Impardonnables

Impardonnables

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Impardonnables di André Téchiné è un melodramma “sbagliato” ma non privo di fascino; un’opera inclassificabile e libera che dimostra una volta di più la vitalità del regista francese.

Amore e morte a Venezia

Francis arriva a Venezia in cerca di pace e tranquillità necessarie a scrivere il suo prossimo romanzo. Pensando di affittare un piccolo appartamento incontra Judith, una mediatrice immobiliare. Per Francis è, manco a dirlo, amore a prima vista. Judith insiste sul fatto che dovrebbe vedere una casa isolata sull’isola di Sant’Erasmo.  Così inizia la loro vita di coppia. Completamente euforico, Francis non riesce a scrivere alcunché, forse perché teme che la sua felicità possa svanire al più presto. Assolda dunque Jeremie, un giovane delinquente fresco di prigione, per seguire la moglie e scoprire la “vera” Judith… [sinossi]
Gobo so pare, gobo so mare
goba la fja de so sorela
gera goba anca quela
gera goba anca quela.
gobo so pare, goba so mare
goba la fja de so sorela
gera goba anca quela
la fameja dei gobon.
Tradizionale veneto

Di registi come André Téchiné non ne nascono più molti: potrà apparire una banale e inutile ovvietà, ma è forse la prima impressione che attraversa la mente di chiunque si trovi a incrociare sulla propria strada un film come Impardonnables. Il ventesimo lungometraggio diretto da questo caposaldo della cinematografia francese sorprende infatti al di là di ogni giudizio, positivo o negativo, sul risultato finale raggiunto: sorprende per la sua instabilità umorale, per la libertà creativa che Téchiné si prende nel mettere in scena una storia di amore/i e morte/i, per la scelta di posare l’occhio su Venezia eludendo da qualsiasi preconcetto visivo e iconografico sulla città lagunare. Ospitato all’interno della Quinzaine des realisateurs della sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes, Impardonnables è un film profondamente sbagliato, che però fa leva sui propri “errori” per rintracciare le coordinate della propria poetica: anche se in molti hanno letto in questa nuova avventura autoriale di Téchiné un passo indietro sensibile rispetto al precedente La fille du RER (2009), l’impressione è che in Impardonnables il regista abbia avuto il piacere – e la possibilità – di sfondare molti dei luoghi comuni che si accompagnano a una determinata categoria di film. Letto nella sua accezione più lineare, Impardonnables è una love-story inquadrata in un contesto umano tragico e decadente: lo sottolineano l’amour fou di Francis verso Judith, di cui è ancora innamorata Anna Maria, malata terminale per un cancro ai polmoni; per non parlare di Jéremie, figlio di quest’ultima, appena uscito di prigione e incapace di relazionarsi con il mondo esterno, o della figlia di Francis, che è sparita senza lasciare traccia, al seguito del suo amante Alvise.

Insomma, gli ingredienti per portare sullo schermo l’ennesima storia di bramosie destinate a trasformarsi in disperazione c’erano davvero tutti, e in parte vengono anche utilizzati nel modo a loro più consono – si veda la straziante sequenza dell’uccisione del cagnolino che si accompagna a Jéremie –, se non fosse per la voglia di evasione che Téchiné fa deflagrare in ogni singola inquadratura. Utilizzando il digitale come avrebbe potuto fare un mediocre mestierante – tutto è sempre illuminato, in una ricerca insistita della falsità del reale che a lungo andare può perfino infastidire – il cineasta francese travalica l’appartenenza al supposto genere cui si faceva riferimento dianzi e si getta anima e corpo in una sarabanda emozionale del tutto fuori dai canoni. Minuto dopo minuto, sequenza dopo sequenza, Impardonnables si fa di volta in volta commedia amorosa, feuilleton, giallo, dramma della gelosia, farsa, tragedia, per poi tornare a tingersi di rosa confetto. Una girandola che sembra davvero difficile riuscire ad apparentare a chicchessia, e che permette al film di trovare una propria peculiarità espressiva che non può essere messa in dubbio, al di là dei limiti evidenti: su tutti, la recitazione di alcuni attori italiani e lo squilibrio avvertibile fra le varie sezioni del racconto. A controbilanciare ciò, oltre alla gargantuesca fame espressiva, ci sono le interpretazioni di André Dussollier e soprattutto Adriana Asti, imperdibile nel suo sorriso sfatto e carico di disperazione. Non sarà certo per questo film che Téchiné verrà ricordato in futuro, ma opere così inclassificabili e libere vanno sempre difese e apprezzate.

Info
Il trailer di Impardonnables.
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