Les contes de la nuit

Les contes de la nuit

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Diviso in episodi come il precedente lavoro in silhouette Principi e principesse, Les contes de la nuit è un altro tassello del cinema “educativo” di Michel Ocelot, ammirevole nel suo tentativo di avvicinare culture diverse, spesso in conflitto.

Ombre e nebbia

Ogni notte, una ragazza, un ragazzo e un vecchio tecnico di laboratorio si trovano in un piccolo cinema che sembra abbandonato, ma in realtà è ricco di meraviglie. I tre amici inventano, ricercano, disegnano e si travestono. Recitano tutte le storie che vogliono in una notte magica dove tutto è possibile – le streghe e le fate, re potenti e gli stalieri, lupi mannari e donne bellissime senza pietà, le cattedrali e le capanne, città d’oro e fitte foreste… [sinossi]

Selezionato in concorso al sessantunesimo Festival di Berlino, il nuovo lungometraggio del cineasta e animatore transalpino Michel Ocelot ci lascia un retrogusto un po’ amaro, nonostante la consueta eleganza della messa in scena e l’apprezzabile leggerezza del racconto. Les contes de la nuit è realizzato con la tecnica delle silhouette, resa immortale da Lotte Reiniger, e in 3D: dall’unione tra passato e presente, tradizione e innovazione, non potevamo che aspettarci di più. Infatti, se dal punto di vista narrativo le fiabe di Ocelot rappresentano una sana alternativa a buona parte dell’animazione commerciale, non convince l’utilizzo del 3D. L’applicazione della tridimensionalità all’animazione in silhouette avrebbe potuto esaltare i solitamente fantasiosi e suggestivi fondali di Ocelot, enfatizzando la profondità di campo – il pensiero corre alla multiplane camera [1] e alle sorprendenti sequenze nel bosco del capolavoro disneyano Biancaneve e i sette nani – e amplificando le suggestioni visive di una tecnica che, oramai fuori dal tempo, sembra non smarrire mai la sua magia: invece il 3D si rivela superfluo, quasi ininfluente a livello visivo. Più una scelta commerciale che artistica.

Spendiamo due parole sull’approccio alle favole di Ocelot. Può far storcere il naso la rielaborazione dei testi originali da parte dell’animatore francese: Ocelot rifiuta i finali amari o tragici, riscrivendoli e aggiornandoli a una sorta di politically correct. L’operazione, tuttavia, è apertamente dichiarata e il peccato ci sembra veniale. In fin dei conti, la poetica del cineasta transalpino, oramai consolidata, non è mai cambiata e le sue opere si sono sempre rivolte con apprezzabili intenti didascalici a un pubblico giovane. Ed è interessante e condivisibile, ad esempio, il tentativo di sensibilizzare piccoli e grandi spettatori sul potere dell’immaginazione e dell’arte, sulle infinite risorse della letteratura, della pittura, del teatro, della storia. Les contes de la nuit, diviso in episodi come il precedente lavoro in silhouette Principi e principesse (2000), è un altro tassello del cinema “educativo” di Michel Ocelot, ammirevole nel suo tentativo di avvicinare culture diverse, spesso in conflitto – da recuperare prontamente i vari Kirikù e la strega Karabà (1998), la sua opera più riuscita, Kirikù e gli animali selvaggi (2005) e Azur e Asmar (2006), realizzato in computer grafica.

A livello tecnico, detto del 3D, non convince pienamente nemmeno la realizzazione dei fondali, eccessivamente stilizzati e poco dettagliati. Si veda soprattutto l’episodio The Chosen One and the City of Gold, narrativamente godibile ma penalizzato dalla rigidità geometrica dei fondali della città d’oro. Molto meglio, in questo senso, la resa visiva dell’ambientazione africana dell’episodio Boy Tam-TamLes contes de la nuit, a ben vedere, è una sorta di mancato passo in avanti rispetto a Principi e principesse: Ocelot, a cui perdoniamo più che volentieri le evidenti concessioni commerciali, ripropone comunque un’opera quasi “miracolosa”. Il cinema di silhouette, in barba al tempo che passa e alla calata quasi barbarica delle nuove tecniche, (r)esiste ancora, regalandoci ad esempio l’allegria, la spensieratezza e l’eleganza dell’episodio Ti Jean et la belle-sans-connaître.

Note
1. William Garity brevettò la multiplane camera della Disney, che la sperimentò nel cortometraggio The Old Mill (Silly Symphony, 1937). L’effetto tridimensionale contribuì alla magnificenza di lungometraggi come Biancaneve e i sette nani (1937), Pinocchio (1940) e Fantasia (1941). La sirenetta (1989) è l’ultimo classico della Disney che ha utilizzato la multiplane camera, mandata in pensione dai processi digitali.
Info
Il sito ufficiale de Les contes de la nuit.
Les contes de la nuit su facebook.
Il trailer originale de Les contes de la nuit.
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