Ubaldo Terzani Horror Show

Ubaldo Terzani Horror Show

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Il secondo lungometraggio di Gabriele Albanesi è un omaggio al thriller all’italiana, con venature prossime al grand guignol nel finale. Un luciferino Paolo Sassanelli è il protagonista di Ubaldo Terzani Horror Show, viaggio agli inferi in cui viene condotto il giovane regista Alessio Rinaldi, alla ricerca di una sceneggiatura per esordire finalmente nel mondo del cinema…

L’incubo romanzato

Alessio Rinaldi, un giovane regista di venticinque anni, riceve l’incarico da parte di un produttore di scrivere la sceneggiatura del suo primo film insieme a Ubaldo Terzani, affermato scrittore di romanzi horror. Alessio si trasferisce così in casa di Terzani per iniziare la collaborazione. Tra l’allievo entusiasta e il suo anziano maestro si instaura presto un rapporto di dipendenza e plagio della personalità: Ubaldo Terzani rivela progressivamente il suo lato oscuro, e Alessio si lascia trascinare in un abisso sempre più disperato di incubi e follia. Perché c’è un motivo se i bestsellers di Terzani riescono a spaventare sul serio. Alessio scoprirà a sue spese che la realtà sa essere inaspettatamente più terrificante di qualsiasi invenzione letteraria e dovrà lottare con tutte le sue forze per liberarsi dalle fauci di Ubaldo Terzani… [sinossi]
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Probabilmente la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori non si accorgerà nemmeno della sua apparizione sugli scaffali dei negozi, ma l’edizione in dvd di Ubaldo Terzani Horror Show riveste un ruolo non indifferente nelle sorti del cinema di genere made in Italy. Il secondo lungometraggio professionale di Gabriele Albanesi dopo Il bosco fuori (retrocedendo nel tempo fino al 1999 ci sarebbe da annotare anche il misconosciuto pastiche surreal-demenziale Il maelstrom dell’assurdo, amatoriale omaggio in Hi-8 al Peter Jackson degli esordi) arriva davanti agli occhi del pubblico in un momento cruciale per la cinematografia nazionale dedita al genere: il thriller e l’horror sono diventati oggetti misteriosi, sempre più difficili da maneggiare per le stanche e imborghesite case di distribuzione dislocate nella penisola. Dopo alcune preview “private” durante le ultime fasi di post-produzione, quando il film ancora circolava con il titolo di lavorazione Nelle fauci di Ubaldo Terzani, Albanesi ha avuto l’occasione di presentare la sua opera seconda nel corso della decima edizione del RIFF: una platea perfetta per testare gli umori di un potenziale pubblico.
Come già accaduto nel passato recente per altri film e altri registi, sorprende notare come vi sia una grande richiesta di film in grado di galleggiare nel mare magno dell’exploitation-movie: richiesta che viene costantemente censurata e mortificata dalla mancanza di lungimiranza di chi ha in mano il destino cinematografico dell’Italia. Se si considera che nel sottobosco produttivo si nascondono miriadi di piccoli e grandi parenti ideali di Ubaldo Terzani Horror Show, riusciti o meno che siano, il rimpianto per l’inequivocabile cecità dei distributori aumenta a dismisura.

Per coloro che avessero avuto modo di vedere Il bosco fuori, questa nuova avventura nei confini del delirio e dell’ossessione potrebbe riservare non poche sorprese: abbandonato il mood “ottantino” del precedente film, che omaggiava in particolar modo lo slasher movie di matrice statunitense – trovando proprio negli USA un interlocutore attento e competente come Sam Raimi –, Gabriele Albanesi si confronta qui con il thriller psicologico. Ubaldo Terzani Horror Show cattura l’attenzione dello spettatore grazie a un’atmosfera incubale e claustrofobica, accentuata dal sapiente utilizzo degli interni (la casa di Terzani, il locale) e dei cromatismi fotografici: senza lasciarsi prendere la mano da qualsivoglia efferatezza, ma senza allo stesso tempo cercare in nessun modo di trattenere la propria vis poetica, Albanesi tratteggia un’opera non perfetta ma senza dubbio personale, in cui lo sviluppo narrativo procede in maniera forse fin troppo lineare ma facendo forza sul crescendo, accumulo di tensione che deflagra definitivamente in un finale ansiogeno e scioccante nonostante la sua esibita prevedibilità.
Se le ultime sequenze sottolineano il trait d’union che collega il film a Il bosco fuori e a buona parte dell’esperienza “corta” del giovane cineasta, grazie anche all’intervento agli effetti visivi dello specialista Sergio Stivaletti (vero e proprio marchio distintivo del nuovo cinema di genere indipendente), Ubaldo Terzani Horror Show costruisce la propria solida credibilità nella prima parte, quella in cui il giovane Alessio Rinaldi – convincente Giuseppe Soleri – viene introdotto all’ambigua e ammaliante figura di Ubaldo Terzani (bravissimo Paolo Sassanelli, luciferino come non si era mai mostrato fino a questo momento). E noi con lui. Perché l’orrore sprigionato dal film è già tutto negli occhi di questo misterioso e schivo romanziere torinese, personaggio che sembra esser venuto fuori dalle intuizioni di un Roger Corman alle prese con le trasposizione sul grande schermo dei racconti di Edgar Allan Poe. La rinascita del cinema di genere italiano passa obbligatoriamente anche e soprattutto da opere di questo tipo.

ps. Una piccola curiosità: il nome del protagonista che dà anche il titolo al film non rimanda a Tiziano Terzani, ma bensì a Ubaldo Terzano, grande direttore della fotografia e operatore e storico sodale di Mario Bava. I nipotini che alzano reverenti lo sguardo verso i nonni…

Info
Il trailer di Ubaldo Terzani Horror Show.
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