Draquila – L’Italia che trema

Draquila – L’Italia che trema

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Uno dei film più controversi della scorsa stagione esce in dvd, distribuito da Bim: Draquila – L’Italia che trema di Sabina Guzzanti, che molto aveva fatto discutere e che sembra essere già stato rimosso.

Un’inchiesta che prende il via dal terremoto dell’Aquila del 2009 per indagare la politica dell’emergenza e dei grandi eventi gestita in modo discutibile dalla Protezione Civile, il cui direttore, Guido Bertolaso, è un uomo nominato da Silvio Berlusconi. [sinossi]

L’occasione dell’uscita per il mercato dell’home video della pellicola di Sabina Guzzanti, Draquila – L’Italia che trema, ci offre lo spunto per ragionare intorno a uno dei film più discussi della scorsa stagione cinematografica. In primo luogo possiamo constatare, con vivida delusione, che passato qualche mese e una volta spentasi l’eco polemica intorno alla stessa, della pellicola della Guzzanti non v’è più quasi traccia. Persino nelle innumerevoli classifiche di fine anno che hanno spopolato sui giornali e sulle riviste (cartacee e non, anche sulla nostra ad esser sinceri) di Draquila non c’è traccia, eppure al momento della sua uscita in molti si levarono a incensare il lavoro della Guzzanti (tranne chi, per ovvi motivi politici lo stroncò, così come capita al cinema di Michael Moore). Cosa è successo allora, perché Draquila passato qualche mese non è più in cima alle preferenze della critica?

A mio avviso è facilmente ipotizzabile la presenza di un duplice motivo: il primo è collegato al fatto che, almeno per una buona fetta della critica che ne tesseva le lodi, c’era diciamo così un interesse corporativo, o meglio politico, nel prendere le parti del lavoro della Guzzanti. Che non si fosse insomma, in realtà, interessati veramente al film ma semplicemente al messaggio che mandava. Ovvio che questo andazzo provoca come reazione il fatto che, una volta che certe tematiche vengono superate da altre (nella logica della realtà delle cose, soprattutto con una classe dirigente e un paese tutto che forniscono sempre nuovi spunti di meditazione…), del film non rimanga più nulla.
Il secondo, parzialmente collegato al primo, è costituito dal fatto che ancora c’è da registrare una considerazione pressoché nulla del cinema documentario: cioè, per la critica (e ancor di più per il pubblico), un film che indaga il reale, come questo Draquila, magari come film a sé può essere considerato un ottimo prodotto ma in relazione al cinema “vero” (così si sente dire in giro, come se quello documentario fosse un cinema di serie B) perde di consistenza. Questo è anche uno dei motivi per cui i grandi festival hanno più o meno tacitamente escluso dalle competizioni i documentari, soprattutto dopo la vittoria di Fahrenheit 9/11 a Cannes qualche anno fa (non a caso voluta da Quentin Tarantino, uno che dei generi se ne è sempre fatto beffa…).

Detto ciò, si capisce perché larga parte della critica italiana, al momento di tracciare un bilancio della stagione appena trascorsa, si sia diciamo così dimenticata del film di Sabina Guzzanti: semplicemente il film non era stato visto, non era stato veramente amato, ci si era limitati a valutarne e ad apprezzarne l’impegno civile, il messaggio (una delle più grandi bestemmie cinematografiche, ma tant’è). E questo è stato il delitto più grande che si possa aver fatto a un film come questo: perché se c’è un film che davvero dà il senso di cosa significhi per una cineasta sporcarsi le mani, rimestare nella merda (fisica e metafisica che sia), lavorare sulle emozioni partendo da temi così incandescenti, questo è davvero Draquila.
Speriamo vivamente che l’uscita di questo bel doppio dvd edito dalla BIM possa in un certo senso far rivalutare appieno il senso di un’operazione rischiosissima (ma riuscita): aiuteranno senza dubbio tutto ciò gli abbondanti extra di cui è ricca la confezione, una serie cioè di interviste in alcuni casi tagliate dal film per motivi diciamo così legali (come quella al figlio Ciancimino ad esempio che, come di consueto, fa nomi e cognomi), in altre eliminate per funzioni narrative (vedi quella a Giuliani, il fisico che parla della sua macchina prevede-terremoti, alla quale la Guzzanti aveva “contrapposto” quella di un fisico dei laboratori del Gran Sasso, da sempre molto scettici sull’utilità e il funzionamento della macchina cattura-Radon inventata da Giuliani).
E poi temi scartati invece per semplici motivi di durata: il criterio di assegnazione delle case da parte della Protezione Civile, con un programma informatico basato su un misterioso quanto perfetto algoritmo matematico; un’indagine puntuale e molto interessante sugli psicologi che hanno collaborato nel controllo delle masse all’interno dei campi, un vero e proprio tavolo di lavoro e di prova su come si possa ottenere la delega totale dalle persone costringendole al nulla (nei campi tutto è deciso dall’alto, l’orario dei pasti, la sveglia e la ritirata, mancano inoltre luoghi di aggregazione e di socializzazione), Mengele probabilmente avrebbe pagato oro per questa manodopera; e ancora, il personaggio che forse più di tutti aveva colpito all’interno del film, un uomo un genio (e un perché): il professor Colapietra, fluviale narratore nonché impressionante amante e difensore della città de L’Aquila, unico a rimanere nonostante quasi le minacce subite per forzarlo a lasciare la casa dove risiedeva (nonostante i pericoli fossero minimi, se non inesistenti).

Insomma, di materiali, oltre al film, ce ne sono molti. Dato il contenuto di queste nostre parole ci sentiamo ovviamente di consigliare un acquisto in tal senso: c’è ancora tempo per rivalutare questo grande film, oltre tutti i suoi “messaggi” pur sacrosanti. Basta volerlo.

Info
Il trailer di Draquila – L’Italia che trema su Youtube.
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