Gorbaciof

Gorbaciof

di

Presentato nella selezione ufficiale del Toronto Film Festival 2010 e Fuori Concorso alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia, Gorbaciof di Stefano Incerti, dopo aver collezionato successi festivalieri e un’accoglienza apprezzabile del pubblico, si prepara al debutto sul mercato dell’homevideo grazie al supporto targato Cecchi Gori.

Marino Pacileo detto Gorbaciòf (così soprannominato a causa di una voglia sulla fronte, tanto simile a quella dell’ex presidente sovietico) è cassiere nel carcere di Poggioreale, ha il vizio del gioco ed è innamorato di una giovane cinese, Lila, immigrata illegalmente. L’uomo cercherà disperatamente una via d’uscita per sfuggire alla drammatica condizione esistenziale vissuta da entrambi… [sinossi]
In mancanza di tigri,
le scimmie si ergono a tali,
ma rimangono scimmie.

L’idea dalla quale nasce Gorbaciof è tratta da un articolo pubblicato su un quotidiano intitolato Il corriere con il vizio del gioco, che descriveva l’attività di un uomo, impiegato nel carcere come ragioniere di cassa, che sottraeva parte del denaro che era chiamato ad amministrare per investirlo nel gioco d’azzardo.
A 15 anni di distanza dal suo esordio nel lungometraggio (Il verificatore) Incerti torna nella sua Napoli per dare voce a una vicenda che affianca a una sordida discesa nel fosco ambiente delle bische clandestine una storia d’amore tenera e muta: Marino Pacileo – detto Gorbaciof per via di una macchia epidermica sulla fronte -, lavora come contabile nel carcere di Poggioreale e trascorre le notti dedicandosi al vizio del gioco. Quando Lila, la giovane cinese della quale è innamorato, finisce in pericolo a causa di un debito contratto da suo padre, il ragioniere decide di proteggerla e di consegnarle parte dei soldi sottratti dalla cassa del carcere.

Gorbaciof è un film intenso che, grazie a una regia robusta e a un interprete principale come Toni Servillo totalizzante e magnetico, riesce a regalare consistenza e vigore a una sceneggiatura che, partendo da uno spunto interessante, si dimostra capace di delineare un ritratto umano e sociale ricco di sfaccettature e non banale. Incerti non scade nella retorica e grazie a una minuziosa ricerca del giusto sguardo all’interno dell’inquadratura regala un prodotto finale elegante pur nella sua rudezza, estremamente comunicativo a dispetto della ridottissima presenza di dialoghi.
In bilico fra un tocco estetico quasi “di genere” e un sofisticato riferimento al cinema dell’estremo oriente (le lunghe camminate dei protagonisti sembrano quasi richiamare il cinema di Wong Kar-Wai), Gorbaciof è un progetto interessante, che coniuga l’estrema delicatezza con la quale si confronta nelle parentesi sentimentali a una serrata aderenza alla veridicità negli spazi che dedica alla descrizione della controversa quotidianità del protagonista.

Per sua stessa ammissione Incerti ha dichiarato di essersi ispirato al cinema americano degli anni ’70 e di aver voluto modellare la recitazione giocando sul confronto fra un elemento “occidentale” spesso sovratono e la lentezza espressiva di Mi Yang (la giovane attrice cinese che presta il volto a Lila). Ma è il ruolo di Marino Pacileo, figura catalizzatrice dell’intera pellicola, a rappresentare al meglio la commistione di stimoli che rende il film così mutevole pur nella sua coerenza espressiva: Gorbaciòf, schivo e silenzioso, strizzato in una giacchetta troppo stretta, trova nell’amore irrisolto con la cameriera Lila l’impulso per la ricerca di una speranzosa fuga che lo porti al di fuori delle spietate logiche dell’ambiente nel quale si muove.
Se però questa lettura redentrice del sentimento aiuta Incerti a non far scadere la pellicola nel classico film di denuncia, il percorso amoroso del protagonista finisce per suggerire un sempre più frequente confronto con Titta Di Gerolamo de Le conseguenze dell’amore, le cui eco appaiono talora riconoscibili negli eloquenti silenzi portati in scena da Servillo, che alle prese con un ruolo visibilmente costruito per calzargli a pennello gioca con i registri interpretativi.
La Napoli di Incerti è una metropoli grigia, dove la violenza serpeggia silenziosa nelle strade affollate e nei retrobottega: senza perdere mai di vista i volti dei personaggi grazie a numerosi primi piani serratissimi, Gorbaciof si aggira nella capitale partenopea assorbendo i tratti di una comunità dominata dalla corruzione, dalla criminalità e dai soprusi.

L’edizione CG Home Video presenta un dvd discreto dal punto di vista tecnico (sottotitoli in italiano per non udenti, doppio formato video, una sola traccia audio dolby digital 5.1), arricchito da due contenuti extra, una raccolta dei due trailer ufficiali e un ricco backstage. Attraverso le interviste al regista e ai protagonisti del film si delinea un ritratto poliedrico di Gorbaciof, che alterna i momenti di ripresa e lavorazione al confronto con i tagli finali delle scene: Stefano Incerti apre le porte del suo set, raccontando le caratteristiche di un cinema low-cost che ha trovato nella cura dei dettagli e delle location il proprio punto di forza, dall’ex manicomio criminale Istituto Bianchi – trasformato per l’occasione nel carcere di Poggioreale – alla piccola sala giochi di Pamplona che è diventata teatro delle partite fra i protagonisti.
Il gioco rappresenta chiaramente un elemento cruciale ai fini dello sviluppo della narrazione ma sarebbe erroneo considerarlo la cifra distintiva sia del film che del personaggio di Gorbaciof: “Il mio personaggio si gioca la vita, vuole riscattarsi da una situazione che non vuole”, afferma difatti Toni Servillo, affascinato dalla complessità della figura che porta sullo schermo. L’attore sottolinea la peculiarità della storia d’amore fra il protagonista e Lila, la giovane cinese: “Una pantomima ora grottesca, ora comica, ora drammatica, ora sentimentale dentro la scena di una metropoli”.
La curiosità del confronto fra culture, accostato alla necessità di comunicare oltre le parole per evidenti limiti di incomprensione linguistica reciproca danno vita a un ulteriore piano cinematografico, “a un piccolo film muto o quasi muto” come lo definisce Servillo. Il risultato finale di Gorbaciof premia lo spirito eterogeneo della pellicola, che ha fatto della filosofia del “working progress” la propria chiave di realizzazione: tra squallide sale bingo, slot machine e tavoli da poker Incerti, dà corpo alla sua visione esteticamente scarna del cinema che elude i cliché pur apparendo spesso troppo debitrice nei confronti del suo istrionico protagonista.

Info
Il trailer di Gorbaciof su Youtube.
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-001.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-002.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-003.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-004.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-005.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-006.jpg
  • gorbaciof-2010-stefano-incerti-007.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Gorbaciof

    di Un Toni Servillo gigantesco e un regista che sa come metterlo in scena, e per una volta non si tratta di Sorrentino: Gorbaciof di Stefano Incerti ci regala un'altra magistrale interpretazione dell'attore napoletano.
  • In sala

    Falchi RecensioneFalchi

    di In Falchi, suo terzo lungometraggio di finzione, Toni D'Angelo vira verso il poliziesco, con un occhio a Fernando Di Leo e un altro al cinema hongkonghese. Ambizioni che però restano irrisolte per via di diversi scivoloni, soprattutto narrativi.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento