Floating Lives

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Di Floating Lives vanno sottolineate le ambizioni artistiche e produttive, segnale incoraggiante per una cinematografia e una generazione di cineasti in crescita. Più dei flashback sulle tristi vicende familiari, decisamente superflui, preferiamo ricordare la lunga sequenza sulla strage delle anatre, soprattutto l’immagine della povera papera circondata dalle fiamme: nella loro realizzazione anche incerta, queste sequenze raggiungono una drammaticità sincera, senza tanti fronzoli estetici. Presentato al Far East 2011.

Anatre in fiamme!

L’adolescente Dien scorge una torma di donne intente a brutalizzare e picchiare la giovane Suong, un’affascinante prostituta che avrebbe sedotto i loro mariti. L’incontenibile violenza culmina con il riversamento di colla industriale destinata al fissaggio dell’acciaio nella vagina della sventurata. Dien interviene simulando l’arrivo della polizia. La barcollante Suong ha quindi il tempo di fuggire verso l’attracco della barca del padre di Dien, Vo. Aiutata dalla sorella maggiore di Dien, Nuong, la donna sale a bordo e l’imbarcazione prende il largo sulle correnti del fiume Mekong… [sinossi – catalogo Far East Film Festival 2011]

Il Far East Film Festival di Udine ha aperto da qualche stagione al cinema vietnamita, ennesima industria dei sogni da seguire con la giusta attenzione, tra prodotti di genere e velleità autoriali [1]. Dopo qualche pellicola dal discreto contenuto spettacolare, nonostante alcune ingenuità, sbarca a Udine l’ambizioso Floating Lives (Canh Dong Bat Tan, 2010), diretto da Phan Quang Binh Nguyen. Accolto in patria con inatteso entusiasmo, il film ha scalato le classifiche degli incassi, trascinato da derive melodrammatiche di sicura presa emotiva e dal cast di rilievo – la star dell’action Dustin Nguyen, già visto in The Rebel di Charlie Nguyen e The Legend Is Alive di Luu Huynh, e la bella Do Thi Hai Yen, nota al pubblico occidentale per The Quiet American di Phillip Noyce.

Arrivato sugli schermi dopo anni di progettazione e rinvii, tra difficoltà produttive e lo spauracchio della censura, Floating Lives sembra voler mettere troppa carne al fuoco (e non di anatra!), scivolando nella seconda parte in una spirale melodrammatica eccessiva e ridondante. Le forzature narrative, in fin dei conti, seguono coerentemente alcune scelte stilistiche, dall’onnipresente e spesso invadente colonna sonora alla ricercata ma non sempre giustificata composizione delle inquadrature: Nguyen mette in scena le meraviglie paesaggistiche del fiume Mekong con qualche vezzo estetico troppo meccanico, come il bagno dell’affascinante Suong (Do Thi Hai Yen), il successivo tramonto, la raccolta nella risaia e via discorrendo. È in questo processo di accumulo visivo e narrativo che il lungometraggio smarrisce parte del proprio potenziale: lo sguardo sulla realtà contadina, sulla vita lungo le rive del fiume Mekong, sull’allevamento delle anatre, sulle gravi conseguenze dell’influenza aviaria e sulla vita semplice e dolorosa dei giovani Dien (Vo Thanh Hoa) e Nuong (Nihn Doung Lan Ngoc) perde vigore e realismo, affievolito da una confezione a tratti eccessivamente compiaciuta, sostanzialmente incoerente. Qualche taglio avrebbe giovato.
La durezza del racconto, peraltro concentrata in un finale sovrabbondante e troppo didascalico (la voce narrante sottolinea inutilmente ciò che si era già visto, già detto), avrebbe meritato maggiore rigore stilistico e narrativo e, a nostro avviso, due attori adulti più carismatici: nonostante gli sforzi e le pur apprezzabili interpretazioni, Dustin Nguyen e Do Thi Hai Yen finiscono per soccombere di fronte alla maggiore naturalezza dei loro giovanissimi colleghi.

Di Floating Lives bisogna tuttavia apprezzare le ambizioni artistiche e produttive, segnale incoraggiante per una cinematografia e una generazione di cineasti in crescita. Più dei flashback sulle tristi vicende familiari, decisamente superflui, preferiamo ricordare la lunga sequenza sulla strage delle anatre, soprattutto l’immagine della povera papera circondata dalle fiamme: nella loro realizzazione anche incerta, queste sequenze raggiungono una drammaticità sincera, senza tanti fronzoli estetici.

Note
1. Nell’edizione 2011 del Far East si è aggiunta alla corposa selezione anche una pellicola prodotta in Mongolia. L’orizzonte si allarga.
Info
Il trailer originale di Floating Lives.
La scheda di Floating Lives sul sito del Far East.
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