Pina

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Wim Wenders indaga il mondo di Pina Bausch, acclamata coreografa e ballerina, morta per cancro nel luglio del 2009. Tre balletti creati tra il 1978 e il 2006 ripresi in stereoscopia dal regista tedesco.

Il ballo di Pina

Il regista Wim Wenders dirige in 3D Pina, un tributo dedicato all’acclamata coreografa e ballerina Pina Bausch. Il progetto si era momentaneamente arrestato poco dopo la morte della Bausch avvenuta per cancro nel luglio del 2009. La produzione del film è ripartita poco tempo dopo sotto la spinta di Wenders e della compagnia teatrale della Bausch, la Tanztheater Wuppertal. Pina sarà composto da tre dei balletti creati dalla Bausch: “Café Müller”, con cui debuttò nel 1978, “The Rite Of Spring” del 1975 e “Full Moon” del 2006. [sinossi]

Signore e signori ecco a voi Pina Bausch. Con un sospiro, una delicata dissolvenza, uno dei più grandi autori della cinematografia tedesca, il maestro Wim Wenders, introduce al grande pubblico cinematografico internazionale un’artista che forse di presentazioni ulteriori non avrebbe bisogno, ma che probabilmente ora sarà ancora più acclamata, celebrata, ricordata anche da chi ancora non conosceva la sua arte.
Pina Bausch è morta nel 2009, improvvisamente, a causa di una malattia che ha troncato la sua carriera di direttrice del Tanztheater Wuppertal, e che ha costretto tutto il suo corpo di ballo a sperimentare il vuoto, l’assenza di un figura che anche nel film di Wenders si comprende essere stata di grandissimo carisma e creatività. Tutti i componenti del suo gruppo di artisti sono chiamati a raccontarla ma non in maniera convenzionale. Tutti silenziosamente, timidamente guardando nella macchina da presa, sfiorano la personalità di Pina presentandola attraverso le parole che ha detto a ciascuno di loro. Basta ricordare un minimo incoraggiamento, un suggerimento affettuoso, un gesto o uno sguardo, e tutti i giovani e meno giovani artisti legati al Wuppertal, ricostruiscono la figura della Bausch per regalarla a Wenders e a chi ora ha il privilegio di guardare il suo film.

Pina è un omaggio, non un necrologio, è un atto di amore, non un documentario biografico. È un’operazione con cui Wenders cerca di mostrare, di far vedere, niente di più e niente di meno, perchè tanto basta. Perchè non è necessario costruire una struttura a un film come questo, a un personaggio come questo. Le performance del corpo di ballo si alternano una dopo l’altra sul palco e sullo schermo, tra passi e movimenti che parlano della coreografa molto meglio di qualsiasi voce fuori campo. Pina è con i suoi ballerini, con i suoi allievi ai quali ha insegnato un modo nuovo di esprimersi, di usare il proprio corpo, di inventare di creare un rapporto con il palcoscenico e con gli oggetti di scena, con gli elementi fondamentali, l’acqua e la terra su tutti, presenti ossessivamente in numerosi spettacoli da lei diretti. Ballerini attori che per Wenders girano per le strade di Wuppertal e inseriscono il proprio corpo in movimento negli spazi urbani, tra le persone, improvvisando ogni tipo di coreografia in luoghi inimmaginabili che acquistano un senso diverso, una valenza spirituale al passaggio e al volo degli artisti.. Poetico e sognante, il film di Wenders è esteticamente affascinante, a tratti violento, nonostante l’utilizzo del 3D non sempre si incorpori alla perfezione con i movimenti degli attori.
Per le riprese teatrali forse la nuova teconologia è superflua e non aggiunge la profondità aspettata, tuttavia negli esterni e in alcune riprese ravvicinate, si manifesta con grande potenza visiva e fa apprezzare ancora di più la capacità dei ballerini di appropriarsi dello spazio dove danzano.
La sala della Berlinale, piena fino all’inverosimile, in piedi applaude, come se gli artisti fossero lì, come alla fine di una delle performance che ha reso celebre Pina. Un applauso che non è un addio, ma soltanto l’ovazione dovuta dopo l’inchino, mentre cala il sipario.

Info
Il trailer italiano di Pina
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