The Lost Bladesman

The Lost Bladesman

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Ispirato all’opera di Luo Guanzhong “Il Romanzo dei Tre Regni”, già nota dalle nostre parti grazie alla trasposizione realizzata da John Woo con La battaglia dei tre regni (Red Cliff), The Lost Bladesman è roboante racconto epico, palpitante di azione e sentimenti.

Per amore, solo per amore

Durante il periodo dei tre regni, la Cina è in tumulto. Per unificare il paese il generale Cao Cao, che detiene il reale potere alle spalle dell’imperatore, arruola il grande guerriero Guan Yun Chang. Ma questi è anche il più leale amico di Liu Bei, nemico di Cao Cao. Per persuadere l’uomo a combattere per lui, Cao Cao rapisce allora Qui Lan, la donna da lui amata… [sinossi]

Ispirato all’opera di Luo Guanzhong “Il Romanzo dei Tre Regni”,  già nota dalle nostre parti grazie alla trasposizione realizzata da John Woo con La battaglia dei tre regni (Red Cliff), The Lost Bladesman è roboante racconto epico, palpitante di azione e sentimenti. Ascrivibile solo in parte al genere del wuxia pian, il film di Alan Mak e Felix Chong si configura come un vero e proprio trattato di guerra e politica, che lascia trasparire una posizione ambigua e non condiscendente nei confronti del regime comunista. Cresciuto all’interno di un’industria del cinema hongkonghese ancora libera dai rigidi dettami della Cina continentale, Alan Mak è stato il co-regista, insieme ad Andrew Lau della trilogia di Infernal Affairs (2001-2003), esempio folgorante di un’autonomia creativa che solo pochi anni più tardi, con la graduale e inarrestabile omologazione culturale ai codici censori della mainland, sarebbe divenuta impensabile. Non è un caso che molti dei maestri dell’action di Hong Kong abbiano ripiegato sul genere più classico del wuxia pian, gradito al regime della madre patria in quanto celebrativo del glorioso passato nazionale. Ma come la storia del cinema ci insegna, là dove vigono censure e restrizioni, la creatività è spremuta al massimo per aggirare lacci e lacciuoli, con risultati, come in questo caso, sorprendenti e spiazzanti.

Ambientato dunque nel sanguinario periodo dei Tre regni, The Lost Bladesman, presentato in anteprima europea al Far East Film Festival di Udine, segue le vicende di Guan Yun Chang (interpretato da Donnie Yen), il leale braccio destro del generale Liu Bei (Alex Fong), che si trova costretto ad eseguire le direttive scellerate di Cao Cao, uomo di corte che agisce e governa nel nome dell’imberbe imperatore. Interpretato con l’usuale maestria dalla star cinese Wen Jiang (interprete, tra gli altri, di Sorgo Rosso e regista di The Sun Also Rises presentato a Venezia 2007), Cao Cao è il vero motore dell’azione, è lui che decide della vita dei propri sudditi (ma anche di quelli altrui) e che tesse le fila del racconto. Fautore di una politica agraria proto maoista, Cao Cao è un personaggio a tutto tondo, un arbitro ora crudele ora compassionevole, che sa anche agire in buona fede, ma  è vittima di una mentalità guerrafondaia che anziché unire il paese ne cementa le differenze, lasciando che le diverse etnie si combattano senza esclusione di colpi. Guan Yun Chang è la pedina principale di questo intrigo letale, dapprima Cao Cao lo lascia libero di ricondurre la bella concubina Qui Lan (Betty Sun) dal suo generale Liu Bei, poi ordina a tutti i signorotti locali di ucciderlo senza pietà. Nel corso del periglioso viaggio, Guan Yun si troverà ad affrontare dunque asperrimi avversari oltre che a combattere contro il sentimento che prova per la donna, che rischia di porre in discussione la sua lealtà nei confronti di Li Bei. Gli autori inseriscono dunque nella narrazione alcuni elementi di critica al governo centrale della PRC, coagulandoli intorno al personaggio di Cao Cao, capace di mietere i campi al fianco dei propri sudditi, ma anche di provocare, per capriccio, un’inarrestabile scia di morte. Di contro, il nostro protagonista, Guan Yun, pare vittima, oltre che degli ordini scellerati di Cao Cao, anche del proprio talento nel combattere e non fa altro che chiedersi quando potrà smettere e ritirarsi ad una pacifica vita privata.

Numerose e notevoli sono le prodezze visive realizzate dai due registi grazie all’ausilio del sommo maestro Donnie Yen, qui nel doppio ruolo di interprete principale e coreografo delle scene di combattimento.
I duelli sfruttano ogni tipo di location e ambientazione: ce ne sono di diurni e di notturni, in ampie sale e in stretti corridoi, nel deserto e nei boschi. Nessun dettaglio gratuito o rallenti sornione viene qui utilizzato per porre rimedio a qualche ripresa malriuscita o ad una scarsa copertura del raggio d’azione dei personaggi, in The Lost Bladesman siamo proiettati all’interno della battaglia, e questa si dispiega con una perfezione millimetrica e senza esclusione di colpi. Senza barare, gli autori mostrano sempre il conflitto nella sua interezza, fino all’eliminazione dell’ultimo avversario in campo.
Insomma, una messa in scena così a Hollywood se la sognano e, quando poi assistiamo alla soggettiva di un occhio affettato dalla lama di una spada, ci pare che anche il sogno proibito di Buñuel sia stato realizzato.

Info
Il trailer di The Lost Bladesman.
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