Thor

Impreziosito dal solito 3D che si limita ad amplificare la profondità di campo, Thor sfoggia un vistoso e originale corredo di computer grafica. I mondi attraversati dal protagonista e dai suoi compagni guerrieri sono infatti ricostruiti con grande cura e ideati con profusione di creatività visionaria.

Io Thor, tu Jane

Il selvaggio guerriero Thor viene inviato sulla Terra sotto mentite spoglie a causa del suo carattere ribelle. Qui apprenderà il significato del vero eroismo quando dovrà proteggere il pianeta dal feroce nemico Loki… [sinossi]

Erano mesi che circolavano eloquenti immagini di un Anthony Hopkins munito di benda aurea e scettro della medesima lega, appetitoso antipasto per un Thor ancora da venire. L’attesa è finalmente terminata. Diretto da Kenneth Branagh, ben intenzionato a ripulire la propria immagine da ogni deviazione shakespeariana, Thor è un sontuoso affresco mitologico che rilegge con copioso ausilio di Computer Grafica e del 3D le avventure dell’eroe Marvel nato dal genio di Stan Lee e Jack Kirby.
La storia è presto detta: Thor (Chris Hemsworth), figlio di re Odino (Hopkins), è un guerriero rissoso e arrogante che viene detronizzato dal saggio padre ed esiliato sulla Terra. Qui, atterrato nientemeno che nel New Mexico, meta prediletta da chi viene dallo spazio (è lo Stato di Rosewell), conosce la bella astrofisica Jane (Natalie Portman), che forse lo aiuterà a fare ritorno sul patrio suolo di Asgard. Ma privo dei suoi poteri, Thor è un semplice bifolco nerboruto, non gli resta dunque che menare le mani a più non posso per riuscire a riappropriarsi del suo martellone, scettro metallico dagli inenarrabili prodigi, finito nelle mani dei grigi emissari del governo americano.

Impreziosito dal solito 3D che si limita ad amplificare la profondità di campo, Thor sfoggia come scritto un vistoso e originale corredo di computer grafica. I mondi attraversati dal protagonista e dai suoi compagni guerrieri (tra di loro troviamo anche un silente Asano Tadanobu) sono infatti ricostruiti con grande cura e ideati con profusione di creatività visionaria. Il regno di Asgard è dominato da un suggestivo castello a forma organo da chiesa dorato ed è connesso al resto dell’universo da un ponte di cristallo cangiante e variopinto, il palcoscenico ideale, dunque, per una resa dei conti finale al fulmicotone. Il regno degli eterni nemici di Asgard, i giganti di ghiaccio di Jotunheim, è invece più convenzionale, buio e raggelato, così come le creature che lo abitano. Mentre il New Mexico brilla di colori saturi e insegne pop, insomma è l’ambientazione perfetta per le avventure di un eroe coriaceo, ma non privo di sottili problematiche psicanalitiche. Edipo regna infatti sovrano, e il relativo “complesso” si raddoppia qui incarnandosi nella dicotomia tra Thor e il fratello Loki (Tom Hiddleston), entrambi bramosi di compiacere il padre.

Se però l’immaginario ricreato per il film solletica lo sguardo, la narrazione appare a tratti oltremodo dilatata, interrotta com’è da un lungo flashback iniziale e puntellata da numerosi viaggi interstellari e relativi cambi di location. Il vero meccanismo del plot si innesca poi a scoppio ritardato, finendo per concentrare nell’ultima mezzora tutto il quid del film. Quando infatti ci appare chiaro che il delfino Loki è vittima di un nannimorettiano “deficit di accudimento”, è troppo tardi per appassionarsi al suo dramma. Lo stesso si può dire per il versante romance della storia, che poggia le sue basi sul contrasto tra cultura (Jane) e muscolatura (quella di Thor, naturalmente), più che su un vero feeling tra i personaggi. Parte della colpa è da attribuire ad una mai così legnosa Natalie Portman, vittima probabilmente di un marchiano errore di casting. Nei panni della volitiva astrofisica sedotta dal bruto venuto dallo spazio, l’attrice neo- premio Oscar, pare infatti vittima di un costante spaesamento (si veda la scena in cui Thor fa la mappa dell’universo, mentre lei non sa se deve guardare lui o la mappa). Poco spazio viene poi concesso al sempre valido Stellan Skarsgård, che però avrà probabilmente un maggiore raggio d’azione nell’attesissimo The Avengers (I vendicatori). A tal proposito è vivamente consigliato attendere la fine dei titoli di coda, un volto oramai noto ai fan del franchise Marvel  ha in serbo per noi un’ultima sorpresa.

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