L’ultimo dei templari

L’ultimo dei templari

di

L’ultimo dei templari conferma soprattutto la professionalità di Dominic Sena, che porta a termine un fantasy-action di ambientazione medioevale senza guizzi ma anche senza troppe cadute di stile. Un prodotto medio, perfetto per il mercato estivo al quale è destinato nello scenario italiano.

Prevenire è meglio che esorcizzare

Europa, XIV secolo. Un cavaliere, tornato in patria disgustato dall’esperienza come crociato, viene incaricato di scortare una ragazza accusata di stregoneria fino a un monastero, dove verrà sottoposta a esorcismo e processata. L’augurio è che in questo modo cessi la virulenta ondata di peste che sta decimando la popolazione. Behmen, il cavaliere, guida una strana compagnia composta dal suo fedele sodale Felson, da un prete, un cavaliere in lutto per la perdita dell’amata figlia, un truffatore condannato alla gogna e un giovane che aspira a divenire cavaliere… [sinossi]
Abbiamo bisogno di più acqua santa.
Padre Debelzaq

Ciò che salta immediatamente all’occhio, durante la visione de L’ultimo dei templari, al di là dell’incomprensibile titolo italiano – non solo il protagonista non è un templare, ma solo un “semplice” crociato, ma il film inizia nel 1332 e gli ultimi rimasugli dell’Ordine sparirono intorno alla prima decade del Trecento – è la volontà di lavorare su un immaginario orrorifico in grado di combinare al proprio interno le derive cinematografiche più disparate. È questo lo spunto di principale interesse racchiuso nell’opera quinta di Dominic Sena, a due anni di distanza dall’ansiogeno, ma in fin dei conti incompiuto, Whiteout – Incubo bianco. Per quanto in questo caso si abbia a che fare con un’ambientazione d’epoca medioevale, rintracciare punti di contatto con il thriller del 2009 non appare poi come un’operazione troppo pretestuosa: anche ne L’ultimo dei templari (Season of the Witch il ben più calzante titolo originale) Sena si confronta con un panorama desolato, in cui i protagonisti devono confrontarsi con un pericolo oscuro e sconosciuto: in Whiteout la poliziotta Kate Beckinsale era dispersa nel bel mezzo dell’Antartide, mentre in questo caso Nicolas Cage (alla seconda collaborazione con Sena dopo Fuori in 60 secondi) e la sua scalcinata truppa devono attraversare un territorio selvaggio reso ancor meno ospitale dall’incombere della pestilenza che ha sterminato la popolazione.

Già l’idea di ibridare il film di stregoneria, con tanto di ricostruzione d’epoca, con i cliché del road-movie mutuati per lo più dall’Anabasi di Senofonte dimostrava il carattere tutt’altro che addomesticato della pellicola: ma l’intenzione di giocare su registri tematici e stilistici non sempre facilmente amalgamabili tra loro si palesa già dalla prima sequenza, in cui il film gioca in maniera anche piuttosto divertita con la prammatica dell’horror, in quello che può apparire quasi un omaggio a L’armata delle tenebre di Sam Raimi – gioiello insuperato per quel che concerne l’orrore ibridato con il medioevo. Peccato che questo aspetto ludico si disperda in gran parte nel corso della prima metà del film, in cui Sena cerca di portare a compimento uno studio almeno vagamente approfondito del personaggio protagonista – i comprimari, se si eccettua in parte Felson, interpretato da un Ron Perlman come sempre impagabile – prima mostrandone la progressiva disillusione acquisita combattendo per il “bene” in Terrasanta e poi il suo disperato tentativo di redenzione. I toni si fanno qui acutamente drammatici, spostando sensibilmente l’asse portante del film in prossimità del dramma: ma è solo un’illusione, visto che nel momento stesso in cui la compagnia si mette in marcia alla volta del remoto monastero di Severak, il timbro de L’ultimo dei templari torna a sposare il genere duro e puro, cercando comunque di mantenere un briciolo di ambiguità sulla figura della supposta strega, ago della bilancia dell’intero ingranaggio. Ed è proprio quando abbandona le derive moraleggianti che di quando in quando affiorano a macchia di leopardo – la critica, doverosa quanto confusionaria, all’ottusità della Chiesa di fronte alla materializzazione del Male; la riflessione sull’abominio perpetrato nei confronti delle donne accusate di stregoneria – che L’ultimo dei templari dimostra di possedere delle reali potenzialità: se si esclude un utilizzo degli effetti speciali digitali non particolarmente rimarchevole, l’atmosfera catacombale e maligna che pervade la seconda metà della pellicola riesce a irretire l’occhio dello spettatore, catturandolo in un crescendo di tensione non disprezzabile. La deflagrante ultima parte, poi, conclude degnamente l’opera tornando a far assaporare il retrogusto di divertissement che concede finalmente un pizzico di sana autoironia, ammiccando nuovamente al già citato Raimi.

La regia di Sena, composta e professionale, non possiede guizzi creativi ma neanche accetta prona il proprio ruolo, ed è coadiuvata da un cast che mescola numi tutelari della recitazione – oltre a Perlman, in un cameo appare il sempre venerabile Christopher Lee – a giovani virgulti come Robert Sheehan, già apprezzato nel bel serial Misfits, e Claire Foy, in grado di gestire il dualismo angelico/demoniaco che anima il suo personaggio. Un prodotto che non lascia troppa traccia di sé,  ma ideale per una stagione come quella estiva, da sempre refettorio prediletto in Italia per l’horror cinematografico.

Info
Il trailer italiano de L’ultimo dei templari.
Il trailer originale de L’ultimo dei templari.
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-09.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-08.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-07.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-06.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-05.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-03.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-04.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-02.jpg
  • lultimo-dei-templari-2011-dominic-sena-01.jpg

Articoli correlati

  • Blu-ray

    L'armata delle tenebre RecensioneL’armata delle tenebre

    di Un cofanetto con sette dischi, un libro e il Necronomicon. Fluorescente. Le versioni International, Director's Cut e Theatrical. Ore di contenuti speciali. I commenti di ieri e di oggi di Sam Raimi, Ivan Raimi, Bruce Campbell, Greg Nicotero. È l'edizione speciale 25° anniversario de L'armata delle tenebre, targata Midnight Factory.
  • Cult

    Cuore selvaggio

    di Nel bel mezzo della lavorazione di Twin Peaks David Lynch estrae dal cappello Cuore selvaggio, traendolo da un romanzo di Barry Gifford. Un'opera deflagrante, sudata, umorale e priva di freni inibitori, che scava in profondità nelle ossessioni del regista.
  • Archivio

    Cane mangia cane

    di Paul Schrader confeziona un divertissement frenetico, un po' "gory" e ricco di humour nero, ma tra esplosioni scorsesiane e vaniloqui tarantiniani, la sua poetica appare un po' appannata. Alla Quinzaine 2016.
  • Archivio

    Kick-Ass RecensioneKick-Ass

    di Arriva nelle sale italiane con un certo ritardo l'ottimo Kick-Ass, sorprendente punto d'incontro tra superhero movie e teen movie, ispirato all'omonimo fumetto scritto da Mark Millar e disegnato da John Romita Jr...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento