Stopped on Track

Stopped on Track

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Se l’idea di fondo di Stopped on Track è senza dubbio rimarchevole, anche per la capacità del cineasta teutonico di lavorare sul registro emotivo, c’è da dire che da un punto di vista prettamente espressivo la materia finisce ben presto per sfuggirgli di mano. Presentato a Cannes 2011.

Dead Man

Al quarantenne Frank viene diagnosticato un tumore al cervello inoperabile: è quindi condannato improvvisamente a pochi mesi di vita. È uno shock, visto che Frank aveva appena acquistato una nuova casa per la sua famiglia appena a ridosso della città. Insieme alla moglie e ai due figli l’uomo deve dunque fronteggiare una situazione senza via d’uscita… [sinossi]

Il cinema dovrebbe sempre mostrare una certa cautela nell’affrontare una tematica complessa come quella della morte, in particolar modo nel caso in cui si vogliano mettere in scena gli ultimi istanti della vita di un uomo. Lo ha capito bene (ma c’era da dubitarne?) Gus Van Sant, che ha aperto l’edizione 2011 di Un certain regard con lo splendida storia d’amore terminale di Annabel ed Enoch raccontata in Restless, mentre nella stessa sezione meno convincente è apparso Stopped on Track (il titolo originale tedesco è Halt auf freier Strecke), pur accolto con un certo entusiasmo da buona parte del pubblico assiepato nella Salle Debussy.

Il film di Andreas Dresen, tra i volti del giovane cinema tedesco salito alla ribalta nel corso degli anni Novanta uno dei più riconosciuti a livello internazionale, racconta la triste vicenda umana della famiglia Lange: Frank, il padre quarantenne, scopre di avere un tumore maligno al cervello incurabile, e di dover morire nell’arco di pochi mesi. Lui e la moglie Simon decidono di non tenere nascosta la cosa ai figli – una ragazzina di quattordici anni e un bimbo di otto – e insieme affrontano l’ineluttabile sentenza di morte. L’intento di Dresen appare abbastanza scoperto: scavare nella profondità dell’animo umano nel momento della massima sofferenza per cercare di portare alla luce le gioie e le contraddizioni del vivere, viste attraverso la lente deformante di Frank, morto ma ancora in vita, in attesa dell’ultimo respiro. Se l’idea di fondo di Stopped on Track – efficace il titolo, che rende in maniera abbastanza chiara la reazione psicologica all’inattesa terribile notizia – è senza dubbio rimarchevole, anche per la capacità del cineasta teutonico di lavorare sul registro emotivo, evitando per buona parte del film (per l’esattezza la prima metà) eventi climatici di difficile gestione e che avrebbero sospinto il tutto dalle parti del melodramma più insostenibile, c’è da dire che da un punto di vista prettamente espressivo la materia finisce ben presto per sfuggirgli di mano.

Dopo aver scelto di utilizzare il digitale – anche piuttosto spartano – per trasmettere l’idea di sincera verità che il film agognerebbe raggiungere, Dresen esagera, scegliendo soluzioni visive francamente pretestuose, su tutte quella del diario emotivo del protagonista scritto attraverso l’utilizzo dell’I-Phone. Allo stesso modo convince solo parzialmente l’intera seconda parte di Stopped on Track: nell’avvicinarsi poco per volta al momento del trapasso, il regista di NightShapes, Grill Point e del recente Whiskey with Vodka ricatta emotivamente lo spettatore, costringendolo a spiare (più che a osservare) il progressivo deterioramento delle condizioni di salute di Frank. Vedere quest’uomo perdere prima i freni inibitori – urina nella stanza della figlia, impreca pesantemente contro la moglie – quindi le capacità logico-lessicali e infine quelle motorie, e osservarne la messa in scena curata, costruita, studiata a tavolino, lascia il serio dubbio che tra Stopped on Track e la pornografia non vi sia poi una gran differenza. Perché il senso ultimo di questo film rimane, a conti fatti, l’elogio puramente scopico della visione, l’arte del filmino privato: una sensazione che la messa in scena volutamente scarna, quasi amatoriale, non fa che acuire. Fosse rimasto fedele all’incipit che aveva costruito, Andreas Dresen avrebbe probabilmente posto la firma in calce a un’opera potente, annichilente, devastante da un punto di vista emotivo. Invece si rimane, purtroppo, nel campo delle buone intenzioni solo parzialmente soddisfatte.

Info
Il trailer di Stopped on Track.
La scheda di Stopped on Track sul sito di Cannes.

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