L’Apollonide
di Bertrand Bonello
Più di una storia di prostitute della Belle Époque, L’Apollonide – Souvenirs de la maison close è l’evocazione sterile di un immaginario erotico, cinematografico e artistico. Bonello sembra smarrirsi nel suo stesso meccanismo meta-cinematografico, cedendo via via al vouyerismo. In concorso al Festival di Cannes 2011.
Le pareti della stanza
All’alba del ventesimo secolo, in una casa chiusa parigina, una prostituta ha il viso segnato da una cicatrice che le disegna un tragico sorriso. Attorno alla “donna che ride”, ruotano le vite delle altre ragazze, le loro rivalità, le paure, le gioie, i dolori. Non si sa nulla del mondo esterno. La casa è chiusa… [sinossi]
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti,
ma alberi, alberi infiniti.
Quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Il cielo in una stanza – Gino Paoli
Trabocca di raffinata cinefilia, gusto pittorico e allegorico e ambizioni elevate l’ultimo lungometraggio del francese Bertrand Bonello, L’Apollonide – Souvenirs de la maison close, selezionato in concorso al Festival di Cannes 2011. Nel raccontare l’universo chiuso di un bordello parigino di fine Ottocento/inizio Novecento, ben delimitato da pareti e soffitti (viola?), claustrofobico eppure elegante, decadente eppure gioioso, Bonello ricorre al cinema muto, a L’uomo che ride (1928) di Paul Leni, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, e ai quadri di Renoir, Monet, Manet e via discorrendo. Un filotto di composizioni pittoriche delle inquadrature, di tableaux vivants impreziositi dal certosino e ispirato lavoro della costumista Anaïs Romand.
L’Apollonide – Souvenirs de la maison close accumula Arte a ogni inquadratura, dalla pittura alla letteratura, dal cinema al teatro. Fino alle musiche contemporanee, usate con disinvoltura in un cortocircuito diegetico che smonta il filologico lavoro di ricostruzione scenica.
Più di una storia di prostitute della Belle Époque, L’Apollonide è l’evocazione di una dimensione dell’immaginario (erotico), una dimensione immaginata, una dimensione maschile popolata da simulacri di donne. Simulacri, appunto. Stupisce, infatti, come si possa insinuare, tra una mise-en-scène non banale e una struttura narrativa puntuale, un immaginario francamente datato, superficiale. E passano in secondo piano i giochini meta-cinematografici (dai registi/attori/clienti al discorso sul vouyerismo, sul corpo delle prostitute che assume un ruolo a seconda del cliente/spettatore) o gli svolazzi metaforici, tra l’altro ampiamente annunciati, rispetto alla riproposizione del mito tutto maschile/maschilista delle case chiuse, buono più per qualche rimembranza giovanile di De Crescenzo che per un lungometraggio che cerca di volare alto, attraverso alberi infiniti e soffitti viola [1].
Nel raccontare la storia di queste ragazze, prendendo come centro gravitazionale l’emblematica Femme qui rit, Bonello sembra disinteressarsi troppo della realtà, finendo per (ri)disegnare una casa chiusa dai contorni eccessivamente abbelliti: forse smarrendosi nel suo stesso meccanismo meta-cinematografico, Bonello cede al vouyerismo, alle proiezioni erotiche (più che sentimentali…) dei clienti. Nonostante alcune inevitabili tragedie interne (dalla sifilide alle rare violenze subite), le vite di Samira, Clotilde, Madeleine, Léa e delle altre ragazze sembrano quasi elevarsi grazie alle raffinatezze del bordello, a questa sorta di universo in cui educazione, bellezza e gentilezza sembrano il comune denominatore di ogni abitante, di ogni avventore.
Bonello (De la guerre, Le pornographe) scrive e dirige con tempi dilatati e una inevitabile predilezione per i quadri fissi una sorta di (parziale) elegia del sesso a pagamento ai tempi della Belle Époque — si veda, ad esempio, il contrasto finale con la prostituzione attuale, scandalosamente a cielo aperto. Troppo amore per la messa in scena, troppo amore nei gesti pagati e a pagamento.
Note
1. La metafora, nemmeno troppo sottile, dello sperma che trabocca dagli occhi della donna che ride ci pare perdere di valore e significato a forza di essere evocata.
Info
Il trailer francese di L’Apollonide (Souvenirs de la maison close) su Youtube.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: L'Apollonide
- Paese/Anno: Francia | 2011
- Regia: Bertrand Bonello
- Sceneggiatura: Bertrand Bonello
- Fotografia: Josée Deshaies
- Montaggio: Fabrice Rouaud
- Interpreti: Adele Haenel, Alice Barnole, Anaïs Thomas, Céline Sallette, Esther Garrel, Hafsia Herzi, Iliana Zabeth, Jacques Nolot, Jasmine Trinca, Jean-Baptiste Verquin, Joanna Grudzinska, Laurent Lacotte, Louis-Do de Lencquesaing, Maia Sandoz, Marcelo Teles, Michel Peteau, Noémie Lvovsky, Pauline Jacquard, Pierre Léon, Xavier Beauvois
- Colonna sonora: Bertrand Bonello
- Produzione: Les Films du Lendemain, My New Picture
- Durata: 122'





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