Pollo alle prugne

Pollo alle prugne

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Primo film live action della coppia Satrapi-Paronnaud, Pollo alle prugne è un film ambizioso ma derivativo, incapace di prendere una strada precisa. Sono lontani i risultati di Persepolis.

Sviolinate

Nasser-Ali, un musicista di talento, incontra la sua amata Irane per strada, ma lei non lo riconosce. Durante questo incontro fortuito, scopriamo che durante un litigio con sua moglie, lo strumento musicale di Nasser-Ali – un “tar” iraniano – si è rotto, e adesso l’uomo è disperato perché non riesce a sostituirlo e preferirebbe morire. Otto giorni dopo decide di morire… [sinossi]

A quattro anni dal loro film d’esordio, l’accoppiata franco-iraniana di illustratori formata da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud torna al grande schermo cercando di replicare la fortunata trasposizione con cui, dopo aver raccolto il “Premio della Giuria” a Cannes 2007, aveva anche convinto pubblico e critica. Un’operazione che i due dichiarano di follow-up, ma che invece appare molto diversa da Persepolis. Nonostante gli elementi in comune siano molti infatti, tra questo e Pollo alle prugne vi sono anche alcune significative differenze, che di conseguenza portano a esiti (e a giudizi) differenti. A cominciare dal fatto che la radice ispirativa del primo è realistica, dal momento che i fatti narrati appartengono al vissuto della Satrapi, mentre quella del secondo è dichiaratamente favolistica, dal momento che all’intrecciarsi di Storia e Memoria si aggiungono frequenti irruzioni nel terreno del fantastico e del meraviglioso.
Più o meno come il precedente (dove però la materia narrativa era condensata da quattro libri), il film presentato in concorso a Venezia 68 è tratto da una graphic-novel firmata dalla scrittrice-illustratrice iraniana e pubblicata nel 2004 con il titolo omonimo. Diversamente da Persepolis però, qui l’animazione lascia (quasi interamente) spazio a un film di fiction, il cui conseguente lavoro di messinscena è un’assoluta novità per la coppia.

Anche l’ambientazione è la medesima, e si svolge (con qualche escursione) quasi interamente a Teheran. Tuttavia la vicenda del protagonista, il violinista Nasser Alì (che però nell’omonima graphic-novel suonava il tar), e della sua famiglia si articola in un periodo più ampio (qui dagli anni ’30 agli anni ’90, là invece è concentrata in un ventennio, dal 1974 al 1994) e, soprattutto, con modalità dissimili. Mentre in Persepolis la storia è lineare, la struttura narrativa di Pollo alle prugne è invece elastica (in tal senso rispettando quella del libro, pieno di analessi e digressioni): l’episodio centrale si svolge infatti nel 1958, durante l’ultima settimana di vita di Nasser Alì, ma con frequenti flash-back e flash-forward che spostano azione e focalizzazione sui personaggi in tempi e luoghi altri. Spostamenti dunque che non solo giocano sulla spazio-temporalità e sulla dimensionalità, ma anche su quella dei registri, dei generi e degli stili adottati. Alternando il melò al comico, il drammatico al grottesco, l’espressionismo all’animazione pura, la rêverie di origine felliniana alla sit-com statunitense. In tal modo, dichiarando cioè più o meno esplicitamente i riferimenti cinematografici alla base dell’operazione (non solo Fellini e l’espressionismo tedesco, ma anche Meliés e Jeunet e, soprattutto, il melodramma alla Douglas Sirk), l’opera seconda di Satrapi-Paronnaud rivela anche il manierismo derivativo che la sostiene. E che, di fatto, ne mina l’espressività.
Anche se non mancano aspetti di rilievo nello script (come la ben congegnata struttura temporale), sequenze ben organizzate (come ad esempio quella del viaggio in pullman che Nasser Alì fa con il figlio a Rath per comprare uno “stradivari”), affascinanti soluzioni stilistiche (la citata parentesi americana in cui, con un brillante e fulmineo flash-forward, si viene informati su ciò che succede al figlio del violista utilizzando lo stile sit-com; il racconto che Azrael fa a Nasser Alì in animazione pura) e un casting di buon livello, l’amalgama dei diversi elementi non sembra compattarsi, e più di qualche nota risulta stonata. L’opera seconda della coppia franco-iraniana vive dunque di alti e bassi e l’esito sembra essere distante dal risultato raggiunto con Persepolis, nonostante l’enorme sforzo produttivo (il costo totale dell’operazione si aggira intorno agli 11 milioni di euro). Pollo alle prugne insomma fallisce proprio perché non riesce a essere come il suo protagonista, lui sì capace di far sentire la donna amata in ogni nota e in ogni accordo del suo violino, di farla essere il soffio e il respiro della sua musica. D’altronde, non tutti riescono a tirare fuori una melodia da uno Stradivari.

Info
Il trailer di Pollo alle prugne su Youtube.
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