Midnight in Paris

Midnight in Paris

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Pellicola di apertura del Festival di Cannes 2011, Midnight in Paris si allontana dalle ultime incursioni registiche di Allen: rimettendosi in gioco, il regista di Io e Annie e Manhattan prende di petto i cliché dei suoi stessi film e li sfrutta per mettere in scena una pochade magari inessenziale ma indubbiamente graziosa.

Looking for the Golden Age

Gil, uno scrittore californiano alle prese con il suo primo romanzo, è in viaggio a Parigi con la sua promessa sposa Inez e con i genitori di lei, una coppia di orgogliosi repubblicani. Gil sogna di vivere in quella che lui considera l’Età dell’Oro, la Ville-Lumière degli anni Venti del novecento: quando, dopo una passeggiata solitaria, vi si ritrova immerso dentro, inizia a schiarirsi le idee sulla propria vita e sull’arte… [sinossi]

Per comprendere a pieno il senso di un’operazione come Midnight in Paris, ritorno nella capitale francese di Woody Allen a tre lustri di distanza da Tutti dicono I Love You, basta forse assistere ai primi quattro minuti della pellicola: accompagnate dalla colonna sonora si materializzano sullo schermo inquadrature sparse di Parigi, dalla mattina alla notte inoltrata. Una cartolina promozionale di rara efficacia, che simboleggia idealmente il Woody Allen degli ultimi anni che, dopo aver abbandonato New York, peregrina per l’Europa donando la propria verve a tutte le città che mostrano la voglia di accoglierne i set. Quel che ne sta venendo fuori è una vera e propria mappatura del Vecchio Continente, visto con gli occhi di uno statunitense in vacanza, abbagliato dagli umori culturali di un mondo ancora distante dalle abitudini d’oltreoceano.

Visto in questa chiave di lettura Midnight in Paris, accolto con entusiasmo alla proiezione stampa del Festival di Cannes, non è poi troppo dissimile dai vari Vicky Cristina Barcellona, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni e via discorrendo: persa forse irrimediabilmente la sagacia e la brillante ironia dei primi venti anni di carriera, Allen si accontenta, si fa per dire, di rinnovare anno dopo anno il proprio incontro con la macchina da presa, come se questo potesse allontanare il naturale invecchiamento. Non è certo un caso che i protagonisti dei suoi film, ora che ha deciso di non interpretarli personalmente, siano (quasi) sempre affidati ad attori quarantenni: è così anche per Owen Wilson, che incarna l’ideale alleniano all’ennesima potenza, quello dell’intellettuale insofferente, lontano dagli stilemi dei suoi compatrioti, che vede il presente come una tortura e il passato come l’Età dell’Oro da cui attingere ispirazione. È forse proprio in questo che Midnight in Paris si allontana dalle ultime incursioni registiche di Allen: rimettendosi in gioco, il regista di Io e Annie e Manhattan prende di petto i cliché dei suoi stessi film e li sfrutta per mettere in scena una pochade magari inessenziale ma indubbiamente graziosa. Il viaggio nel tempo notturno di Gil, che lo porta dalla nostra contemporaneità a trovarsi a tu per tu con i suoi idoli (Scott Fitzgerald, Luis Buñuel, Pablo Picasso, Ernest Hemingway e chi più ne ha più ne metta), è il sogno dello stesso Allen, la dimostrazione finale di un’immortalità corporea e ideale allo stesso tempo che si nasconde dietro ogni suo film. Il gioco sulla presunta Età dell’Oro, vissuta da ogni personaggio in maniera completamente diversa (se Gil se ne torna alla Parigi gaudente e artistoide degli anni Venti, la sua amata Adriana retrocede fino alla Belle Epoque, Gaugin agogna il Rinascimento e l’investigatore privato messo sulle piste di Gil dal suocero si ritrova nella reggia di Versailles ai tempi di Louis XIV), è il grimaldello che Allen utilizza per portare ancora una volta in scena il suo personale e riconoscibile spleen poetico, qui assai più ispirato che nelle ultime sortite artistiche: si ride di gusto in alcune sequenze di Midnight in Paris (su tutte l’irrefrenabile scambio di battute tra Gil e Buñuel, con il primo che consiglia al secondo la trama de L’angelo sterminatore senza che questi riesca a capirne il senso), e si respira un’aria d’altri tempi, tenera e dolente, adatta all’umore uggioso di Parigi. Guardando Owen Wilson (alter ego fin troppo scoperto del cineasta) aggirarsi con occhi adoranti tra alcuni dei maggiori artisti del Ventesimo Secolo, parlare con loro e osservarli vivi e non rinchiusi in un museo, viene in mente che fu proprio Allen ad affermare, in tempi non sospetti, «non voglio raggiungere l’immortalità con i miei film. Voglio raggiungerla non morendo»…

Ps. All’interno di un cast di prim’ordine (Wilson, Rachel McAdams, Marion Cotillard, Kathy Bates, Michael Sheen, Léa Seydoux) la tanto strombazzata presenza in scena di Carla Bruni in Sarkozy finisce per risultare non dannosa, ma completamente inutile. Un semplice colore di sfondo.

Info
Il trailer originale di Midnight in Paris.
La scheda di Midnight in Paris sul sito del Festival di Cannes.
Il sito ufficiale di Midnight in Paris.
La pagina facebook di Midnight in Paris.
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