The Unjust

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Presentato alla Berlinale 2011, The Unjust cerca di mettere in scena la corruzione dilagante e le connivenze tra malavita, polizia e magistratura, ma non riesce ad andare oltre i soliti cliché e soprattutto non riesce a coniugare toni alti e bassi, dramma e commedia. Un prodotto esile nonostante le ambizioni, ben distante dalle più acute rappresentazioni dell’ambiguità e dell’inadeguatezza della polizia coreana di pellicole come Memories of murder e The Chaser.

Internal Affairs

Un serial killer sta terrorizzando la cittadinanza e la pressione sulle forse dell’ordine è diventata insostenibile per le autorità. In un vortice di errori procedurali, illegalità e corruzione, il capitano Choi Cheol-gi viene incaricato di “risolvere” il caso ad ogni costo, anche scovando un finto colpevole da consegnare ai media e all’opinione pubblica. Ma il piano non è perfetto… [sinossi]

Erano promettenti le premesse produttive e narrative dell’intricato poliziesco The Unjust, blockbuster coreano selezionato per la sessantunesima edizione del Festival di Berlino. In primis, Ryoo Seung-wan, classe 1973, regista e sceneggiatore con alle spalle numerosi successi, soprattutto di pubblico, come The City of Violence, ArahanCrying Fist – Pugni di rabbia [1]. Cinema di puro intrattenimento, molto dinamico, mai privo di una certa dose di ironia, in linea con l’approccio della new wave coreana ai generi cinematografici.

Dalle sequenze action – non molte, a dire il vero – e da qualche brillante dialogo arrivano gli spunti più interessanti di un film che non risolleva di molto le sorti creative di Ryoo dopo il deludente Detective Lee. Ricorderemo qualche coreografica scazzottata, qualche battuta servita su un piatto d’argento al brillante Ryu Seung-beom e lo schianto dell’ascensore, ma anche e soprattutto la sterilità di un intreccio che avanza meccanicamente, una colonna sonora onnipresente e a tratti indisponente e una regia non all’altezza dei citati The City of Violence e Crying Fist. Non convincono pienamente nemmeno le performance attoriali dei tre protagonisti: Ryu Seung-beom (Joo Jang, il giovane procuratore), star del box office dai tempi del gioiellino Conduct Zero (2002), gigioneggia in ogni sequenza, costretto sempre sopra le righe da un ruolo con troppe venature grottesche; Hwang Jeong-min (il capitano Choi Cheol-gi), lontanissimo dallo stimolante ruolo di Seok-joong in You Are My Sunshine, si ritrova intrappolato in un personaggio visto troppe volte sullo schermo e che smarrisce il naturale carisma dopo poche sequenze; Yoo Hae-jin (Woochi, King and the Clown) lavora da buon caratterista, facilitato dal minor minutaggio, anche se il suo personaggio (il losco Jang Seok-gu) non si discosta dalla rappresentazione sovraccarica e grottesca di Ryu.

The Unjust cerca di mettere in scena la corruzione dilagante e le connivenze tra malavita, polizia e magistratura, ma non riesce ad andare oltre i soliti cliché e soprattutto non riesce a coniugare toni alti e bassi, dramma e commedia: scandendo la narrazione con un montaggio a tratti troppo frammentario e rappresentando in maniera quasi caricaturale alcuni personaggi, il film finisce per allentare la tensione, annacquando action e detection. Funzionano l’iniziale frenesia delle breaking news, alcuni incontri/scontri tra Joo e il suo superiore e, dal punto di vista spettacolare, le scene di violenza, ma nel complesso The Unjust è un prodotto esile nonostante le ambizioni, ben distante dalle più acute rappresentazioni dell’ambiguità e dell’inadeguatezza della polizia coreana di pellicole come Memories of murder di Bong Joon-ho e The Chaser di Na Hong-jin.

Note
1.
The City of Violence e Crying Fist sono disponibili in dvd, distribuiti da CGHV e Eagle.
Info
The Unjust sul sito del Kofic.
Il trailer originale di The Unjust.
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