Festival di Cannes 2011 – Bilancio

Festival di Cannes 2011 – Bilancio

Immagini dalla Croisette, dal Palais, dalle sale, dagli schermi. Quel che resta negli occhi di questo festival di Cannes 2011, immagini sparse, suggestioni, fotogrammi, sequenza. La Palma d’oro a The Tree of Life, e poi Restless, Tatsumi, Hanezu, Le Havre, Hors Satan, The Artist, Hara-Kiri: Death of a Samurai, Drive. E i quarantaquattro minuti de La tenda scarlatta di Alexandre Astruc, tra i frammenti indimenticabili di questa edizione.

Negli occhi…

Immagini dal Festival di Cannes 2011. Immagini dalla Croisette. La folla che si accalca nei pressi del red carpet: per uno scatto fugace, un’approssimativa fotografia col telefonino, un filmato tremolante di una star in ghingheri. La stessa folla che diventa una sorta di muro umano, di gigante che bisogna circumnavigare per riuscire a entrare nel Palais, superando ostacoli di qualsiasi natura e improvvisati “posti di blocco” di poliziotti che cercano vanamente di dare un ordine al caos – il caos festante, inutile eppure irrinunciabile, della Croisette. E poi tutti quei piccoli martiri che passano intere giornate davanti al Palais a distribuire riviste e dépliant, la moltitudine di ristoranti e ristorantini dove ingurgitare a tutta velocità un pasto decente, gli imploranti cercatori di invitation, le innumerevoli e piacenti fanciulle che sfilano per le strade in cerca di sguardi, di fotografie, di notorietà.

Immagini dal Palais – dopo aver superato file e controlli, controlli e file. Critici e giornalisti, distributori e produttori. Nomi noti e volti sconosciuti, gente che a Cannes torna da decenni e novizi che imparano giorno dopo giorno. Bianco, rosa pastiglia, rosa, azzurro, giallo… badge, caste e colori. Il mercato e gli stand, la sala stampa impeccabile, l’area wi-fi che brulica di piccoli portatili, di caffè e di succhi di frutta dai gusti poco probabili. I tantissimi e gentili addetti (alle sale, alle file, alla sala stampa, ai punti ristoro…) che reggono la baracca. I cinque piani del Palais, fino alla sala Buñuel.

Immagini dalle sale. Ancora i colori (bianco, rosa pastiglia, rosa e via discorrendo) e i posti da conquistare, anno dopo anno, articolo dopo articoli. Gli autori in sala (Kim Ki-duk che guarda Kim Ki-duk che guarda Kim Ki-duk che parla di Kim Ki-duk e che piange per Kim Ki-duk: Arirang, punto di non ritorno o di nuovo inizio?). Gli applausi. I fischi. Il silenzio. Gli sguardi allegri e gli sguardi palesemente infastiditi, spesso incattiviti. Le file (ancora?) e i controlli (ancora?). Gli amici che ritrovi ai festival da dieci anni o che hai appena conosciuto. Gli applausi nemmeno troppo convinti che su certi giornali diventano standing ovation e premi sicuri. I critici e i giornalisti che inveiscono contro il film di Malick, quando al limite basterebbe non applaudire…

Immagini dallo schermo – visto di fronte, da vicino, da lontano, da angolazioni impossibili. Ogni fotogramma di The Tree of Life, film da rivedere e rivivere, Palma d’Oro ampiamente annunciata (e per noi, ça va sans dire, sacrosanta e indiscutibile). I primi piani che solo Gus Van Sant riesce a fare di Mia Wasikowska e Henry Hopper: Restless ti resta negli occhi e nel cuore. Le tavole dei manga di Yoshihiro Tatsumi che prendono vita grazie al singaporeno Eric Khoo: Tatsumi era un film da concorso (e da premio). Gli occhi scuri e penetranti, tristi e orgogliosi, del piccolo aborigeno Daniel Conners (Daniel) in Toomelah di Ivan Sen. I monti Unebi, Miminashi e Kagu di Hanezu di Naomi Kawase: montagne che si amano dall’alba dei tempi. La fine del mondo di Melancholia di Lars von Trier, una sinfonia estetica che gira attorno a una perfetta Kirsten Dunst. Il torneo di pallavolo in Habemus Papam di Nanni Moretti. Le corse in bicicletta di Cyril (Thomas Doret) in Le gamin au vélo, ennesimo buon film dei fratelli Dardenne. André Wilms, Kati Outinen, Jaen-Pierre Darroussin e la cagnetta Laika V in Le Havre di Aki Kaurismäki. Qualsiasi immagine pensata e creata da Aki Kaurismäki. Gli occhi diabolici di Ezra Miller (Kevin), cuore cattivo in We Need To Talk About Kevin di Lynne Ramsay. La spada di legno di Hara-Kiri: Death of a Samurai di quel gran genio di Takashi Miike – a quando un premio? Sean Penn nel deludente This Must Be The Place di Paolo Sorrentino. Il tenero e straziante bacio in ascensore tra il Pilota (un monumentale Ryan Gosling) e Irene (Carey Mulligan, occhi da cerbiatto) nell’ottimo Drive di Nicolas Winding Refn, oramai consacrato, sdoganato e tutto quel che segue. Il Messia satanico di Hors Satan di Bruno Dumont. L’accetta insanguinata dello squilibrato ma interessante The Yellow Sea del coreano Na Hong-jin. L’eleganza inarrivabile di Donnie Yen (Tang Long), eroe con più di una macchia in Wu Xia di Peter Chan (finito alle tre di notte!). Un primo piano a caso di Aishwarya Rai, stella di Bollywood nel gradevole super-spot Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told di Jeff Zimbalist e Rakeysh Omprakash Mehra. I ciak ripetuti da Jean Dujardin (George Valentin) nel gioiello The Artist di Michel Hazanavicius. Bérénice Bejo (Peppy Miller) in The Artist. Il fantasmagorico cagnolino di The Artist. I tre ragazzini in barca di Les Géants di Bouli Lanners, razziatore di premi alla Quinzaine des Réalisateurs. I quarantaquattro minuti de La tenda scarlatta (Le rideau cramoisi), capolavoro realizzato nel lontano 1953 da Alexandre Astruc. E Alexandre Astruc, accompagnato da Anouk Aimée, che sale sul palco della sala Bazin con commovente lentezza e annuncia un nuovo progetto…

