4:44 Last Day On Earth

4:44 Last Day On Earth

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Cosa fare in caso di fine del mondo: Abel Ferrara dice la sua in 4:44 Last Day on Earth presentato in Concorso a Venezia 69.

Nell’attesa della fine

In un bellissimo appartamento dei quartieri alti vive una coppia formata da una pittrice e da un attore di successo. I due, profondamente innamorati, attendono la fine del mondo che arriverà la notte seguente alle ore 4:44 e, come il resto della popolazione, hanno accettato il loro destino. Ma la speranza di un miracolo è sempre dietro l’angolo… [sinossi]

Uno degli spunti di maggior interesse rintracciabili in 4:44 Last Day on Earth, ventesimo lungometraggio diretto da Abel Ferrara in più di trent’anni di carriera, risiede nella scelta del cineasta italo-americano di abbandonare il documentario per concentrarsi nuovamente sul cinema di pura finzione. Se è infatti vero che sia Chelsea on the Rocks che Napoli, Napoli, Napoli non disdegnavano incursioni nella fiction, è impossibile non rimarcare come negli ultimi anni Ferrara sembrasse essersi disamorato della forma-racconto classica, come evidenziato dalle forzature e dalle lungaggini presenti sia nel rabberciato e stanco Go Go Tales (2007) che nel diseguale Mary (2005). Con 4:44 Last Day on Earth si torna invece al cinema di pura finzione, pronto a sfruttare suggestioni da exploitation movie – nello specifico, l’imminente fine del mondo – per inquadrarle in un’ottica privatistica da dramma da camera: non è forse più di tanto un caso che per portare a termine questa inversione di tendenza Ferrara abbia fatto ritorno a New York, la città natale che è stata anche protagonista indiscussa delle sue opere migliori, dagli esordi degni di uno Scorsese irrancidito sotto benzedrina fino al termine della fruttuosa collaborazione con Nicholas St. John (attiva dall’opera prima del 1979 The Driller Killer fino al dittico composto da The Addiction e The Funeral, con ogni probabilità l’apice artistico del regista nativo del Bronx).

Il racconto dell’apocalisse che sta per abbattersi sulla Terra alle 4 e 44 del mattino è in realtà l’escamotage che Ferrara utilizza per raccontare una volta di più le relazioni umane, la loro fragile provvisorietà, il crollo delle istituzioni. Firmando in questo senso una delle sue opere più scopertamente politiche, Ferrara traccia sullo schermo pagine di cinema di un nitore sconvolgente, aiutato in questo dalla splendida fotografia di Ken Kelsch, suo sodale storico, realizzata lavorando sulla qualità digitale della Red. Quasi interamente girato facendo ricorso a un unico interno (quello in cui vivono la loro storia d’amore un ottimo Willem Dafoe e Shanyn Leigh), con il resto del mondo che fa capolino attraverso le varie tecnologie – televisione, cellulari, skype, e via discorrendo – 4:44 Last Day on Earth è prodotto che sfrutta alla perfezione il piccolo budget a disposizione. La poetica di Ferrara, sardonica e crudele come poche volte era capitato di vedere, si fa strada sbeffeggiando sia le abitudini dell’alta borghesia radical chic newyorchese – Cisco e Skye che a poche ore dall’inevitabile si immergono in una seduta di yoga, i loro amici che improvvisano concerti pseudo-hipster in casa – sia i luoghi comuni dell’occidente pasciuto e insonnolito: in questo senso ha del geniale il materiale d’archivio in cui il Dalai Lama si lancia in un’improbabile e a suo modo orrorifica esaltazione del denaro come elemento indispensabile per la vita dell’uomo, davanti agli occhi di un Cisco assai poco convinto.

Laddove si dimostra salvifico per la libertà creativa di Ferrara, lo scarso budget a disposizione della produzione è tra le cause della stasi che sembra impantanare a metà il film: l’azione inizia a farsi ripetitiva, le battute non sempre colgono nel segno, perfino l’alchimia tra i due protagonisti sembra venire meno. Si tratta per fortuna solo di un empasse momentanea, e 4:44 Last Day on Earth riprende quota nel finale, cogliendo fino in fondo la disperata follia priva di soluzione di un’umanità che non trova pace neanche in sé stessa. Non esiste redenzione possibile, per Ferrara, perché la colpa dell’uomo è insita nel suo stesso vivere: una conclusione estrema, ma non priva di una certa suggestione.
E la risata satanica e compiaciuta dell’ex moglie di Cisco che anche a pochi passi dalla morte si bea dell’essere riuscita a mettere zizzania tra i due innamorati vale più di migliaia di metafore.

ps. Tra i produttori del film spiccano i fratelli Juan de Dios e Pablo Larraín. Cineasti di qualità che si spalleggiano l’un l’altro; forse uno dei modi per evitare la fine del mondo…

Info
4:44 Last Day on Earth sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
Il trailer originale di 4:44 Last Day on Earth.
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