Rio

Grazie al ritmo elevato e a una regia vivace nelle sequenze action, Rio si discosta almeno un po’ dalla mediocrità di buona parte dell’animazione in computer grafica, ma non rappresenta certo un grande passo in avanti per la Blue Sky Studios.

Un ara macao non fa primavera

Blu è un ara macao strappato in fasce alla giungla brasiliana dalla sconsideratezza e dai commerci illeciti dell’uomo. Trasferito nel freddo inverno del Minnesota in seguito a un incidente, viene soccorso e adottato da Linda, fanciulla appassionata di libri e della vita sedentaria. Addomesticato e cresciuto a cioccolata e biscotti, Blu è un pappagallo colto che sperimenta la vita tra quattro mura. Incapace di volare a causa della cattività, compensa la deficienza con l’ingegno e la fantasia. Raggiunta da Tullio, un ornitologo entusiasta, Linda scopre di essere la proprietaria dell’unico esemplare maschio della specie e di avere l’obbligo morale di concedere che il suo grazioso pennuto si accoppi con Gioiel, magnifica e sola femmina rimasta sul territorio brasiliano… [sinossi]

Il mondo animale continua a essere protagonista delle pellicole animate in computer grafica: Pixar a parte, le case di produzione americane ed europee si stanno concentrando, soprattutto per motivi commerciali e tecnici, sulla messa in scena di animali – pinguini, panda, ippopotami, cani, gatti e via discorrendo: i vari L’era glaciale, Madagascar, La gang del bosco, Kung Fu Panda, Ortone e il mondo dei Chi, Happy Feet… I vantaggi rispetto all’animazione di personaggi umani sono evidenti: maggiore libertà nel character design, meno vincoli nella fluidità dei movimenti, tratti più essenziali per gli animali rispetto ai complessi volti delle persone, soprattutto adulte e non caricaturali o stilizzate. Non è un caso che i personaggi graficamente meno convincenti di Rio siano proprio Linda, proprietaria/amica dell’ara macao protagonista, e Tullio, eccentrico scienziato votato anima e corpo ai volatili brasiliani [1]. È indubbiamente più facile, inoltre, costruire spalle comiche con buffi animaletti (o, al contrario, mastodontici e spesso imbranati bestioni): i celeberrimi uccellini/topolini delle fiabe della Disney si sono moltiplicati, trasformati e infestano i film della DreamWorks Animation, della  Blue Sky Studios, della Sony, delle varie case di produzione europee. Gli animali antropoformizzati, accompagnati da buoni sentimenti e da una lezioncina morale a buon mercato, sono rassicuranti per le famiglie. Il successo è garantito.

Il film diretto da Carlos Saldanha e prodotto da Chris Wedge, i due nomi di punta di Blue Sky Studios (L’era glaciale, Robots), segue questa regola aurea, immergendosi nei colori e nelle sonorità carioca, seguendo le origini di Saldanha, nato a Rio de Janeiro il 20 luglio 1968, e la strada già tracciata dalla Disney con Saludos Amigos (1942) e I tre caballeros (1945). Rio è un susseguirsi di siparietti musicali, con variopinte coreografie, fin dalla riuscita macrosequenza iniziale che nel volgere di pochi minuti racconta l’infanzia dell’ara macao Blu – doppiato nella versione italiana da Fabio De Luigi, mentre la voce originale è di Jesse Eisenberg. Lo stile narrativo della Pixar sta indubbiamente facendo scuola [2], anche se una buona sequenza non può mascherare una struttura narrativa sostanzialmente logora.

Musica, storie d’amore, qualche spunto avventuroso e spalle comiche, dal bulldog Luiz doppiato da Josè Altafini al romantico tucano Rafael, doppiato da Pino Insegno [3]. E poi i ritmi di Rio de Janeiro, con l’immancabile carnevale, le maschere, le danze, la parata, la bossa nova. Tutto rigorosamente in 3D, utile più al box office che al piacere della visione. Grazie al ritmo elevato e a una regia vivace nelle sequenze action, Rio si discosta almeno un po’ dalla mediocrità di buona parte dell’animazione in computer grafica, ma non rappresenta certo un grande passo in avanti per la Blue Sky Studios [4]. Meglio, molto meglio, fare una sorta di tuffo nel passato, nell’animazione tradizionale di Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri di Stephen J. Anderson e Don Hall: un ritorno al passato per vedere qualcosa di nuovo…

Note
1. Dal punto di vista tecnico, nota dolente della pellicola è la scarsa fluidità dei movimenti degli esseri umani.
2. Si veda, ad esempio, il flashback della love story tra i due fenicotteri di plastica nel recente Gnomeo & Giulietta di Kelly Asbury.
3. Oltre a De Luigi, Altafini e Insegno, citiamo anche Victoria Cabello (Gioiel): il doppiaggio italiano, come spesso accade, scivola su alcune scelte artisticamente controproducenti, legate al piccolo schermo e a logiche meramente commerciali.
4. Dopo l’exploit iniziale dell’apprezzabile L’era glaciale (2002), il listino della Blue Sky Studios sembra assai meno convincente: Robots (2005), L’era glaciale 2 – Il disgelo (2006), Ortone e il mondo dei Chi (2008), L’era glaciale 3: L’alba dei dinosauri (2009) e Rio (2011), oltre ai cortometraggi Bunny (1998), Gone Nutty (2002), Aunt Fanny’s Tour of Booty (2005), No Time for Nuts (2006) e Surviving Sid (2008).
Info
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Il sito ufficiale di Rio.
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