viaggi di Gulliver

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La feroce allegoria anti-sociale del romanzo di Swift I viaggi di Gulliver scompare completamente nella trasposizione cinematografica di Rob Letterman. Non resta che ammirare il vero effetto speciale de I fantastici viaggi di Gulliver: l’irresistibile Jack Black.

Lillipuziani si nasce

Per compiacere la donna di cui è innamorato, Lemuel Gulliver, addetto alla posta di un quotidiano newyorchese, si imbarca in un lungo viaggio che lo dovrebbe condurre nel triangolo delle Bermuda. Durante la traversata la sua nave viene, però, affondata da una tempesta e Gulliver sbarca fortunosamente sull’Isola di Lilliput, abitata da minuscoli ometti che hanno creato una civiltà di stampo elisabettiano… [sinossi]

Tornando a ritroso nel tempo, il primo incontro tra la Settima Arte e il celeberrimo romanzo dell’irlandese Jonathan Swift I viaggi di Gulliver risale al 1902, quando il saltimbanco per eccellenza del cinema degli albori, Georges Méliès, portò a termine Le voyage de Gulliver à Lilliput et chez les géants, racchiudendo le avventure del titolo in appena quattro minuti di pellicola. Tra i molteplici adattamenti succedutisi nel corso dei decenni, vale la pena ricordare quantomeno il notevole I viaggi di Gulliver (1939) di Dave Fleischer, nel quale si assiste a uno dei più mirabili utilizzi del rotoscopio. Grande ammiratore del romanzo di Swift è invece Hayao Miyazaki il quale, oltre ad aver prestato in gioventù la sua arte in qualità di interpolatore per Gulliver’s Travels Beyond the Moon (1965) di Masao Kuroda e Sanae Yamamoto, trasse dalla terza parte dell’opera del 1735 l’idea di Laputa, l’isola nel cielo protagonista del clamoroso Laputa, il castello nel cielo (1986).
Questo cappello introduttivo serve anche a far comprendere come, in fin dei conti, nessuno sentisse davvero la necessità dell’ennesimo adattamento di un’opera così ampiamente sfruttata nel corso ella storia del cinema: eppure destava non poca curiosità la presenza di Jack Bòack nelle vesti dell’avventuriero protagonista de I fantastici viaggi di Gulliver.

Tra tutti i comici dell’ultima generazione sfornata da Hollywood, Black è senza dubbio uno dei più anarcoidi: la sua stessa presenza scenica, deflagrata in una corporalità massiccia, lo pone come esempio di un approccio alla commedia umorale, viscerale, dirompente e devastante. Esattamente quel tipo di goffaggine che potrebbe trasformarsi in arma letale qualora si avesse a che fare con una popolazione alta non più di quindici centimetri. Non è dunque un caso che l’intero film ruoti esclusivamente intorno al gigantesco (per i lillipuziani) Lemuel Gulliver, ulteriore nerd nella galleria di personaggi di Black, stavolta addetto allo smistamento della posta interna in un quotidiano di New York: per una serie di casualità, dettate in primis dall’amore che nutre verso una collega, il sedentario e metropolitano Gulliver si ritrova in balia delle onde dalle parti del triangolo delle Bermuda. La tempesta lo trascina sull’isola di Lilliput, abitata da uomini microscopici in perenne lotta contro i vicini blefuschiani: dopo essere stato considerato un mostro, diventerà un eroe popolare. Se si escludono i numerosi effetti speciali indispensabili per riuscire a rendere credibile un incontro dal dislivello metrico così particolare (e l’utilizzo del 3D è completamente accessorio, poco meno di una truffa ai danni degli spettatori, costretti a pagare un sovrapprezzo sul biglietto per poter “godere” della stereoscopia), I fantastici viaggi di Gulliver versione Letterman (che con i giganti aveva già avuto a che fare nel divertente Mostri contro Alieni, e che qui per la prima volta affronta la regia di un live-action) si riduce a una sequela di sketch e gag giocate tutto intorno al buffonesco personaggio di Black. Per convincere i lillipuziani di essere il re della lontana isola di Manhattan, Gulliver trascina nella sua vicenda personale elementi tratti da vari oggetti di culto dell’arte popolare degli ultimi trent’anni, da Guerre stellari a Titanic, passando per i concerti dei Kiss. Ed è proprio giocando sul feticcio pop che I fantastici viaggi di Gulliver riesce a destare un pur minimo interesse nello spettatore, e a condurlo alle risate: lo scontro frontale tra i detriti del mondo occidentale e la società ottocentesca di Lilliput produce un effetto comico naturale, decisamente non disprezzabile.

Come spesso accade, solo le prime due parti del romanzo (i piccoli lillipuziani e i giganteschi abitanti di Brobdingnag) trovano spazio sullo schermo, in quanto si tratta degli elementi più facilmente riconducibili a un’estetica fantasy: è ancor più triste, per quanto prevedibile, constatare come la feroce allegoria anti-sociale di Swift, carica di pessimismo e critica verso la cosiddetta “civiltà” occidentale, scompaia completamente nella trasposizione cinematografica di Letterman. Se si eccettua un pacifismo all’acqua di rose quel che rimane è solo una sguaiata commedia dai toni esagerati almeno quanto le proporzioni del suo sconclusionato protagonista.
Se I fantastici viaggi di Gulliver merita una visione non è certo per gli effetti speciali, né tanto meno per lo scellerato uso delle nuove tecnologie, ma solo per lo stato di forma di un attore troppo spesso ridotto a semplice macchietta priva di una reale profondità. E quando nelle movenze del suo Gulliver, Black fa intravvedere le ombre del Dewey Finn dell’ottimo School of Rock di Richard Linklater, c’è perfino il tempo per una rapida commozione.

Info
Il trailer de I fantastici viaggi di Gulliver.
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