Don’t Go Breaking My Heart
di Johnnie To, Wai Ka-fai
Con Don’t Go Breaking My Heart, Johnnie To e Wai Ka-fai firmano una commedia romantica ambientata nell’Hong Kong della crisi economica, più concentrata ad intessere un’elegia del capitalismo che alle dinamiche amorose. Al Far East 2011.
La scelta di Zixin
L’analista finanziaria Zixin, originaria di Suzhou, che lavora nel quartiere degli affari di Hong Kong, si imbatte nel suo ex e nella sua nuova fidanzata, e l’incontro finisce in litigio. Zixin ancora non sa che l’ambizioso gestore di fondi d’investimento Shen-ran le ha già messo gli occhi addosso. Si dà il caso che gli uffici di Shen-ran siano proprio di fronte a quelli di Zixin, e i due iniziano una forma di comunicazione attraverso le finestre. Ma Zixin fa amicizia anche con un architetto beone e in bolletta di nome Qihong, e in breve tempo un doppio fallimento manda in pezzi il triangolo amoroso mancato… [sinossi]
Commedia romantica ambientata nell’Hong Kong della crisi economica ancora in corso, Don’t Go Breaking My Heart di Johnnie To (in co-regia con il fido Wai Ka-fai) è più un’elegia del capitalismo trionfante che una storia d’amore vera a propria. Pellicola mainstream dai risvolti ideologici inquietanti, il film di To è stato presentato in anteprima europea al Far East Film Festival 13, la kermesse che più di ogni altra ha contribuito a far conoscere il regista hongkonghese al pubblico festivaliero, molto prima che altri selezionatori si accorgessero del suo talento. Se infatti Johnnie To oggi è accolto anche in festival più blasonati, come quello di Venezia, è anche grazie al passaparola innescato in seguito alle sue sortite udinesi. Ma nel caso di Don’t Go Breaking My Heart siamo lontani dai virtuosismi geniali e ironici che caratterizzano le pellicole action del maestro, che in questo caso ci presenta una commedia convenzionale, dalle tematiche trite e con uno sguardo sulla società assai superficiale e mistificatorio. La protagonista della storia, Zixin (Gao Yuanyuan), è un’analista finanziaria che è stata da poco lasciata dal fidanzato e si imbatte in due nuovi pretendenti. Il primo, Shen-ran (Louis Koo), è un facoltoso broker le cui finestre dell’ufficio sono posizionate proprio di fronte a quelle di Zixin, il secondo, invece, Quihong (Daniel Wu), si presenta come un barbone alcolizzato dal cuore tenero, ma in realtà è un ricco architetto nichilista. La crisi economica flagella, ma non troppo, l’ambiente della finanza hongkonghese e Shen-ran finisce disoccupato, ma dopo soli tre anni è di nuovo in pista e diventa proprio il capo di Zixin. Tra i due però non corre buon sangue, dato che i tentativi di seduzione avvenuti con la complicità delle finestre galeotte, hanno portato Shen-ran nelle braccia di un’altra, la più disinibita Angelina (Larisa Bakurova), vicina d’ufficio di Zixin.
Mettendo in scena l’eterna lotta di due proci dalle caratteristiche iperclassiche, ovvero la simpatica canaglia e il bravo ragazzo, Johnnie To sfodera una serie infinita di trovate, ma alla fine dei giochi il succo del discorso è sempre lo stesso: vince chi offre di più. Agendo dunque a discapito di un personaggio femminile privo di spessore e mosso da incertezze meramente opportunistiche, To inscena la sua lotta all’ultimo sangue come fosse una qualsiasi pochade, dimenticandosi che lo sfondo, ovvero la crisi del capitalismo, richiederebbe maggior rigore e una più netta presa di posizione ideologica. In fondo Zixin scegliendo non perderà nulla, i due pretendenti che si proclamano a suon di dichiarazioni e regali, sono entrambi più che benestanti, l’unica differenza tra i due è che uno è decisamente più “farfallone” dell’altro. Diciamo poi che anche l’idea di presentarci Qihong come un barbone ricco non è il massimo dell’etica, così come risolvere la crisi finanziaria in tempo di record e senza fare del male a nessuno. L’amore dovrebbe essere dunque la prima cosa, ma da cosa si capisce che questi tre si amano? Soltanto dagli status symbol che metonimicamente rappresentano il loro desiderio, pulsione che oltretutto resta pudicamente assente dallo schermo. Le profferte includono, tra le altre cose, rombanti Maserati, lussuosi appartamenti con vista, anelli con diamanti e grattacieli ispirati alle sue forme, insomma la nostra Zixin è davvero sopraffatta dall’amore! Ma se la crisi economica non cambia proprio niente, l’inesorabile assimilazione di Hong Kong alla Cina è qui tangibile, se è vero che il tenero architetto può erigere i suoi palazzoni liberamente, sull’isola come anche sul continente della madre Cina. Sulla carta Don’t Go Breaking My Heart poteva essere un esempio di commedia hongkonghese in stile hollywoodiano, ma in quel caso però, siamo quasi certi che la bella protagonista avrebbe dovuto rinunciare a diamanti e Maserati per preferire il rigore e la semplicità dei proverbiali due cuori e una capanna.
Info
La pagina Wikipedia dedicata a Don’t Go Breaking My Heart.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Daan gyun naam yu
- Paese/Anno: Hong Kong | 2011
- Regia: Johnnie To, Wai Ka-fai
- Sceneggiatura: Jevons Au Man-kit, Wai Ka-fai, Yau Nai-hoi
- Fotografia: Hung Mo To, Siu-keung Cheng
- Montaggio: David M. Richardson
- Interpreti: Daniel Wu, Gao Yuanyuan, Lam Suet, Louis Koo
- Colonna sonora: Xavier Jamaux
- Produzione: Asia Media Films, Milkyway Image
- Durata: 115'











Boundless
Blind Detective
Drug War
A Hero Never Dies
Romancing in Thin Air
Life Without Principle