Info
Il sito ufficiale del Festival di Cannes 2011.
Il concorso del Festival di Cannes 2011.
Il palmarès del Festival di Cannes 2011.
  • Festival-di-Cannes-2011-poster.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Un'estate da giganti RecensioneUn’estate da giganti

    di Premiato alla Quinzaine des Réalisateurs, Un'estate da giganti è un racconto di formazione, è la puntuale descrizione di un momento di passaggio, è l’estate da ricordare, l’estate che poi non tornerà più.
  • AltreVisioni

    The Yellow Sea

    di The Yellow Sea assume ben presto le fattezze di un classico action hitchcockiano, con il protagonista costretto a confrontarsi con un piano criminoso più grande di lui...
  • Animazione

    Tatsumi

    di Nel Giappone occupato dell'immediato dopoguerra, la passione del giovane Tatsumi per i fumetti diventerà alla fine un mezzo per sostenere la propria famiglia...
  • Archivio

    This Must Be the Place

    di Paolo Sorrentino affronta gli Stati Uniti con un road-movie furbo, poco ispirato, più interessato al bozzetto fine a se stesso che alla narrazione. Un passo indietro nella filmografia del regista italiano.
  • AltreVisioni

    Hara-kiri: Death of a Samurai

    di Takashi Miike firma il remake del capolavoro di Masaki Kobayashi, tragica riflessione sull'iniquità della società feudale giapponese. In concorso a Cannes 2011.
  • Archivio

    Melancholia RecensioneMelancholia

    di In occasione del loro matrimonio, Justine e Michael offrono un sontuoso ricevimento nella tenuta della sorella di Justine e del marito. Nel frattempo, il pianeta Melancholia si dirige verso la Terra…
  • Archivio

    Miracolo a Le Havre RecensioneMiracolo a Le Havre

    di Aki Kaurismäki torna in concorso al Festival di Cannes con un melodramma in bilico tra tragedia e fiaba, in attesa di un miracolo forse non poi così impossibile...
  • Cannes 2011

    Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told

    di , Bollywood è una canzone di ottantuno minuti, una danza che non si ferma mai, un continuo passaggio di consegne tra una star e l'altra, tra sequenze e immagini...
  • Cannes 2011

    Hors Satan

    di Bruno Dumont persegue nella sua ostinata messa in scena di un microcosmo macabro, magico e malato allo stesso tempo. A Cannes 2011.
  • Archivio

    Il ragazzo con la bicicletta RecensioneIl ragazzo con la bicicletta

    di , Una bicicletta come simbolo di libertà e di un amore paterno negato, succede nell'ottavo lungometraggio di finzione di Jean-Pierre e Luc Dardenne presentato alla sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes
  • AltreVisioni

    ToomelahToomelah

    di Daniel, un bambino di dieci anni, vive a Toomelah, una sperduta comunità aborigena dell’Australia sudorientale. Il piccolo Daniel, privo di una figura paterna di riferimento, passa le sue giornate con una banda di spacciatori di droga locali...
  • Archivio

    L’amore che resta

    di Un fermo immagine su due anime solitarie, sulla natura dell’uomo e la sua irrefrenabile ricerca della tenerezza. Al Festival di Cannes 2011 in Un certain regard.
  • Archivio

    ...e ora parliamo di Kevin Recensione…e ora parliamo di Kevin

    di Eva ha rinunciato alla carriera e alle ambizioni personali per il primo genito Kevin, ma la comunicazione tra madre e figlio si dimostra davvero complicata. Alla soglia dei sedici anni, Kevin commette un atto irreparabile. Eva è combattuta tra il senso di colpa e il suo spirito materno...
  • Archivio

    The Artist RecensioneThe Artist

    di Un omaggio al cinema muto attraverso una storia d'amore prevedibile, ma allo stesso tempo in grado di rapire lo sguardo dello spettatore per irretirlo.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento