I’m Carolyn Parker

I’m Carolyn Parker

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I’m Carolyn Parker è un film civile e profondamente umanista, girato in assoluta libertà e con una troupe ridotta al minimo, che dimostra ancora una volta l’enorme ricchezza dell’arte di Jonathan Demme.

On the Lower 9th Ward Again

Carolyn Parker fu l’ultima a lasciare il suo quartiere quando giunse l’ordine di evacuazione per l’arrivo dell’uragano Katrina nell’estate del 2005. Col ritrarsi delle acque, fu la prima a ritornare nella comunità devastata dall’inondazione con il sogno, per molti “impossibile“, di riportare la sua casa in condizioni normali. La Parker ci rivela le tappe della sua vita personale: nata negli anni ’40, cresciuta nella Lower 9th Ward di New Orleans ai tempi della segregazione razziale, poi adolescente attivista in prima linea nelle lotte per i diritti civili degli anni ’60, impiegata per oltre trent’anni nel settore alberghiero come cuoca e poi come chef, e oggi una delle voci più rappresentative nella lotta per il diritto di ogni cittadino di New Orleans a ritornare a casa propria dopo la devastazione causata dall’uragano Katrina… [sinossi]

A Hollywood, riconosciuta e acclamata capitale del cinema, non è facile imbattersi in figure autoriali simili a Jonathan Demme: sulla breccia da quasi quarant’anni, il cineasta statunitense è riuscito sempre a svincolarsi dai legacci della standardizzazione, eludendo le trappole del mainstream quanto le comode nicchie dell’indipendenza, senza rinunciare mai a mettersi in gioco in prima persona, riflettendo sulla macchina cinema e sull’ingranaggio industriale con una libertà di pensiero ammirevolmente anomala alla prassi. Non è certo un caso che nel corso della sua carriera, Demme abbia sentito la necessità di confrontarsi con i più disparati generi cinematografici, passando da produzioni ad alto budget (Il silenzio degli innocenti, Philadelphia, The Manchurian Candidate) all’indie (il clamoroso dittico Something Wild/Married to the Mob, il recente Rachel Getting Married) senza dimenticare mai i propri trascorsi sotto l’egida di Roger Corman o la produzione documentaria. Proprio l’attenzione alla ripresa del reale lo pone in beata solitudine, o quasi, all’interno del panorama di fiction a stelle e strisce contemporaneo: fin dai tempi di Stop Making Sense, incentrato sulla leggendaria band newyorchese post-punk dei Talking Heads, Demme ha alternato lavori inquadrati nel sistema produttivo e distributivo statunitense con progetti documentari più personali, portati avanti in prima persona e nella maggior parte dei casi potendo contare esclusivamente sulle proprie forze. Titoli come Haiti Dreams of Democracy (1988), Cousin Bobby (1992), The Agronomist, il suo capolavoro presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2003, Neil Young: Heart of Gold (2006) e Jimmy Carter, Man from Plains (2007) parlano davvero da soli.

Vi era dunque molta attesa per la presenza, alla sessantottesima edizione della Mostra, dell’ultimo lungometraggio documentario di Demme, I’m Carolyn Parker, ospitato nella ricca selezione di Orizzonti. Il film è una sorta di ritorno sul luogo del crimine per eccellenza dell’amministrazione George W. Bush per quel che concerne la politica interna: Demme si reca infatti a New Orleans, devastata dalla violenza senza controllo dell’uragano Katrina e riprende i gravi e delittuosi ritardi nella ricostruzione di una città abbandonata a sé stessa da un mondo politico incompetente e menefreghista. In realtà il cineasta nativo di Long Island, New York, aveva già posto la firma in calce a un documentario dedicato agli eventi successivi all’uragano e all’inondazione quattro anni fa, nel televisivo New Home Movies from the Lower 9th Ward, presentato in Italia alla Seconda Festa del Cinema di Roma nella sezione Extra. Di quel lavoro I’m Carolyn Parker può essere considerato una vera e propria costola: la scoperta di questa bizzarra e volitiva donna decisa a difendere il proprio diritto di tornare a vivere nella casa in cui aveva passato la gran parte della sua esistenza, lottando contro un’amministrazione che vorrebbe mandare in malora il Lower 9th Ward, una delle aree della città con la più alta concentrazione di popolazione afro-americana, era avvenuta durante le riprese del documentario di quattro anni fa.

Demme è poi tornato ciclicamente a far visita alla Parker, cercando attraverso la frequentazione con la donna di indagare anche sull’evoluzione della situazione nella principale città della Louisiana. Il documentario dunque vive inevitabilmente sulle vicissitudini della protagonista e della sua famiglia – in particolar modo della figlia – preferendo lasciare sullo sfondo il respiro cittadino che animava il precedente lavoro: un’operazione che rende inevitabilmente il film meno “universale”, ma che allo stesso tempo trasforma il documentario in una elegia di Carolyn Parker, eroina a volte fallace ma sincera, appassionata, combattiva. Le medesime qualità del cinema documentario di Demme, incapace a lasciarsi assoggettare e scarno, essenziale, “povero” come la città distrutta e decadente nella quale si muove la videocamera.
Un film civile e profondamente umanista, girato in assoluta libertà e con una troupe ridotta al minimo, che dimostra ancora una volta l’enorme ricchezza dell’arte di Jonathan Demme, voce sempre meno allineata al pensiero comune hollywoodiano. Ma capace di rivendicare la propria filosofia liberal, come sempre.

Info
Il sito ufficiale di I’m Carolyn Parker.
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