Piranha 3D

Piranha 3D

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Piranha 3D, vale a dire Alexandre Aja che gioca con il film con predatori mostruosi e lo trasforma in una sarabanda ludica e infernale. Un horror esasperato e in alcuni tratti ai limiti del demenziale, che gioca sui corpi (plastificati) e sui famelici pesciolini riprodotti in digitale, e sembra omaggiare più che il capostipite di Joe Dante alcune digressioni della Troma o della Asylum.

Bambole, birre e bikini

Lake Victoria, Arizona. Ogni anno la popolazione di questa tranquilla località passa da 5mila a 50mila abitanti durante le “vacanze di primavera”: una settimana di sole, mare e baldoria per gli studenti americani. Ma quest’anno i vecchi abitanti del luogo non dovranno fare i conti solo con le sbronze e gli schiamazzi dei vacanzieri: a Lake Victoria sta per scatenarsi il terrore. Quando una scossa tellurica libera dai fondali del lago banchi di pesci preistorici carnivori, una improbabile comitiva di turisti deve unire le forze per non finire sbranata dalle fauci affilate dei nuovi “residenti”. [sinossi]
Stiamo girando un porno, mica un melodramma!
L’operatore del film porno, Piranha 3D

Per comprendere in che modo un’operazione produttiva come Piranha 3D, ideale remake del classico dell’orrore (a low budget) di Joe Dante, prenda nettamente le distanze dalla pratica comune di riportare in vita – spesso contro la loro stessa volontà – film più o meno intoccabili, basterebbe anche solo citarne una delle prime inquadrature: nel bel mezzo del lago che di lì a poco sarà testimone di una delle peggiori carneficine della storia del cinema “bestiale”, un uomo è seduto sulla sua barca. Il pescatore è interpretato da Richard Dreyfuss, e sta canticchiando Show Me the Way to Go Home, vale a dire la stessa folk song che l’attore intonava insieme ai suoi compagni di caccia in una delle più celebrate sequenze de Lo squalo di Steven Spielberg. Qualsiasi spettatore dovesse leggere in questo incontro stereoscopico con i piranha il sapore di un cinema esagerato, spaccone e da encefalogramma piatto, sarebbe il caso che tenesse a mente la sequenza che è stata appena citata: è in questi particolari, disseminati in lungo e in largo nel corso della pellicola, che è possibile scorgere il volto consapevole di Alexandre Aja, il regista scelto per la bisogna. Il trentatreenne cineasta francese, che dopo l’interessante Alta tensione (2003) sembrava essersi perso per strada dalle parti di Hollywood, prima con il mediocre remake del craveniano Le colline hanno gli occhi (2006) e quindi con lo stanco e prevedibile Riflessi di paura (2008), sfodera in questa occasione una messa in scena davvero convincente. In un film prodotto dalla Dimension Film, ma che sarebbe stato perfettamente a suo agio nel listino di sua maestà Roger Corman, Aja riesce a far sposare tra loro elementi narrativi ed estetici che potrebbero apparire a prima vista impossibili da amalgamare. Se la trama abbandona quasi da subito qualsiasi riferimento diretto al film del 1978 – e anche al seguito firmato da un esordiente James Cameron – lo fa per occhieggiare senza vergogna verso il già citato prototipo spielberghiano del 1975: è da lì che deriva il personaggio di Elisabeth Shue, sorta di versione in gonnella di quello interpretato quasi quarant’anni fa da Roy Scheider; è da lì che provengono le inquadrature subacquee di “avvicinamento” del pericolo mortale; è sempre da lì, infine, che viene ripreso il contesto della festività balneare. Con una modifica sostanziale che acquista un valore quasi politico: se nel film di Spielberg l’enorme squalo bianco iniziava a banchettare a ridosso della ricorrenza del quattro di luglio, portandosi dunque con sé un peso storico tutt’altro che irrilevante, Alexandre Aja ambienta il suo Piranha 3D nella ben più prosaica “spring break”, la pausa di primavera.

Il lago infestato dai voraci pesciolini si trasforma dunque in un vero e proprio luogo di perdizione in cui studenti, giovani, donne siliconate e beoti palestrati si danno convegno per partecipare a una sorta di esperienza sabbatica e orgiastica: tra bombardamenti musicali, birre bevute a profusione, e chi più ne ha più ne metta Piranha versione 2010 propone uno spaccato acido e crudele degli Stati Uniti contemporanei, terra in cui si venera il vacuo. Non è forse un caso che i rapidi e sguscianti mietitori provengano non solo da un lago sotterraneo completamente sconosciuto e inesplorato, ma anche da un tempo preistorico: ancor meno casuale, sotto quest’ottica, la scelta di far incontrare/scontrare il protagonista – giovane, impacciato ma non dimesso, con maglietta dei Pixies e una camera abbellita da poster di Radiohead, Ramones, Nirvana e via discorrendo – con una troupe intenzionata a girare un film porno sul lago prima di tornare a riva per partecipare all’ambito momento dell’annunciazione di Miss maglietta bagnata. Proprio la presenza di un mefistofelico, zozzone e imperdibile Jerry O’Connell nelle vesti di regista del film porno permette ad Aja di lanciare una stoccata contro i rigurgiti bacchettoni che solitamente infestano l’horror derivato dalla grande stagione degli anni Settanta statunitensi. Perché è la libertà totale quella a cui aspira Aja, come dimostrato al di là di ogni prova contraria dalla lunga e spaventosa sequenza della mattanza da parte dei piranha: una carneficina in piena regola, che non si nega nulla e allo stesso tempo riesce miracolosamente a rimanere in bilico tra la goliardica ironia che riveste l’intera pellicola e un sano e mai compromesso senso della suspense. Perché, al di là della già citata consapevolezza cui si faceva cenno in precedenza, Piranha 3D è un horror che ha il coraggio di osare, spingendo il piede sul pedale dell’eccesso: mutilazioni, cartilagini distrutte, falli maciullati, seni siliconati ridotti a mal partito, in un vero e proprio carnevale splatter che non ha alcun timore e sfida con sfrontatezza lo spettatore, spingendolo ad abissi di mostruosità solo raramente toccati al cinema di recente.

Rimane la solita pecca del tridimensionale, qui tra l’altro giocato come scelta postuma e appiccicato con forza a un film che non lo aveva previsto in fase di ripresa: ma in questo caso, vista la qualità dell’insieme, si tratta davvero di un male minore. Il consiglio comunque, qualora fosse possibile, è quello di reperire il film in 2D, anche per risparmiare su un prezzo del biglietto che si sta facendo sempre più insostenibile, con gli spettatori mandati al macello, neanche ci si trovasse in acqua, nel bel mezzo di un lago dell’Arizona, a canticchiare “maglietta bagnata! Maglietta bagnata!”.

Info
Il trailer di Piranha 3D.
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