Michael

Nel raccontare questa storia di ordinaria follia, Schleinzer percorre una strada troppo semplice, quasi compiaciuta, ridicolizzando a più riprese un personaggio già tratteggiato in maniera assai discutibile. Michael è un uomo solo, un uomo senza qualità, pressoché invisibile, indubbiamente sgradevole, fisicamente ridicolo: Schleinzer enfatizza in alcune sequenze i limiti fisici del suo protagonista, rendendolo clownesco. Deridendolo.

La stanza dei giochi

Gli ultimi cinque mesi della vita forzatamente in comune di Wolfgang, dieci anni, e Michael, trentacinque anni… [sinossi]

Si aggira in ogni sequenza, tra un’inquadratura e l’altra, fotogramma dopo fotogramma, il fantasma di Michael Haneke, evidente fonte d’ispirazione per la mise-en-scène del lungometraggio d’esordio del regista e sceneggiatore austriaco Markus Schleinzer [1]. Più che di un fantasma, per fortuna, si tratta di un pallido riflesso. L’estetica apparentemente scarna e misurata di Michael, tra quadri fissi e parchi movimenti di macchina, manca infatti delle intuizioni e delle invenzioni del maestro Haneke, degli scarti improvvisi, delle esplosioni del coerente corpus teorico che sono alla base di opere come Funny Games e Niente da nascondere. Schleinzer, che azzecca l’ottimo stacco finale, tornando al fuori campo precedentemente e gratuitamente tradito [2], e che riesce a infondere inquietanti significati ad alcuni gesti apparentemente privi di qualsiasi connotazione (funziona perfettamente con le persiane che si abbassano della villetta di Michael: un’azione normale che dopo l’incipit diviene sinonimo di abuso e aberrazione sessuale), ricorre in maniera piuttosto prevedibile a una grammatica cinematografica che vorrebbe essere rigorosa, lucida e spietata nello sguardo, priva di inutili orpelli estetici. Una scelta che convince a tratti e che Schleinzer rispetta più nelle intenzioni che nella sostanza, concedendosi troppe libertà a livello narrativo.

Più che soffermarci sul soggetto, che rimanda chiaramente a un arcinoto fatto di cronaca che lasciò basita l’opinione pubblica internazionale, e alle sgradevolissime implicazioni di carattere (a)morale, preferiamo focalizzare la nostra attenzione su alcuni aspetti che ci sembrano minare nelle fondamenta un’opera potenzialmente interessante, ma priva della necessaria coerenza [3]. Nel raccontare questa storia di ordinaria follia, tracciando il ritratto di un ipotetico vicino di casa dalle insospettabili deviazioni mentali, Schleinzer percorre a nostro avviso una strada troppo semplice, quasi compiaciuta, ridicolizzando a più riprese un personaggio già tratteggiato in maniera assai discutibile. Michael è un uomo solo, un uomo senza qualità, pressoché invisibile, indubbiamente sgradevole, fisicamente ridicolo: Schleinzer enfatizza in alcune sequenze i limiti fisici del suo protagonista, rendendolo clownesco. Deridendolo. Michael è investito da una macchina, Michael cade ogni due metri con gli sci, Michael non riesce a penetrare una donna che lo ha rimorchiato. Il regista austriaco mette in scena una marionetta. Le stesse incursioni di due donne nella squallida vita di Michael sono gratuite, forzate. Perché mostrare una scena di sesso frustrato, un’erezione mancata? Michael, incapace di penetrare una donna, ripiega sui bambini? Troppo facile. Da un’opera che cerca di elidere dalla messa in scena qualsiasi tentazione estetizzante, dilatando i tempi narrativi, si deve pretendere di più. Ugualmente discutibile, infine, la scelta di chiudere i film con Sunny, nella versione di Boney M., mentre scorrono i titoli di testa. Haneke è lontano, lontanissimo.

Note
1.
Markus Schleinzer, non a caso, è stato responsabile casting degli ultimi film di Michael Haneke. Ha lavorato anche con Jessica Hausner (Lourdes).
2. Si veda la sequenza del pene e del coltello.
3. Il cosiddetto caso Fritzl, venuto alla luce nel 2008: l’austriaca Elisabeth Fritzl ha vissuto per ventiquattro anni imprigionata in un bunker sotterraneo costruito dal padre, l’ingegnere Josef Fritzl, condannato all’ergastolo nel 2009.
Info
Il trailer originale di Michael.
Michael sul sito del Festival di Cannes.
Il sito ufficiale di Michael.
Michael su facebook.
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