The Day He Arrives

The Day He Arrives

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Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’opera di Hong (dodici lungometraggi finora portati a termine), ritroverà le coordinate necessarie per entrarvi in relazione già nei primi cinque minuti di The Day He Arrives.

A cena con gli amici

Sang-joon insegna cinema in una piccola università di provincia. Quando va a trovare un suo vecchio alunno che lavora come critico cinematografico, decide di fermarsi a Seoul per tre giorni… [sinossi]

Tra tutti i numerosi cineasti sudcoreani venuti alla luce a livello internazionale a partire dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, Hong Sangsoo mantiene ancora oggi una propria peculiarità espressiva che gli permette di apparire come una mosca bianca all’interno dell’industria di Seoul. Il suo sguardo, di derivazione così smaccatamente europea, si muove sulla realtà sudcoreana indagandola senza mai ricorrere ad alcuni dei punti fermi della cinematografia nazionale: un’originalità che è doveroso riconoscere, al di là della riuscita prettamente artistica dei suoi film. Regista che fa della messa in scena minimale e dei dialoghi incessanti le sue armi più immediatamente riconoscibili, Hong sta anche dimostrando con gli anni una prolificità non indifferente: nell’ultimo triennio, per esempio, ha portato a termine la bellezza di cinque film. Un fattore, questo, che gli permette di essere presente ai festival internazionali con una certa frequenza: l’anno scorso in concorso in Un certain regard con Ha Ha Ha (che si accaparrò il premio principale della sezione) e fuori competizione a Venezia con l’ottimo Oki’s Movie, e quest’anno di ritorno sulla Croisette con The Day He Arrives (Book chon bang hyang il titolo originale), sempre ospitato in Un certain regard.

Tutta questa rapidità produttiva costringe giocoforza Hong a ragionare da vicino sempre sugli stessi punti fermi: un protagonista maschile in crisi e alla ricerca della propria identità, incontri con amici durante i quali si discute di arte, vita e filosofia, rapporti passionali ma spesso burrascosi con l’altro sesso e via discorrendo. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’opera di Hong (dodici lungometraggi finora portati a termine), ritroverà le coordinate necessarie per entrarvi in relazione già nei primi cinque minuti di The Day He Arrives: Sang-joon fa ritorno a Seoul e cammina per strada, dove incrocia un’aspirante attrice che ha lavorato con lui anni prima; i due hanno un dialogo ironico e imbarazzato, che si risolve nel nulla. I tranche de vie che fanno parte del bagaglio autoriale del cineasta sudcoreano sono come sempre deliziosi, ma inizia a pesare sulle spalle di Hong una certa ripetitività nel racconto: oramai è davvero troppo semplice anticipare le mosse dei personaggi che mette in scena, prevedendo gli sviluppi della trama. Perso nella propria rilettura personale dell’arte di Eric Rohmer – vero e proprio punto di riferimento del regista, come da lui stesso più volte ribadito – il cinema di Hong vive di inquadrature fisse, nello scavo solo apparentemente superficiale di un’umanità alla ricerca della felicità ma incapace di riconoscerla quando se la ritrova davanti agli occhi. Qui il tutto sembra francamente troppo studiato a tavolino, poco ispirato e ancorato a schemi che sarebbe ora che venissero rivisti se non completamente abbandonati. Ci sono ancora sequenze che funzionano in maniera magnifica – l’incontro del protagonista con la sua ex-compagna nell’appartamento di lei è un pezzo di cinema in cui con rara maestria si incontrano ironia, commozione e dramma – e la messa in scena è elegante e precisa fin nei minimi dettagli, ma nell’insieme è impossibile non avere la percezione di trovarsi di fronte a un’opera minore di un autore che forse ha detto molto in troppo breve tempo. Si ride di gusto durante la visione di The Day He Arrives, ma il trancio di torta (per parafrasare il celeberrimo gioco di parole di Alfred Hitchcock) che viene riservato agli spettatori stavolta appare vagamente rancido, rimasto a ristagnare per qualche giorno di troppo. Il rischio che il cinema di Hong Sangsoo finisca per ritorcersi completamente su se stesso è forte: sarebbe forse meglio per lui prendere esempio dal protagonista del suo film e ritirarsi dalle scene per un paio d’anni…

Info
The Day He Arrives sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer originale di The Day He Arrives.
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