Solo per vendetta

Solo per vendetta

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Quando Donaldson decide di affidarsi al proprio istinto alla visione, Solo per vendetta si dimostra effettivamente godibile, dotato di un buon ritmo e recitato con apprezzabile professionalità tanto da Cage quanto dai suoi comprimari: peccato per un finale che scivola nel gratuito, smarrendo la tensione di una parte centrale che è sicuramente il fiore all’occhiello dell’intero film

The Hungry Rabbit Jumps

Will Gerard è un insegnante d’inglese la cui vita viene sconvolta quando la moglie Laura viene violentemente aggredita senza un apparente motivo. Mentre osserva sua moglie nel letto d’ospedale, si avvicina un perfetto sconosciuto chiamato Simon. Simon espone a Will la possibilità di vendicare sua moglie. Potrebbe aspettare che la polizia trovi il colpevole, lo arresti e lo metta nella mani della giustizia. Oppure, potrebbe affidarsi a Simon e ai suoi ‘amici’ che troverebbero il colpevole e lo giustizierebbero entro l’alba del giorno dopo. Emotivamente provato, Will accetta l’offerta, che innescherà una spirale infernale di eventi che lo porteranno piano piano a perdere totalmente il controllo della sua vita… [sinossi]

Il revenge-movie, genere che negli Stati Uniti ha trovato sempre terreno fertile su cui attecchire, segue regole e tracciati narrativi piuttosto standardizzati: nasce, come è ovvio, dalla naturale diffidenza dell’uomo medio verso il sistema giudiziario che dovrebbe dispensare la giustizia. Trovando discutibili giustificazioni nelle lungaggini burocratiche, nell’assopito lassismo della polizia e nella frustrazione che deriva da questi ostacoli, si avvalora l’ipotesi di un giustizialismo privato, parente prossimo del motto occhio per occhio, dente per dente. Nel cinema una tale commistione di aspirazioni mancate e rabbia repressa non può che trovare il proprio altoparlante naturale, e non è certo un caso che uno tra i capostipiti indiscutibili del genere (Death Wish di Michael Winner, con protagonista Charles Bronson) sia diventato ben presto un cult movie dando vita, nel corso degli anni, a un numero spropositato di seguiti e figli non riconosciuti. Anche Solo per vendetta, ritorno dietro la macchina da presa per Roger Donaldson a distanza di tre anni da La rapina perfetta, non appare certo esente da riferimenti diretti alla pellicola diretta da Winner: ne Il giustiziere della notte il protagonista era un architetto di idee apertamente liberali che si trasformava in un fautore della giustizia sommaria dopo aver assistito impotente alla violenza sessuale subita dalla figlia e all’omicidio della moglie, in Solo per vendetta Nicolas Cage viene presentato come un professore al liceo, pacifista e contrario alla proliferazione delle armi, che si trasforma in un vendicatore quando la moglie violoncellista viene stuprata e malmenata da un criminale abituale dopo essere uscita dalle prove con l’orchestra filarmonica. La differenza sostanziale tra i due film risiede nel dubbio morale che attanaglia dall’inizio alla fine della pellicola il povero insegnante: è giusto abbandonare i propri freni inibitori e agire di testa propria senza aspettare che la giustizia faccia il proprio corso?

Se l’interrogativo appare piuttosto banale, nella sua semplice linearità, ci penano Donaldson e lo sceneggiatore Robert Tannen a ingarbugliare la matassa: ambientata in una New Orleans che non si è ancora ripresa dal trauma provocato dal catastrofico passaggio dell’uragano Katrina, la vicenda vede l’ingresso in scena di un associazione segreta che offre alle vittime l’occasione di prendersi una sonora rivincita, salvo poi costringerle a offrire a loro volta i servigi in futuro, rendendosi disponibili all’omicidio di altri criminali o supposti tali. Ovviamente il dimesso professor Gerard cade nel tranello e si trova dunque costretto prima a pedinare e dunque a eliminare quello che gli viene presentato come un pericoloso pedofilo: ma non tutta la verità è stata portata a galla…

Come ampiamente prevedibile Donaldson si dimostra più a suo agio con gli aspetti più dinamici della vicenda, come dimostra il lungo inseguimento mozzafiato lungo la highway, con Gerard che rischia di finire sotto le ruote di un tir per schivare la minaccia portata dagli scagnozzi di Simon, il capo dell’associazione segreta: per il resto ordinaria amministrazione, con qualche intuizione non disprezzabile soprattutto nell’utilizzo delle location, e una certa confusione di fondo. Non sono in effetti pochi i refusi rintracciabili nel corso della pellicola, tra errori spazio-temporali (l’omicidio di un uomo pronto a collaborare con un giornalista per mettere la parola fine su questa folle attività giustizialista viene datata al 3 novembre, ma nell’incipit appare inequivocabile come si tratti di settembre, tanto per dirne uno), personaggi abbandonati a sé stessi e incongruenze caratteriali, e a ben poco valgono le citazioni dotte che vengono filtrate sottopelle, in primis Indagine filosofica di Edmun Burke, per cercare di rendere più corposo il materiale a disposizione. Quando però Donaldson decide di affidarsi al proprio istinto alla visione, il film si dimostra effettivamente godibile, dotato di un buon ritmo e recitato con apprezzabile professionalità tanto da Cage quanto dai suoi comprimari Guy Pearce, January Jones e Harold Perrineau: peccato per un finale che scivola nel gratuito, smarrendo la tensione di una parte centrale che è sicuramente il fiore all’occhiello dell’intero film. Girato con pochi mezzi e puntando tutto sull’agilità consentita dalle nuove tecnologie digitali, The Hungry Rabbit Jumps – questo il titolo originale, il cui senso verrà svelato solo a chi si recherà in sala – è un action di medio cabotaggio, diretto da un cineasta altrettanto medio e in grado comunque di sfornare una delle regie più convincenti.

Info
Il trailer di Solo per vendetta.

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