Almeno tu nell’universo

Almeno tu nell’universo

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Almeno tu nell’universo guarda in modo spudorato a produzioni come Amore 14 e Tre metri sopra il cielo, ma rispetto ai film di Federico Moccia l’esordiente Andrea Biglione si distingue comunque per l’onestà di fondo, nonostante le evidenti debolezze strutturali.

Sai, la gente è strana…

Marco, vent’anni, solitario e determinato, un rapporto difficile con il padre, una moto e tanta rabbia. Molto diverso dal suo amico Andrea, simpatico, sempre alla ricerca di fumo e ragazze da conquistare, di cui annota meticolosamente voti sulle caratteristiche fisiche. Il grande amore è destinato a cambiare la vita di entrambi: Andrea incontra Dafne, giovane insegnante di ballo che lo porterà ad abbandonare la sua vita da dongiovanni; Marco incontra Giulia, solare e piena di vita, che condivide con lui la passione per le prove estreme e la difficoltà dei rapporti familiari. [sinossi]

Stupisce non poco la collocazione estiva in sala per l’esordio alla regia del giovane Andrea Biglione: un film come Almeno tu nell’universo avrebbe potuto tranquillamente dire la sua al botteghino nel cuore dell’annata cinematografica, sia per lo schema narrativo che insegue nel corso della sua ora e mezza di durata sia soprattutto per l’approccio estetico. Difficile invece che la storia d’amore tra Marco e Giulia trovi estimatori nello svogliato pubblico estivo, attratto più dalle spiagge assolate che dal buio della sala.

Almeno tu nell’universo è indubbiamente un film scritto e pensato con la testa rivolta a esempi ben precisi del cinema italiano contemporaneo: lo dimostra dopotutto in maniera palese il lavoro di casting che vede riuniti davanti alla macchina da presa Giuseppe Maggio (Amore 14), Giulia Elettra Gorietti e Mauro Meconi (entrambi presenti sia in Tre metri sopra il cielo che in Ho voglia di te). Fin dalle prime sequenze è infatti evidente il desiderio di Andrea Biglione – anche sceneggiatore insieme al padre Luca, regista di Ultimi della classe e sceneggiatore, tra gli altri, di Caribbean Basterds e Una cella in due – di riallacciarsi al percorso produttivo compiuto da Federico Moccia nell’ultimo lustro; dall’esperienza del romanziere e regista romano derivano alcuni vezzi narrativi, a partire dalla voce fuori campo del protagonista, e soprattutto la messa in mostra di un microcosmo, quello della Roma “giovane”, alla perenne ricerca della propria stabilità (emotiva prima ancora che economica). Un cinema che inconsapevolmente riflette sulla crisi contemporanea mostrandone gli aspetti quotidiani: proprio nella descrizione di un universo staccato dalla realtà sociale si riesce ad avvertire il sintomo di un’insoddisfazione nervosa e tangibile. Rispetto alla mostra delle banalità cui ha abituato il cinema di Moccia, Almeno tu nell’universo si distingue comunque per l’onestà di fondo, emblema di un progetto cinematografico senza dubbio quantomeno interessante: non mancano le imprecisioni e le cadute di stile nel corso del film – soprattutto nella descrizione del personaggio di Andrea, interpretato da Mauro Meconi, dongiovanni impenitente destinato a una fin troppo ovvia metamorfosi – e il ventiduenne Biglione paga dazio per un’opera prima firmata in così giovane età, eppure nel complesso Almeno tu nell’universo mantiene una compattezza stilistica che a prima vista appariva poco meno che una chimera.

Da un punto di vista strettamente contenutistico, il film si divide in due parti perfettamente distinte: la prima parte in cui Marco e Giulia, dopo un’iniziale diffidenza, imparano a conoscersi e ad amarsi, è costruita come una perfetta commedia romantica, infarcita di molti dei cliché mocciani eppure allo stesso tempo in grado di non scadere mai nel retrivo qualunquismo dell’autore di Scusa ma ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare. Ben diversa la seconda parte dell’opera, quando i toni rosa confetto lasciano spazio al dramma e alla tragedia: una scelta coraggiosa, soprattutto per un esordiente, e che fa assumere ad Almeno tu nell’universo toni che all’apparenza non sembravano appartenergli. Soddisfacente sotto questo aspetto il lavoro attoriale compiuto da Maggio e Gorietti, in grado di costruire due personaggi forse stereotipati ma perfettamente credibili nella loro normalità, e a loro volta supportati da Agnese Nano, Maurizio Mattioli e Andrea Roncato. Un esordio che non lascerà probabilmente troppa traccia di sé in futuro, ma che forse non meritava nemmeno un’uscita in sala così anonima, che lo destina inevitabilmente all’oblio.

Info
Almeno tu nell’universo, trailer.

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